Laura Hillenbrand.
.
SONO ANCORA UN UOMO.
Una storia epica di resistenza e coraggio.
.
Parte 4.
.
Titolo originale: Unbroken. 2011.
Traduzione di: Nicoletta Lamberti.
2012 Arnoldo Mondadori Editore, MILANO.

...
.
...
Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
...
.
...
35.
...
.
...
Crollare.
.
Visti dall'altro lato della sala sembravano tre uomini del tutto normali. Era una sera della seconda met del 1946 e Louie, con Cynthia accanto, sedeva a un tavolo del Florentine Gardens, un ristorante di Hollywood. Phil e Cecy erano arrivati in visita dall'Indiana e Fred Garrett aveva attraversato la citt per cenare con gli amici. Phil e Louie si guardavano sorridendo. L'ultima volta che si erano visti era stato nel marzo del 1944, quando Phil era stato trasferito da Ofuna e nessuno dei due sapeva se sarebbe vissuto per rivedere l'altro.
Gli uomini sorridevano e chiacchieravano. Fred, che nel giro di poco tempo sarebbe diventato controllore di volo, sfoggiava una nuovissima gamba protesica. Di ottimo umore, si lanci sulla pista da ballo per dimostrare a tutti che era ancora in grado di danzare benissimo. Phil e Cecy stavano per trasferirsi in New Mexico, dove lui avrebbe iniziato un'attivit nel ramo materie plastiche. Gli Zamperini erano ancora radiosi per la loro luna di miele, trascorsa condividendo un solo sacco a pelo nelle amate montagne di Louie, dove Cynthia, nonostante tutte le sue scuole di perfezionamento, si era dimostrata pi che disponibile a sporcarsi le mani. Louie aveva ripreso a correre, aveva grandi progetti ed era loquace e allegro come prima della guerra. Mentre i tre uomini si avvicinavano l'uno all'altro per farsi fotografare, tutto ci che avevano passato sembrava essere dimenticato.
A un certo punto, tra le risate e le chiacchiere, un cameriere pos davanti a Fred un piatto sul quale, accanto al secondo, c'era del riso bianco come contorno. Non ci volle altro. Fred cominci a vaneggiare, furioso e isterico, urlando contro il cameriere con tanta violenza che il viso gli divent color porpora. Louie cerc di calmarlo, ma Fred era al di l di ogni possibile consolazione. Era completamente crollato.1
Il cameriere si affrett a portare via il riso e Fred si ricompose, ma l'incantesimo della serata ormai era spezzato. Per quei tre uomini, niente sarebbe pi stato come prima.
Alla fine della Seconda guerra mondiale migliaia di ex prigionieri dei giapponesi, noti come Pacific POW, cominciarono la loro vita postbellica. Fisicamente, quasi tutti erano devastati. In media il Pacific POW dell'Esercito o delle Air Forces aveva perso ventotto chili durante la prigionia, un dato statistico notevole se si pensa che al momento dell'arruolamento il peso di circa tre quarti di quegli uomini era stato di soli settantadue chili, o anche meno. Tubercolosi, malaria, dissenteria, malnutrizione, anemia, malattie degli occhi e ferite in suppurazione erano diffusissime. In diversi ospedali i medici riscontrarono postumi di beriberi umido nel 77 per cento dei prigionieri e di beriberi secco nella met. Tra i prigionieri canadesi, l'84 per cento aveva riportato danni neurologici. I problemi respiratori, dovuti a infezioni e all'esposizione ad aria irrespirabile in fabbriche e miniere, erano dilaganti. C'erano uomini azzoppati o sfigurati per fratture non curate. I denti erano stati rotti o rovinati dalle percosse e da anni di masticazione di terriccio nel cibo. Molti erano diventati ciechi a causa della denutrizione. Moltissimi erano cos ammalati che era stato necessario prelevarli dai campi, e per gli ex prigionieri era comune restare in ospedale per molti mesi dopo il rimpatrio. Alcuni non poterono essere salvati.
Le ferite fisiche erano di lunga durata, debilitanti e a volte mortali. Uno studio del 1954 evidenzi che nei primi due anni dopo la guerra il tasso di mortalit tra gli ex prigionieri del Pacifico fu di quasi quattro volte maggiore di quanto ci si aspettasse in uomini della loro et. La percentuale di decessi si mantenne insolitamente alta per molti anni. Le ripercussioni sulla salute si protrassero spesso per decenni: uno studio di approfondimento rilev che ventidue anni dopo la guerra tra gli ex prigionieri del Pacifico il tasso di ospedalizzazione, per tutta una serie di malattie, era tra le due e le otto volte superiore a quello degli ex prigionieri in Europa.
Per quanto gravi fossero le conseguenze fisiche della prigionia, le ferite emotive erano molto pi insidiose, diffuse e durevoli. Nei primi sei anni dopo la guerra una delle diagnosi pi comuni formulate a ex Pacific POW ospedalizzati fu quella di psiconevrosi. Secondo uno studio, quasi quarant'anni dopo il conflitto pi dell'85 per cento degli ex prigionieri del Pacifico soffriva di disturbo post-traumatico da stress (DPTS), caratterizzato in parte da flashback, ansia e incubi. E uno studio condotto nel 1987 rilev che otto ex Pacific POW su dieci manifestavano disturbi psichiatrici, sei su dieci soffrivano di ansia, pi di uno su quattro di DPTS e quasi uno su cinque di depressione. Per alcuni non c'era che un'unica via d'uscita: uno studio del 1970 evidenzi che tra gli ex prigionieri del Pacifico i suicidi erano trenta volte pi frequenti che nel gruppo di controllo.
Tutte quelle infermit, fisiche e psicologiche, ebbero un prezzo altissimo. Ai veterani venne riconosciuto un risarcimento in base al livello di invalidit, classificata dal dieci al cento per cento. Nel gennaio del 1953, quasi otto anni dopo la fine della guerra, a un terzo degli ex prigionieri del Pacifico veniva riconosciuta un'invalidit che andava dal cinquanta al cento per cento.2
Queste statistiche si traducevano in vite tormentate, a volte irrimediabilmente rovinate. I flashback, durante i quali i reduci rivivevano i traumi subiti e non riuscivano a distinguere l'illusione dalla realt, erano comuni. Gli incubi erano quasi onnipresenti. C'erano ex prigionieri sonnambuli che, dormendo, mimavano le terribili esperienze del campo e si svegliavano urlando, singhiozzando o sferrando calci e pugni. Alcuni dormivano sul pavimento perch non riuscivano a farlo sopra un materasso, altri si rannicchiavano terrorizzati quando sentivano passare un aereo di linea, altri ancora facevano incetta di cibo.3 Un ex prigioniero soffriva di una ricorrente allucinazione nel corso della quale vedeva sfilargli davanti i compagni morti. Un altro non riusciva a ricordare la guerra. Milton McMullen non poteva impedirsi di usare termini giapponesi, un'abitudine che gli era stata inculcata nella mente.4 Il dottor Alfred Weinstein, che a Mitsushima aveva infettato l'Uccello con la dissenteria, era tormentato dall'impulso di razziare i bidoni dei rifiuti.*5 Un numero enorme cerc la fuga nell'alcol. Uno studio sugli ex prigionieri del Pacifico rilev che per oltre un quarto dei soggetti era stata formulata una diagnosi di alcolismo.
Raymond Hap Halloran era il navigatore che si era paracadutato su Tokyo dopo che il suo B-29 era stato colpito. Una volta a terra era stato pestato da una folla di civili e poi consegnato alle autorit giapponesi, che lo avevano torturato, rinchiuso in un recinto per porci e infine lasciato in un box per cavalli in fiamme durante i bombardamenti. Era stato completamente denudato ed esposto allo zoo Ueno di Tokyo, legato in piedi in una gabbia in modo che i civili potessero osservare disgustati il suo corpo sudicio e piagato. Lo avevano talmente affamato che aveva perso quarantacinque chili.7
Dopo la liberazione e otto mesi in ospedale, Halloran era tornato a casa a Cincinnati. Non ero pi lo stesso Raymond diciannovenne che la mamma aveva salutato con un bacio quel mattino d'autunno del 1942 scrisse. Era nervosissimo e diffidente di qualsiasi cosa gli si avvicinasse alle spalle. Non riusciva a dormire con le braccia sotto le lenzuola, temendo di averne bisogno per respingere eventuali aggressori. Soffriva di incubi orrendi e si svegliava mentre correva nel cortile e gridava implorando aiuto. Evitava gli hotel perch le sue urla turbavano gli ospiti. Pi di sessant'anni dopo la guerra, continuava a manifestare una scarsa gestione di magazzino: in camera da letto aveva otto cuscini e sei orologi, acquistava abiti e provviste in quantit di gran lunga superiori alle sue necessit e ammassava grosse scorte di cibo. Eppure Halloran fu fortunato.* Dei cinque sopravvissuti del suo equipaggio, due si diedero al bere fino a morirne.
In alcuni ex prigionieri la rabbia era quasi ferina. Per molti di loro, solo vedere un individuo asiatico o sentire parlare giapponese era sufficiente per cominciare a tremare, piangere, infuriarsi o smarrirsi in flashback. Un ex Pacific POW, normalmente gentile e tranquillo, sputava in faccia a ogni asiatico che incontrava.8 Poco dopo la fine della guerra, quattro ex prigionieri ricoverati al Letterman General Hospital cercarono di aggredire un inserviente di origine giapponese, ignari che fosse un veterano americano.9
I tormentati ex prigionieri non sapevano a chi rivolgersi. McMullen rientr dal Giappone torturato dagli incubi e cos nervoso da non riuscire quasi a esprimersi in modo coerente. Quando raccont la sua storia ai familiari, il padre lo accus di mentire e gli proib di parlare della guerra. Distrutto e profondamente depresso, McMullen non riusciva a mangiare e il suo peso ripiomb a quarantuno chili. Si rivolse a un ospedale per veterani, ma i medici si limitarono a prescrivergli iniezioni di vitamina B12. Una volta, mentre raccontava le sue vicissitudini a un funzionario militare, questi rispose al telefono e cominci a chiacchierare con l'interlocutore. Dopo due anni McMullen riusc a ritrovare un certo equilibrio, ma non si sarebbe mai ripreso veramente del tutto. Sessant'anni dopo il VJ Day, il giorno della vittoria sul Giappone, i sogni continuavano a riportarlo nei campi di prigionia. Raccontare le sue esperienze di guerra era cos doloroso da lasciarlo turbato per settimane.10
I prigionieri del Pacifico che tornarono a casa nel 1945 erano uomini a pezzi. Avevano acquisito un'intima conoscenza della grande capacit umana di vivere la sofferenza, nonch dell'altrettanto grande capacit, e famelica volont, di infliggerla. Erano oppressi dal peso di ricordi indicibili di torture e umiliazioni e dall'acuto senso di vulnerabilit che derivava dalla consapevolezza di come potessero essere facilmente ridotti all'impotenza e disumanizzati. Molti si sentivano soli e isolati, avendo subito abusi che la gente comune non poteva capire. La loro dignit era stata annullata, sostituita da un penetrante senso di vergogna e disistima. E avevano anche la caustica consapevolezza che nessuno si era frapposto tra loro e la tragedia. Il ritorno a casa era un'esperienza di profonda, pericolosa solitudine.
Per quegli uomini la lotta principale al centro della vita postbellica fu ricostruire la propria dignit e trovare un modo per vedere il mondo come qualcosa di diverso da un buio minaccioso. Non c'era una strada giusta verso la pace; ognuno doveva trovare il proprio percorso, tracciato in base alla propria storia personale. Alcuni ci riuscirono. Per altri la guerra non sarebbe mai finita veramente. Certi si ritrassero in un impenetrabile isolamento o si persero tentando varie vie di fuga. E per alcuni gli anni di rabbia repressa, di terrore e di umiliazioni si concentrarono in ci che Jean Amry, un sopravvissuto all'Olocausto, avrebbe definito una bruciante, purificante sete di vendetta.11
La luna di miele in montagna fu un'idea di Cynthia. Louie l'ador per essere cos sportiva e per avere scelto qualcosa di cos caro al suo cuore. Dovrai guardarti intorno per poterti poi ricordare degli alberi, delle colline, dei torrenti e dei laghi le scrisse prima del matrimonio. ... Io ti vedr l in mezzo per tutta la vita.12 Ogni notte, addormentandosi accanto a Cynthia, intravedeva ancora l'Uccello appostato ai margini dei suoi sogni, ma il sergente giapponese si tratteneva sullo sfondo quasi fosse intimorito, oppure soltanto in attesa. Era la sensazione pi vicina alla pace che Louie avesse provato dal giorno in cui il Green Hornet era precipitato nell'oceano.
Il ritorno a Los Angeles port i due neosposi dai grandi spazi aperti ai limiti ristretti della casa della madre di Harry Read. Cynthia si sentiva a disagio in quell'abitazione e Louie voleva darle la casa che sognava. Doveva trovarsi un lavoro, ma non aveva alcuna preparazione. Avendo lasciato l'USC quando ancora gli mancavano alcuni esami, non aveva una laurea, un elemento critico in un mercato del lavoro gremito di veterani ed ex lavoratori dell'industria bellica. Come molti atleti d'lite, si era concentrato sullo sport per tutta la durata degli studi e non aveva mai riflettuto seriamente sulla sua vita dopo le gare. Adesso, a quasi trent'anni, non aveva idea di cosa fare per guadagnarsi da vivere.
Cynthia Zamperini in luna di miele. (Per gentile concessione di Louis Zamperini)
Non fece alcuno sforzo per inventarsi una carriera o per trovare un impiego dalle nove alle cinque a stipendio fisso. La celebrit di cui godeva attirava gente nella sua orbita e molti gli prospettavano iniziative in cui investire il denaro della sua assicurazione sulla vita, che gli era stato permesso trattenere. Louie and a una vendita di surplus dell'esercito, acquist delle strutture prefabbricate Quonset e le rivendette ad alcuni studi cinematografici. Fece lo stesso con un certo numero di ghiacciaie, poi invest in tecnologia telefonica. I profitti furono interessanti, ma ogni investimento si esaur concludendosi rapidamente. In ogni caso adesso Louie disponeva di un reddito abbastanza regolare da poter affittare una casa. Era solo un minuscolo appartamento in una zona di Hollywood ad affitti bassi, ma Cynthia fece del suo meglio per trasformarlo in una abitazione accogliente.
La sera del primo giorno nel nuovo appartamento, Louie and a letto, chiuse gli occhi e cominci a sognare. Come sempre ritrov l'Uccello, che adesso per non era pi esitante. Il sergente torreggiava sopra di lui, la cintura scattava e lo frustava in faccia. L'Uccello ritorn ogni notte e Louie era di nuovo impotente, incapace di fuggire o di respingerlo.
Si lanci nell'allenamento. Le lunghe camminate diventarono corse. Le forze a mano a mano stavano tornando e la gamba ferita non gli faceva male. Cominci con calma, pensando a Londra '48. Puntava ai 1500 metri e si tranquillizzava dicendosi che, se non fosse stato in grado di affrontarli, sarebbe tornato ai 5000 o avrebbe tentato addirittura i 3000 siepi. Ma, senza sforzarsi troppo, cominci a fermare il cronometro del miglio a 4'18, solo due secondi in pi del tempo fatto registrare dal vincitore dello Zamperini Invitational cui aveva assistito in marzo. Louis Zamperini stava tornando.13
Tuttavia correre non era pi la stessa cosa. Una volta lo faceva sentire libero. Adesso gli sembrava una costrizione. La corsa era priva di gioia, ma Louie non aveva altre risposte al proprio tumulto interiore. Raddoppi gli allenamenti e il corpo rispose.
Un giorno, con Cynthia presente armata di cronometro, decise di vedere in quanto tempo riusciva a correre due miglia. All'inizio avvert una pulsazione dolorosa attraversargli come un lampo la caviglia sinistra, esattamente nel punto in cui si era ferito a Naoetsu. Sapeva benissimo di non dover forzare, ma forzare era tutto ci che sapeva fare adesso. Al completamento del primo miglio, la caviglia crepitava di spine di dolore. Louie prosegu, correndo per Londra.
Verso la fine dell'ultimo giro avvert un'improvvisa sensazione tagliente alla caviglia. Arriv al traguardo quasi saltellando e si lasci cadere a terra. Il suo tempo sulle due miglia era il pi veloce del 1946 sulla costa del Pacifico, ma non aveva pi importanza. Non fu in grado di camminare per una settimana e continu a zoppicare per parecchio tempo. Un medico gli conferm che aveva aggravato in modo disastroso la sua ferita di guerra. Era davvero finita.14
Louie era distrutto. Il progetto di vita che lo aveva salvato da ragazzo era perduto. Dentro di lui croll l'ultima barriera. Di giorno non riusciva a smettere di pensare all'Uccello. Di notte il sergente giapponese lo frustava, famelico e ferino. Mentre la cintura lo sferzava, Louie lottava e arrivava a stringere le mani intorno al collo del suo aggressore. Ma per quanto stringesse con forza, quegli occhi continuavano a fissarlo beffardi. Si svegliava urlando, in un bagno di sudore. Aveva paura del sonno.
Riprese a fumare. Non sembrava esserci motivo per non bere, cos ogni sera beveva vino mentre cucinava e Cynthia si ritrovava a cenare con un marito alticcio. Gli inviti a tenere discorsi nei club continuavano ad arrivare e adesso gli sembrava normale accettare tutti i drink che gli venivano offerti. All'inizio si limit alla birra, poi pass ai liquori. Se si sbronzava abbastanza, per un po' riusciva ad annegare i ricordi di guerra. Ben presto cominci a bere tanto da perdere i sensi, ma la cosa gli piaceva: perdere conoscenza gli evitava di dover andare a letto ad aspettare il suo mostro personale. Non riuscendo a convincerlo a smettere di bere, Cynthia smise di uscire con lui. Louie la lasciava da sola a casa tutte le sere mentre lui usciva e andava a farsi sconfiggere.
La rabbia - selvaggia, imprevedibile e impossibile da domare - cominci a consumarlo. Una volta se la prese con un uomo perch attraversava troppo lentamente il passaggio pedonale davanti alla sua automobile ferma ad aspettare. L'uomo reag sputando. Louie accost di colpo al marciapiede, salt fuori dalla vettura e, mentre Cynthia gli gridava di fermarsi, prese a pugni quel pedone finch non cadde a terra. Un'altra volta, in un bar, un uomo gli fece sbattere involontariamente la porta in faccia e Zamperini lo aggred a male parole, provocando un'imbarazzante, piccola zuffa che fin con Louie che schiacciava la testa del povero malcapitato sul pavimento.
La mente cominciava a deragliare. Un giorno, seduto in un bar, sent un rumore forte e improvviso, forse il ritorno di fiamma di un'auto. Prima ancora di rendersene conto, si ritrov rannicchiato sul pavimento mentre nel bar calava il silenzio e tutti lo guardavano. In un'altra occasione stava bevendo distratto quando qualcuno accanto a lui grid qualcosa, scherzando con gli amici. Nella mente di Louie il grido era stato Kerei!. Si sorprese a scattare in piedi, la schiena diritta, la testa alta, il cuore che batteva furiosamente nell'attesa di vedere volare la fibbia della cintura. Dopo un attimo l'allucinazione svan e, di nuovo, si accorse che tutti nel bar lo stavano fissando. Si sent stupido e umiliato.
Un giorno venne preso da una strana, inspiegabile sensazione e tutto a un tratto la guerra fu ovunque, intorno a lui e dentro di lui, non un ricordo, ma un'esperienza reale: lo sguardo, il digrignare di denti, il tanfo, il lamento e il terrore. In un attimo era stato scagliato nel passato, confuso e spaventato. Era il suo primo flashback. Dopo di allora, se gli capitava di vedere del sangue o una rissa in un bar, tutto si riassemblava in un campo di prigionia e l'umore, la luce, i suoni, il suo stesso corpo ridiventavano quello che erano stati, inevitabilmente. Ogni tanto si sentiva zampettare sulla pelle pulci e pidocchi inesistenti. Tutto questo non faceva che spingerlo a bere ancora di pi.
Cynthia lo sollecitava a cercare aiuto, cos un riluttante Louie si rivolse a uno psicoterapeuta di un ospedale per veterani. Gli parl della guerra e dei suoi incubi e torn a casa inquieto e agitato come ne era uscito. Lasci perdere tutto dopo due o tre sedute.
Un giorno apr un quotidiano e un articolo richiam la sua attenzione. Un ex prigioniero del Pacifico era entrato in un negozio e aveva visto uno dei suoi carcerieri. Il prigioniero aveva chiamato la polizia, che aveva arrestato il presunto criminale di guerra. Leggendo l'articolo, tutta la furia che Louie aveva dentro di s si coagul in uno scopo. Si vide mentre rintracciava l'Uccello, aveva la meglio su di lui, gli sferrava pugni sulla faccia insanguinata e poi gli stringeva le mani intorno al collo. Nella fantasia uccideva l'Uccello lentamente, assaporandone la sofferenza, costringendo il suo torturatore a provare tutto il dolore, il terrore e l'impotenza che aveva provato lui. Sent pulsargli nelle vene un'urgenza elettrica.
Non aveva idea di cosa ne fosse stato del sergente giapponese, ma era certo che, se fosse riuscito a tornare in Giappone, l'avrebbe trovato. Sarebbe stata quella la sua enfatica risposta al tentativo incessante dell'Uccello di annullare la sua umanit: Io sono ancora un uomo. Non riusciva a concepire altro modo per salvare se stesso.
Aveva trovato un progetto in sostituzione delle sue perdute Olimpiadi. Avrebbe ucciso l'Uccello.15
* Rientrato in patria e constatata la carenza di abitazioni, Weinstein riusc a ottenere un prestito di 600.000 dollari, costru un palazzo ad Atlanta e mise i 140 appartamenti a disposizione di veterani, per un affitto mediamente inferiore ai cinquanta dollari al mese. Priorit nell'Assegnazione: 1) Ex prigionieri di guerra; 2) Veterani Purple Heart; 3) Veterani Oltremare; 4) Veterani; 5) Civili diceva l'inserzione che aveva fatto pubblicare. ... preferiamo ex soldati semplici dell'esercito, marines e personale di leva della marina. Ex aviatori Air Corps possono candidarsi a condizione che la piantino di spiegarci come hanno vinto la guerra. La regola che bandiva i membri del Klu Klux Klan procur a Weinstein numerose minacce telefoniche. Ho dato a quella gente il mio indirizzo di casa e quello dell'ufficio disse Weinstein e gli ho detto che avevo ancora la calibro 45 che usavo per sparare ai carabao [bufali d'acqua].6
* Mentre Halloran scendeva su Tokyo appeso al paracadute, lo Zero che aveva abbattuto il suo aereo punt su di lui. Halloran era certo che il pilota lo avrebbe mitragliato, com'era accaduto a tanti nelle sue stesse condizioni. Ma invece di aprire il fuoco, quegli lo salut militarmente. Dopo la guerra Halloran e quel pilota, Isamu Kashiide, diventarono grandi amici.
...
.
...
36.
...
.
...
Il cadavere sulla montagna.
.
Era il primo inverno dopo la guerra. Un anziano agente di polizia avanzava lento attraverso un villaggio in alta montagna nella prefettura di Nagano; bussava alle porte delle case, faceva domande e proseguiva il suo giro. Il ministero degli Interni, frustrato dal fallimento delle ricerche di Mutsuhiro Watanabe, stava rinnovando gli sforzi, inviando foto e rapporti sul fuggitivo a tutti i capi della polizia giapponese, i quali avevano ordine di riferire sui progressi compiuti due volte al mese. Gli agenti effettuavano perquisizioni e interrogatori quasi ogni giorno. In una sola prefettura furono 9100 i poliziotti coinvolti nella caccia a Watanabe. L'agente della prefettura di Nagano faceva parte di quella vasta operazione.1
Era pi o meno mezzogiorno quando arriv alla casa pi grande del villaggio, quella in cui viveva un agricoltore con la sua famiglia. Qualcuno gli apr la porta e la famiglia, pensando che fosse l'incaricato del censimento, lo invit a entrare. In casa il poliziotto trov un contadino anziano e robusto, sua moglie e il bracciante che viveva con loro. Mentre quest'ultimo preparava un piatto di sottaceti e una tazza di t, la tradizionale offerta agli ospiti, il poliziotto estrasse una foto di Watanabe in uniforme da sergente. Conoscevano quell'uomo? Nessuno dei presenti lo riconobbe.2
L'agente se ne and e pass alla casa accanto. Non aveva idea che l'uomo che stava cercando gli era stato davanti solo pochi minuti prima con un piatto di sottaceti in mano.
L'Uccello era arrivato nella prefettura di Nagano nel settembre precedente, dopo essere scappato dalla casa di suo fratello e poi da Kofu. Giunto nella cittadina termale di Manza, era sceso in una locanda. Si faceva chiamare Saburo Ohta, un nome cos comune che non attirava l'attenzione e non si imprimeva nella memoria. Portava i baffi, che aveva cominciato a farsi crescere negli ultimi giorni di guerra. Alla gente diceva di essere sfollato da Tokyo e di avere perso tutti i suoi familiari sotto le bombe, una storia che nel Giappone del dopoguerra era comune come il riso. Si era ripromesso di vivere in base a due imperativi: silenzio e pazienza.
Manza era una buona scelta, essendo una cittadina movimentata e trafficata in cui Watanabe poteva confondersi con facilit. Tuttavia ben presto aveva cominciato a pensare che avrebbe potuto nascondersi ancor meglio nelle remote zone montagnose della prefettura. Aveva conosciuto il vecchio agricoltore e si era offerto come bracciante in cambio di vitto e alloggio. L'uomo aveva accettato, se l'era portato a casa nel suo villaggio rurale e Watanabe aveva iniziato la sua vita di bracciante agricolo tuttofare.
La sera, disteso su un materasso di paglia sul pavimento, non riusciva a dormire. In tutto il Giappone erano stati catturati indiziati di crimini di guerra che ora si trovavano in carcere, in attesa di giudizio. Alcuni di loro li aveva conosciuti personalmente. Quegli uomini sarebbero stati processati e condannati, alcuni giustiziati. Lui invece era libero. Nelle pagine sulle quali rivers le emozioni derivanti dalla sua difficile situazione, Watanabe scrisse di sentirsi in colpa quando pensava a quei soldati. Riflett anche sul suo comportamento nei confronti dei prigionieri di guerra, descrivendosi come potente e severo quando richiedevo [ai prigionieri] di ubbidire alle regole. Sono colpevole? si domand. Non rispose alla propria domanda, ma neppure espresse un qualche rimorso. Perfino quando scrisse della sua gratitudine per l'umanit dimostratagli dall'agricoltore che lo aveva accolto in casa sua, non riusc a scorgere il parallelo tra se stesso e gli uomini indifesi finiti nelle sue mani.3
Nella casa dell'agricoltore la radio era spesso accesa e ogni giorno Watanabe ascoltava le notizie sui ricercati per crimini di guerra. Durante le trasmissioni studiava i visi dei suoi datori di lavoro, preoccupato che potessero sospettare di lui. Anche i giornali erano pieni di articoli sui ricercati, definiti nemici dell'umanit. Termini del genere ferivano la sensibilit di Watanabe, al quale sembrava oltraggioso che gli Alleati, che non avrebbero perdonato, dovessero processare giapponesi. Riteneva che Dio soltanto fosse degno di giudicarlo. Scrisse: Volevo gridare: Non  giusto!.
La tensione di una vita in clandestinit lo consumava. Era particolarmente diffidente nei confronti della moglie dell'agricoltore, il cui sguardo sembrava trasmetterne il sospetto. Il sonno ormai arrivava con tale difficolt che Watanabe doveva lavorare fino a sfinirsi per riuscire a addormentarsi. Riflett a lungo se costituirsi o no.
Una sera, mentre il fuoco andava spegnendosi nel caminetto, Watanabe si avvicin all'agricoltore e gli confid chi era in realt. L'uomo lo ascolt, gli occhi fissi sul fuoco, facendo schioccare la lingua sulla dentiera.
La gente dice che bisogna sempre controllare la bocca, altrimenti si chiama la sfortuna disse il contadino. Devi stare attento a quello che dici.
Non aggiunse altro e se ne and.
Mentre l'Uccello se ne stava nascosto, altri che avevano maltrattato i prigionieri di guerra vennero arrestati, rinchiusi nel carcere di Sugamo a Tokyo e processati per crimini di guerra. Approssimativamente 5400 giapponesi vennero processati dagli Stati Uniti e da altre nazioni; circa 4400 furono condannati, tra cui 984 alla pena di morte e 475 all'ergastolo.* Pi di trenta membri del personale di Ofuna furono condannati, per un totale di circa 350 anni di detenzione.4 Il cuoco ladro, Tatsumi Ricciolino Hata, venne condannato a vent'anni. Masajiro Testa di Merda Hirayabashi, che aveva picchiato un numero infinito di prigionieri e ucciso Gaga l'anatra, fu condannato a quattro anni. Il comandante Kakuzo Iida, la Mummia, venne condannato a morte per avere contribuito al decesso di cinque prigionieri. Fu condannato anche Sueharu Kitamura, il Medicastro, che aveva mutilato i suoi pazienti, pestato a sangue Harris e contribuito al decesso di quattro prigionieri, compreso uno che alla fine della guerra era stato prelevato da Ofuna poche ore prima di morire e aveva continuato a gridare senza tregua: Medicastro!. Kitamura fu condannato all'impiccagione.5
Kaname Sakaba, il comandante di Omori, venne condannato all'ergastolo. Degli uomini di Naoetsu, sei guardie civili vennero processate, condannate e impiccate. Furono condannati anche sei soldati giapponesi: due furono impiccati, quattro vennero condannati ai lavori forzati a vita e uno a vent'anni.6
La polizia trov Jimmie Sasaki al lavoro come collegamento tra la marina giapponese e le forze d'occupazione. Affabulatore come sempre, spieg agli investigatori che coloro che a Ofuna si erano occupati degli interrogatori erano stati sempre gentili con i prigionieri, che non aveva mai visto un solo internato maltrattato e che i prigionieri raramente si erano lamentati. Nel corso dell'interrogatorio finalmente emerse la verit sulla sua posizione a Ofuna. Sasaki non era stato l'inquisitore capo - con uno status pari a quello di un ammiraglio - che aveva sostenuto di essere, ma solo un interprete di basso rango. Uomo dalle fedelt mutevoli, tent di mutarle di nuovo parlando del suo debito nei confronti dell'America e chiedendo se non fosse possibile trovargli un impiego nell'esercito statunitense. Invece di un lavoro ricevette un atto di incriminazione formale con l'accusa di avere ordinato i maltrattamenti di numerosi prigionieri, tra i quali uno affamato e torturato a morte. Nonostante le prove processuali sembrassero sollevare dubbi enormi sulla sua colpevolezza, Sasaki venne giudicato colpevole e condannato a sei anni di lavori forzati.7
E cos, il bizzarro e contorto viaggio bellico del vecchio amico di Louie fin nel carcere di Sugamo, dove Sasaki diede prova di essere un detenuto modello occupandosi di un orto e di una macchia di alberi. Chi fosse realmente Jimmie Sasaki - astuta spia e volenteroso strumento nella macchina di violenza del Giappone o qualcosa di pi innocente - resta a tutt'oggi un mistero.
Tra le storie postbelliche degli uomini che avevano operato nei campi in cui Louie era stato rinchiuso, la pi triste  quella di Yukichi Kano, il soldato semplice di Omori che aveva rischiato tutto per proteggere i prigionieri di guerra e che probabilmente aveva salvato la vita a molti di loro. Immediatamente dopo l'annuncio della fine delle ostilit, Kano si era imbattuto in un gruppo di guardie ubriache che si dirigevano barcollando verso le baracche con le spade sguainate, decise a fare a pezzi qualche uomo dei B-29. Kano e un collega si piazzarono davanti ai colleghi ubriachi e, dopo una breve zuffa, li bloccarono. Kano era un eroe, ma quando gli americani arrivarono a liberare il campo, due di loro cercarono di strappargli le insegne dall'uniforme. Bob Martindale si fece avanti e si infuri con gli americani. Temendo che Kano potesse essere erroneamente accusato di crimini di guerra, prima di tornare a casa Martindale e molti altri ufficiali prigionieri di guerra gli rilasciarono una lettera di raccomandazione ed elogio.8
La lettera non serv a niente. Kano venne arrestato e incarcerato come sospetto criminale di guerra. Perch sia stato accusato e da chi non  chiaro. In molte dichiarazioni giurate di ex prigionieri veniva citato e lodato per la sua gentilezza. Forse la spiegazione  che il suo cognome era simile a quello di due delinquenti: Tetsutaro Kato, un ufficiale di Omori del quale si diceva che avesse quasi ucciso un prigioniero a calci,9 e Hiroaki Kono, l'aiutante dell'Uccello a Naoetsu. I mesi passavano e Kano languiva in prigione, spaventato e umiliato. Non venne mai interrogato o accusato formalmente. Scrisse una lettera alle autorit chiedendo di indagare su di lui in modo che il suo nome venisse riabilitato. Giuro solennemente scrisse che non ho mai fatto niente di male.10
Nell'inverno del 1946 venne finalmente prosciolto e MacArthur ne ordin il rilascio. Kano si trasfer a Yokohama, dove trov impiego presso una societ di import-export. Gli mancavano i suoi amici prigionieri di guerra, ma per anni non cerc mai di contattarli. Pensavo di dovermi astenere dallo scrivere scrisse a Martindale nel 1955 perch una mia lettera poteva forse riportare alla mente i giorni difficili di Omori che, sono certo, preferivano dimenticare.11 Qualche tempo dopo, Kano mor di cancro.
Nel villaggio di montagna dove era conosciuto come Saburo Ohta, Watanabe viveva un inverno amaro. La visita del poliziotto l'aveva scosso profondamente. Dopo che l'agente se n'era andato, la moglie dell'agricoltore l'aveva guardato come se l'avesse riconosciuto. Quella notte Watanabe era rimasto sveglio, pensando alla cattura e all'esecuzione.
Quando arriv l'estate l'agricoltore gli chiese di accompagnare il figlio in giro per il paese a vendere cinghie e cinturini di pelle. Sarebbero andati anche nelle grandi citt, dove di certo Watanabe veniva ricercato, ma l'ex sergente viveva della generosit del contadino e fu costretto ad accettare. Inforc un paio di occhiali per alterare i lineamenti e si mise in viaggio, pieno di trepidazione.
I due andarono nelle trafficate citt portuali di Akita e Niigata. Nessuno degn Watanabe di una seconda occhiata. A mano a mano che la paura di essere scoperto si stemperava, cominci a divertirsi. Nelle citt le conversazioni vertevano quasi tutte sulla guerra e ognuno aveva un'opinione a proposito della condotta dei militari giapponesi, specie di quelli accusati di crimini di guerra. La gente parlava del modo in cui veniva effettuata la caccia ai presunti criminali. Watanabe ascoltava attento.12
Di nuovo in mezzo alla societ, sent pi forte il desiderio di rivedere la famiglia. Si disse che in quei giorni sua madre doveva essere a Tokyo, per una delle sue abituali visite estive a casa della sorella Michiko. La nostalgia era travolgente. Watanabe prese il mazzo di carte che gli aveva regalato la sorella minore e lesse il futuro. Le carte gli dissero che se fosse andato a trovare i familiari non avrebbe corso rischi. In un giorno afoso nel cuore dell'estate del 1946, sal su un treno diretto a Tokyo.
Non avrebbe potuto scegliere momento peggiore. La grande operazione invernale per trovare il ricercato Watanabe non aveva dato frutti e la polizia stava raddoppiando gli sforzi.13 Era stata diffusa una nuova foto, unitamente a un rapporto che descriveva Watanabe come un individuo noto per le sue perversioni da ricercare ovunque ci siano donne di facili costumi. Dato che i cittadini giapponesi avevano l'obbligo di comunicare alle autorit qualsiasi cambio di residenza, i poliziotti ricevettero l'ordine di controllare i registri alla ricerca di uomini in viaggio da soli. Gli agenti inoltre avevano istruzioni di monitorare ogni operazione svolta presso gli uffici per il razionamento, di tenere sotto sorveglianza uffici postali, stazioni ferroviarie, autostazioni, postazioni taxi, fermate di traghetti, miniere, luoghi in cui si svolgeva il mercato nero, alberghi e pensioni a buon mercato e qualsiasi attivit che potesse attirare un uomo che parlava fluentemente francese. Forse motivata dall'indizio che sembrava suggerire un possibile suicidio di Watanabe, la polizia pass poi a indagare su tutti i decessi insoliti o non naturali verificatisi a partire dal novembre 1945 e in particolare sui casi in cui il cadavere non era stato identificato. Il Watanabe pieno di nostalgia che usciva dal suo nascondiglio diretto a Tokyo stava per inoltrarsi nel bel mezzo di quella caccia all'uomo.14
Shizuka Watanabe sedeva nella casa di Michiko in compagnia di due dei suoi altri figli quando la porta d'ingresso si spalanc e comparve Mutsuhiro. Nella stanza cal di colpo il silenzio mentre gli stupefatti membri della famiglia guardavano il nuovo arrivato e poi si guardavano tra loro. Mutsuhiro, emotivamente sopraffatto e provato dall'afa del mezzogiorno, barcoll e temette di essere sul punto di svenire. Michiko entr nella stanza e vide suo fratello. La famiglia esplose in grida di gioia.
Mutsuhiro si trattenne per due ore, sorseggiando bevande e ascoltando i familiari raccontare dei rispettivi arresti, interrogatori, pedinamenti e perquisizioni. Non disse dove era stato, convinto che per i suoi parenti fosse meglio non saperlo. A mano a mano che il tempo passava, i familiari diventavano sempre pi ansiosi, timorosi di essere sorpresi dalla polizia. Gli agenti si erano presentati a casa solo due giorni prima. Alle due del pomeriggio Shizuka avvert il figlio che quella era l'ora in cui di solito arrivavano i detective. Mutsuhiro le assicur che le carte gli avevano detto che sarebbe andato tutto bene.
Ci fu uno scalpiccio fuori dalla porta: i poliziotti erano arrivati. I Watanabe scattarono tutti in piedi. Qualcuno gett le cose di Mutsuhiro in un armadio. Qualcun altro raccolse in fretta le tazze e le port nell'acquaio. Mutsuhiro sfrecci nella sala da t e chiuse la porta. Dietro di lui ud i passi dei detective che entravano nella stanza che aveva appena lasciato. Sent i poliziotti interrogare la madre e la sorella e assicurare alle due donne che, se l'avessero catturato, l'avrebbero trattato bene.
I poliziotti erano a pochi metri da lui, sull'altro lato della porta. Con il cuore che batteva veloce, Mutsuhiro cerc di decidere se scappare o nascondersi nella stanza in cui si trovava. La camera era minuscola, disseminata di cuscini, per aveva un armadio. Con estrema lentezza, apr lo sportello scorrevole e vi si schiacci all'interno. Temendo di fare rumore, decise di non richiudere lo sportello. Rimase immobile in piedi, con una mano premuta sulla bocca per soffocare il rumore del respiro.
La porta della stanza si apr. Un detective lanci un'occhiata all'interno. Avete parecchio spazio osserv, rivolto alla famiglia.15 Ci fu una pausa mentre l'uomo si guardava intorno. Se avesse rivolto lo sguardo verso l'armadio, avrebbe visto Watanabe.  una camera ordinata disse il poliziotto. La porta si richiuse. I detective se ne andarono.
Mutsuhiro aveva pensato di trattenersi a dormire, ma il pericolo evitato per un soffio gli fece cambiare idea. Disse alla madre che avrebbe fatto del suo meglio per rivederla due anni dopo. Poi se ne and, per tornare nel mondo della solitudine.
Torn al villaggio. Il figlio dell'agricoltore, fallito il tentativo della vendita di cinghie di pelle, apr un caff in paese. Watanabe venne assunto come cameriere.
Un giorno l'agricoltore si present da lui con una proposta. In Giappone i matrimoni combinati erano ancora comuni e il contadino gli aveva trovato una possibile sposa. Watanabe era tentato; era solo e infelice e l'idea di sposarsi lo attirava. Tuttavia nella sua situazione un matrimonio sembrava impossibile, cos rispose di non essere interessato.16
Qualche tempo dopo ebbe modo di conoscere la giovane donna in questione. Il figlio dell'agricoltore si era ammalato e la ragazza era andata a trovarlo. Curioso, Watanabe entr nella stanza dell'infermo per vederla. A un certo punto sollev l'argomento del romanzo che il figlio dell'agricoltore stava leggendo, pensando che se le piacevano i libri, doveva sicuramente capire la mente e la difficolt della vita umana.17 Nei suoi appunti su quell'incontro Watanabe non dice se la ragazza diede prova di tale comprensione, ma lascia intendere che la giovane gli piacque e scrive di avere pensato che sarebbe stata un'ottima donna di casa. Una parte di lui sembrava volersi innamorare di lei ed era convinto che l'amore potesse salvare la mia vita quotidiana.
Alla ragazza piacque quell'attraente cameriere e cominci a frequentare il caff per stargli vicino. Watanabe le tenne nascosta la propria identit. La donna cominci a parlare di lui ai genitori, sperando di ottenere la loro benedizione al matrimonio. Dopo avere riflettuto a lungo, Watanabe decise per di mettere fine alla relazione. Alla ragazza disse soltanto di essere oppresso da un peso che l'avrebbe resa infelice.18
Dopo di che decise di farla finita con la fragile esistenza che si era creato nel villaggio. Si licenzi e part. Fin in una zona di pascoli della prefettura di Nagano lungo il fiume Chikuma, dove trov lavoro come mandriano.19 La scoperta di non riuscire a controllare quei testardi animali lo esasper. Era abbattuto. Al tramonto alzava lo sguardo verso il maestoso vulcano Asama e, mentre il bestiame pascolava, guardava il nastro di fumo che dalla sommit del monte si snodava verso il cielo.
Tra i monti Okuchichibu svetta la montagna sacra di Mitsumine, con le sue pareti vellutate di foreste e la sommit dominata da un antico tempio. Nell'autunno del 1946 tra le buche e i rovi di quella montagna vennero rinvenuti i cadaveri di un uomo e di una donna. Accanto a loro c'era una pistola. Nessuno sapeva chi fossero.20
I poliziotti chiesero a Shizuka Watanabe e ai suoi familiari di accompagnarli sul posto. I Watanabe vennero portati in auto a Mitsumine e, con l'aiuto di guide, scortati fino ai cadaveri. Shizuka abbass gli occhi sul giovane senza vita.21
I giornali giapponesi pubblicarono una notizia sensazionale: Mutsuhiro Watanabe, uno degli uomini pi ricercati dalla polizia, era morto. Si era suicidato insieme a una donna, probabilmente la sua amante.22
* In seguito alcune condanne a morte vennero commutate. In totale i giustiziati furono 920.
...
.
...
37.
...
.
...
Corde attorcigliate.
.
Louie non seppe nulla della morte dell'Uccello. Al momento del ritrovamento dei cadaveri sul monte Mitsumine, era a Hollywood e stava cadendo a pezzi. Beveva molto, aveva continui flashback, urlava e si agitava in preda agli incubi, esplodeva rabbioso in modo imprevedibile. Uccidere l'Uccello era diventata la sua febbrile ossessione segreta, alla quale stava dedicando l'esistenza. Passava ore in una palestra vicino a casa sfogando il proprio odio su un sacco, preparando il corpo al confronto che credeva lo avrebbe salvato. Viveva ogni giorno con l'idea dell'omicidio fissa nella mente.
Per tutto il 1947 e il 1948 Zamperini non fece che lanciarsi in un affare dopo l'altro nel tentativo di procurarsi il denaro necessario per tornare in Giappone.1 In occasione di una visita Ric, il fratello di Cynthia, lo trov circondato da imbroglioni e truffatori che cercavano di sfruttarlo. Uno di loro lo convinse a investire settemila dollari in una compravendita di macchine per il movimento terra nelle Filippine, promettendogli di raddoppiare l'investimento. Louie firm l'assegno e quella fu l'ultima volta che vide sia l'investitore che il suo denaro. Fond con altri una societ, proprietaria di una nave passeggeri tahitiana, ma i creditori si presero la nave. Un'iniziativa volta a trovare una societ di produzione cinematografica in Egitto ebbe un risultato analogo. Louie prese addirittura in considerazione l'idea di ritornare all'attivit di puntatore, come mercenario in un tentativo di colpo di Stato in un piccolo paese caraibico; ci stava ancora riflettendo quando il golpe venne annullato. Insieme a un socio concluse un accordo verbale con alcuni funzionari messicani, i quali avrebbero delegato a loro due l'autorit esclusiva di rilasciare licenze di pesca a cittadini americani. Il socio di Louie part in auto per andare a mettere per iscritto l'accordo, ebbe uno scontro frontale con un camion e l'affare per con lui. Ogni volta che Zamperini metteva insieme un po' di soldi, li perdeva nel fallimento dell'iniziativa successiva e il ritorno in Giappone continuava a slittare.
Bere gli assicurava uno spazio in cui dimenticare tutto. Lentamente, inesorabilmente era passato dalla fase in cui beveva perch gli andava a quella in cui beveva perch non poteva farne a meno. Durante il giorno si manteneva sobrio, ma la sera, quando cominciava a incombere la prospettiva del sonno e degli incubi, veniva sopraffatto dal bisogno di bere. La dipendenza divent ben presto cos forte che, di ritorno dalla Florida con Cynthia dopo una visita ai suoceri, insistette per portare a casa cos tante bottiglie di liquore che per caricarle in auto dovette togliere il sedile posteriore della Chevy.
Era diventato una persona che Cynthia non riconosceva pi. Una sera si piazz su uno sgabello di un bar in Sunset Boulevard e si sbronz completamente. Alle sue spalle pass un uomo, insieme alla sua compagna. Louie si volt, tese una mano e tast una natica della ragazza. Immediatamente dopo si ritrov fuori dal bar, sostenuto da un amico. La mascella gli pulsava dolorosamente e l'amico lo stava sgridando arrabbiatissimo. Poco alla volta arriv a capire che il compagno della ragazza gli aveva sferrato un pugno che gli aveva fatto perdere i sensi.
In un'altra occasione lasci Cynthia a casa e and a cena in un ristorante di Hollywood con due amici dei tempi delle corse. Dopo avere bevuto ci che avrebbe ricordato come un'unica birra, si sent stranamente leggero, si scus e usc all'aperto. Poi il tempo si frantum in segmenti sconnessi. Si ritrov al volante della propria auto, senza avere idea di dove fosse o di come ci fosse arrivato. Vag disorientato per le strade e fin in un quartiere di villini col prato in collina. La testa gli girava. Ferm l'auto e scese. C'era un albero davanti a lui e urin contro il tronco.
Si volt per risalire in auto, che per non riusc pi a trovare. Prese a camminare barcollando nel buio denso della notte e nella nebbia della mente, cercando invano qualcosa di familiare. Spaventato e smarrito, cammin per tutta la notte alla vana ricerca di un'irraggiungibile lucidit.
Quando la luce del sole illumin l'ambiente che lo circondava, si rese conto di trovarsi davanti al palazzo di appartamenti in cui abitava. Apr la porta di casa e vide Cynthia, distrutta dalla preoccupazione. Si lasci cadere sul letto. Quando si svegli e si vest, non aveva alcun ricordo della sera precedente e non riusc a capire come mai i tacchi delle sue scarpe nuove fossero cos consumati. Usc di casa e si guard intorno alla ricerca dell'auto; non la trov e chiam la polizia per denunciarne il furto. Due giorni dopo la polizia gli telefon per informarlo che la sua auto era stata trovata in un lussuoso quartiere nelle Hollywood Hills. Louie and sul posto e il ricordo di quella notte gli torn alla mente, ma con le caratteristiche eteree di un incubo.
Cynthia Zamperini. (Frank Tinker)
Cynthia lo supplicava di smettere di bere. Non serv a niente.
Pi Louie precipitava, meno riusciva a nasconderlo. Ric Applewhite not che il cognato era ossessivamente germofobico: non faceva che lavarsi le mani di continuo e ogni volta che se le lavava puliva e strofinava il rubinetto e le manopole del lavandino. Alcuni amici tentarono di parlargli del suo problema con l'alcol, ma le loro parole non ebbero alcun effetto. Payton Jordan si rese conto che Louie era nei guai, ma non riusc a far s che l'amico gliene parlasse. Anche Pete si preoccupava per il fratello, del quale per conosceva soltanto le difficolt finanziarie; non aveva idea che Louie fosse scivolato nell'alcolismo, n che avesse elaborato un piano delirante per uccidere un uomo.2
Cynthia era sconvolta da ci che era diventato suo marito. In pubblico Louie si comportava in modo spaventoso e imbarazzante. In privato era spesso litigioso e duro nei suoi confronti. Cynthia faceva del suo meglio per calmarlo, ma inutilmente. Una volta, mentre Louie era fuori, dipinse sulle pareti della loro squallida cucina elaborate decorazioni di tralci e animali, sperando di fargli una sorpresa. Lui non se ne accorse nemmeno.
Ferita e preoccupata, Cynthia non riusciva a riportare indietro il vecchio Louie. Il dolore si trasform in collera e tra i due coniugi scoppiarono liti violente. Cynthia prendeva a schiaffi il marito e gli scagliava piatti contro; Louie l'afferrava con tanta forza da provocarle lividi. Una volta torn a casa e scopr che la moglie aveva devastato un'intera stanza, scagliando a terra tutto ci che era possibile rompere. In un'altra occasione, a bordo dello yacht di un amico ormeggiato in porto, Cynthia stava preparando la cena e Louie, davanti agli amici comuni, cominci a trattarla in modo cos sprezzante e offensivo da spingerla a scendere dalla barca. Louie la insegu e l'afferr per il collo; lei gli moll uno schiaffo e lui la lasci andare. Cynthia scapp a casa dei genitori e Louie se ne torn a casa da solo.
Cynthia in seguito torn e i due ripresero faticosamente la vita in comune. Finiti i soldi, Louie dovette chiedere a un amico un prestito di mille dollari, dando in garanzia la sua Chevy decappottabile. Anche quel denaro fin - un altro investimento andato male -, arriv la data della restituzione del prestito e Zamperini dovette consegnare le chiavi della macchina.
Una volta da bambino, mentre si affrettava per andare a scuola, era inciampato ed era caduto dalle scale. Si era rialzato, ma era inciampato e caduto una seconda volta. E una terza. L'ultima volta si era rialzato in piedi convinto che fosse Dio in persona a fargli lo sgambetto. Adesso aveva la stessa sensazione. Dio, ne era convinto, stava giocando con lui. Quando sentiva sermoni alla radio, spegneva rabbioso l'apparecchio. Proibiva a sua moglie di andare in chiesa.
Nella primavera del 1948 Cynthia gli comunic di essere incinta. Louie ne fu felice, tuttavia la prospettiva di ulteriori responsabilit lo riemp di disperazione e sensi di colpa. Quell'estate lo svedese Henry Erikson vinceva la medaglia d'oro nei 1500 metri alle Olimpiadi di Londra. A Hollywood Louie beveva sempre di pi.
Nessuno riusciva ad arrivare a Louie perch Louie non era mai davvero tornato a casa. In prigionia era stato ridotto con la violenza all'ubbidienza disumanizzata di un ordine mondiale il cui sovrano assoluto era l'Uccello ed era in base a quell'ordine del mondo che Zamperini continuava a vivere. L'Uccello gli aveva sottratto la dignit, lasciandolo umiliato, pieno di vergogna e impotente. Louie era convinto che solo l'Uccello, soffrendo e morendo nella morsa delle sue mani, potesse ricomporre la sua umanit. Quello che un tempo era stato un uomo singolarmente ottimista adesso credeva che la sua unica speranza fosse l'omicidio.
Il paradosso del sentimento di vendetta  che ti rende dipendente da chi ti ha fatto del male, facendoti credere che ti libererai dal dolore solo quando farai soffrire i tuoi persecutori. Pianificando la morte dell'Uccello per liberare se stesso, Louie si era incatenato, ancora una volta, al suo tiranno. Durante la guerra l'Uccello non aveva voluto lasciare in pace Louie. Dopo la guerra, Louie non poteva lasciare in pace l'Uccello.
Una notte verso la fine del 1948, a letto con Cynthia, Louie cominci a sognare e vide l'Uccello comparirgli davanti. La cintura si srotol, la fibbia gli colp la testa e nella tempia esplose un lampo di dolore. La cintura continu a ruotare e a frustargli la testa, ancora e ancora. Louie mise le mani intorno al collo dell'Uccello e strinse. Adesso era sopra il giapponese, a terra, e lottava contro di lui.
Louie dopo la guerra. (Frank Tinker)
Ci fu un urlo, forse di Louie, forse dell'Uccello. Zamperini continuava a battersi, cercando di spremere la vita dal suo nemico. Poi tutto cominci ad alterarsi. Louie, inginocchiato sopra l'Uccello, abbass lo sguardo. La forma del giapponese si modific.
Zamperini era a cavalcioni sopra Cynthia, le mani strette intorno al suo collo. Nonostante la gola schiacciata, la donna urlava. Louie stava strangolando la moglie incinta.
Moll immediatamente la presa e balz di lato. Cynthia si ritrasse, boccheggiando e piangendo. Louie rimase a sedere nel buio accanto a lei, terrorizzato, il pigiama fradicio di sudore. Intorno a lui le lenzuola erano attorcigliate come corde.
La piccola Cynthia Zamperini, detta Cissy, nacque due settimane dopo Natale. Louie se ne innamor talmente da non permettere a nessuno di prenderla in braccio e volle essere lui a occuparsi del cambio dei pannolini. La piccola tuttavia non riusc a strapparlo all'alcolismo o alla sua ossessione omicida. Segnati dallo stress e dalla mancanza di sonno causati dalle cure di una neonata, Louie e Cynthia litigavano continuamente e furiosamente. La madre di Cynthia, arrivata per dare una mano alla figlia, scoppi in lacrime quando vide l'appartamento. Louie beveva in modo incontrollato.
Un giorno Cynthia torn a casa e trov il marito che scuoteva rabbioso un'urlante Cissy. Con un grido, si precipit a strappargli la bambina. Disgustato da se stesso, Louie ormai non faceva che ubriacarsi. Cynthia ne ebbe abbastanza. Decisa a divorziare, telefon a suo padre, che le mand il denaro per tornare a Miami Beach.
Cynthia fece le valigie, prese la bambina e se ne and. Louie era solo. Adesso gli restavano soltanto l'alcol e il risentimento, quell'emozione che, avrebbe scritto Jean Amry, inchioda ognuno di noi alla croce del proprio disastrato passato.3
Dall'altra parte del mondo, in una delle ultime serate del 1948, Shizuka Watanabe sedeva al piano terra di un ristorante a due piani nel distretto di Shinjuku di Tokyo. Fuori la strada era gremita di gente che faceva acquisti o andava a cena. Rivolta verso la porta, Shizuka osservava il passaggio confuso delle facce che le sfilavano davanti.
Fu allora che lo vide. Vicino alla porta, intento a fissarla tra gli altri passanti, c'era suo figlio morto.4
...
.
...
38.
...
.
...
Un fischio nella sera.
.
Per Shizuka Watanabe la vista del figlio fu probabilmente la risposta a una speranza disperata. Due anni prima era stata scortata in cima a una montagna per identificare un morto che sembrava Mutsuhiro. Tutti, perfino i familiari, avevano creduto che fosse lui e i giornali ne avevano annunciato il suicidio.1 Ma Shizuka aveva avvertito un'ombra di dubbio. Forse la sensazione era stata la stessa che aveva provato Louise Zamperini quando Louie risultava disperso, un sussurro materno che le diceva che suo figlio era ancora vivo. A quanto pare Shizuka non aveva mai espresso i suoi dubbi, ma dentro di s aveva continuato ad aggrapparsi alla promessa che Mutsuhiro le aveva fatto l'ultima volta che si erano visti, nell'estate del '46 a Tokyo: alle diciannove del 1o ottobre 1948, suo figlio avrebbe fatto del proprio meglio per incontrarla in un ristorante nel distretto di Shinjuku a Tokyo.2
Mentre Shizuka aspettava quel giorno, altri cominciavano a chiedersi se Mutsuhiro fosse realmente morto. Qualcuno controll il numero di matricola della sua pistola e scopr che non era quello dell'arma rinvenuta accanto al cadavere. Mutsuhiro avrebbe potuto benissimo avere usato una pistola diversa, ma anche l'esame del corpo aveva rilevato alcune caratteristiche che non sembravano corrispondere a quelle del ricercato. Gli investigatori non potevano escludere che il morto fosse Watanabe, ma neppure affermarlo con certezza. Le ricerche ripresero e la polizia cal di nuovo sulla famiglia Watanabe.
Pedinata ovunque andasse, la posta intercettata, gli amici e i familiari interrogati, Shizuka fu oggetto di intensi controlli per due anni.3 Quando finalmente arriv il 1o ottobre 1948, si rec al ristorante, sfuggendo evidentemente ai pedinatori. Ed ecco suo figlio, un fantasma vivente.
La vista di Mutsuhiro le suscit gioia e al tempo stesso paura. Sapeva che mostrandosi in pubblico, in piena vista tra una folla di persone che di certo erano al corrente della caccia all'uomo, suo figlio stava correndo un rischio enorme. Gli parl solo per qualche minuto, standogli vicinissima, cercando di controllare l'eccitazione nella voce. Mutsuhiro, grave in volto, le chiese informazioni sulle tattiche della polizia. Non le disse n dove viveva, n cosa stava facendo. Preoccupati di poter richiamare l'attenzione, madre e figlio decisero di separarsi. Mutsuhiro disse alla madre che si sarebbe fatto rivedere due anni dopo, poi scivol fuori dalla porta.4
All'oscuro dell'incontro, la polizia continu a sorvegliare Shizuka e gli altri figli. Chiunque andasse a trovarli veniva pedinato e indagato. Ogni volta che Shizuka sbrigava una qualche commissione, i poliziotti che la seguivano entravano nel negozio da cui era appena uscita e interrogavano chi l'aveva servita. Shizuka stessa veniva interrogata di frequente, ma rispondeva alle domande sul figlio facendo riferimento ai suicidi sul monte Mitsumine.5
Pass pi di un anno. Shizuka non ebbe notizie del figlio e i detective non scoprirono nulla di nuovo. Correvano molte voci sul destino di Watanabe. Secondo una versione, Mutsuhiro aveva attraversato il Mare della Cina ed era scomparso in Manciuria. Secondo un'altra, era stato ucciso da un soldato americano che gli aveva sparato. Una terza versione sosteneva che fosse stato travolto da un treno dopo che un militare americano l'aveva legato ai binari. Ma le storie pi persistenti si concludevano tutte con il suo suicidio: con un colpo d'arma da fuoco, con il hara-kiri davanti al palazzo dell'imperatore, con un tuffo nel cratere di un vulcano. Per tutti coloro che lo avevano conosciuto c'era un'unica conclusione plausibile da trarre dal fallimento di quelle scrupolose ricerche.6
Non si sa se Shizuka credesse a quelle voci. Ma in occasione dell'ultimo incontro Mutsuhiro le aveva detto una cosa inquietante: ci rivedremo tra due anni, se sar ancora vivo.7
Nella seconda settimana di settembre del 1949 uno spigoloso giovanotto scese da un treno transcontinentale nella stazione di Los Angeles. I capelli biondi svolazzavano sulla testa notevolmente alta, che a sua volta sormontava un corpo dalla statura notevolmente elevata. Il giovane aveva lo sguardo diretto, la mascella decisa e una voce dalla cadenza degli Stati del Sud, risultato di un'infanzia trascorsa in un allevamento di mucche da latte in North Carolina. Il suo nome era Billy Graham.
A trentun anni Graham era il pi giovane rettore di college d'America, essendo al timone delle Northwestern Schools di Minneapolis: una piccola scuola cristiana biblica, un college di studi umanistici e un seminario. Era anche vicepresidente della Youth for Christ International, un'organizzazione evangelica. Da anni se ne andava in giro per il mondo a diffondere la sua fede. I risultati erano contrastanti. La sua ultima campagna nella citt di Altoona, Pennsylvania, aveva richiamato un pubblico scarso e irrispettoso e inoltre era stato necessario licenziare uno squilibrato componente del coro, che per aveva continuato a ripresentarsi, fastidioso come una mosca sulla marmellata.8
In quel mese di settembre, a Los Angeles, in un parcheggio in disuso all'incrocio tra Washington Boulevard e Hill Street, Graham e la sua piccola squadra innalzarono un tendone da circo lungo circa centocinquanta metri, disposero seimilacinquecento sedie pieghevoli, gettarono a terra montagne di segatura, montarono un palcoscenico grande quanto un cortile sul retro di casa e ci piazzarono davanti l'enorme sagoma di una Bibbia aperta. Organizzarono una conferenza stampa per annunciare una campagna di tre settimane allo scopo di portare a Cristo gli abitanti di Los Angeles. Sui giornali non comparve alcun articolo.9
All'inizio Graham predic a un tendone semivuoto. Ma poi i suoi bruschi, enfatici sermoni cominciarono a richiamare gente. Per il 16 ottobre, giorno in cui aveva programmato di concludere la campagna, il pubblico ormai era sempre numeroso e in continua crescita. Il predicatore e la sua squadra decisero di restare a Los Angeles. E poi a quanto pare William Randolph Hearst, il magnate dell'editoria, diram un ordine di due parole ai direttori dei suoi giornali: Gonfiate Graham. Da un giorno all'altro il predicatore si ritrov con un'adorante copertura giornalistica e una folla di diecimila persone a sera. Gli organizzatori aumentarono la capienza del tendone e aggiunsero diverse migliaia di sedie, ma il sovraffollamento era ancora tale che centinaia di persone dovevano rimanere in strada, sforzandosi di sentire la voce di Graham al di sopra del rumore del traffico. Alcuni produttori cinematografici, intuendo materiale da attore protagonista, proposero un film a Graham, il quale scoppi a ridere e rispose che non avrebbe accettato neppure per un milione di dollari al mese.10 In una citt per la quale il peccato non era mai stato una grossa preoccupazione, Graham aveva innescato un revival religioso.
Louie non sapeva niente del predicatore. Quattro anni dopo il ritorno dalla guerra, abitava ancora nell'appartamento di Hollywood, perso nell'alcol e nei suoi piani per uccidere l'Uccello. Cynthia era tornata dalla Florida, ma sarebbe rimasta solo fino a quando non avesse organizzato il divorzio. I due vivevano una cupa coesistenza, entrambi privi di risposte.
Un giorno di quell'ottobre Cynthia e Louie stavano percorrendo un corridoio del palazzo in cui abitavano quando da un appartamento uscirono un nuovo inquilino e la sua ragazza. Le due coppie cominciarono a chiacchierare e all'inizio fu una conversazione piacevole. Poi per l'uomo accenn a un predicatore evangelista di nome Billy Graham che teneva sermoni in centro citt. Louie gli volt bruscamente la schiena e se ne and.11
Cynthia invece rimase nel corridoio ad ascoltare il vicino di casa. Quando entr nell'appartamento chiese al marito di accompagnarla a sentire Graham. Louie rifiut.
Cynthia and da sola.12 Rientr a casa come illuminata e dichiar che non aveva pi intenzione di divorziare. La notizia riemp Louie di sollievo, ma quando sua moglie gli comunic di avere avuto un risveglio religioso, rimase sgomento.
Gli Zamperini andarono a cena a casa di Sylvia e Harvey.13 In cucina dopo cena, Cynthia parl della sua esperienza sotto il tendone e disse di volere che il marito andasse ad ascoltare il predicatore con lei.14 Louie si adombr e replic che non ci sarebbe mai andato. La discussione continu per tutta la sera e riprese il giorno dopo. Cynthia reclut il nuovo vicino di casa e insieme i due cominciarono a martellare Louie, il quale per parecchi giorni insistette nel rifiutare, cercando di prendere tempo finch Graham non avesse lasciato la citt. Ma poi la campagna del predicatore venne prolungata e Cynthia cond le sue preghiere con una bugia. Louie era sempre stato affascinato dalla scienza, cos sua moglie gli disse che i sermoni di Graham trattavano in profondit quell'argomento. Era un incentivo sufficiente a far pendere la bilancia. Louie cedette.
Billy Graham si stava sfinendo. Per molte ore al giorno, sette giorni la settimana, predicava a vaste folle e ogni sermone era una dura prova fisica, declamato con voce stentorea e sottolineato da ampi movimenti delle mani, delle braccia e del corpo. Graham si alzava alle cinque di mattina e si tratteneva nel tendone fino a notte fonda per dare consigli ad anime tormentate.
Stava perdendo peso e sotto gli occhi erano comparse due mezzelune scure. A volte aveva la sensazione che se avesse smesso di muoversi le gambe avrebbero ceduto, cos prese l'abitudine di camminare avanti e indietro sul pulpito per impedirsi di crollare. Una volta qualcuno gli port una bambina e lui chiese di chi fosse. Era lontano da casa da cos tanto tempo che non aveva riconosciuto sua figlia. Desiderava disperatamente concludere la campagna, ma il successo dei suoi sermoni gli diceva con chiarezza che la Provvidenza aveva altri piani.15
Gli Zamperini entrarono sotto il tendone. Louie si rifiut di andare oltre le ultime file e si sedette con aria scontrosa. Avrebbe aspettato la fine del sermone, se ne sarebbe tornato a casa e finalmente la questione sarebbe stata chiusa.
Nel tendone c'era silenzio. Da qualche parte all'esterno arriv un suono alto, invitante. Louie conosceva quel suono fin da ragazzino, quando se ne stava sveglio a letto di fianco a Pete e sognava di scappare lontano. Era il fischio di un treno.16
Quando Graham comparve, Zamperini rimase sorpreso. Si era aspettato un ciarlatano invasato e inattendibile come quello che aveva visto predicare da ragazzo, vicino a Torrance. Adesso invece stava vedendo un uomo energico ed elegante, di due anni pi giovane di lui.17 Graham aveva mal di gola e chiese di alzare il volume dell'amplificatore per non sforzare la voce, ma non mostrava altri segni di fatica. Invit i presenti ad aprire la Bibbia al capitolo otto di Giovanni.
Ges invece and sul monte degli Ulivi. Di buon mattino si present di nuovo al tempio e tutto il popolo accorreva a lui e, sedutosi, lo istruiva. Ora gli scribi e i farisei conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala in mezzo, gli dicono: Maestro, questa donna  stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora, nella legge Mos ci ha comandato di lapidare tali donne. Tu, che ne dici?. Questo lo dicevano per tendergli un tranello, per avere di che accusarlo. Ges, per, chinatosi, tracciava dei segni per terra con il dito. Siccome insistevano nell'interrogarlo, si drizz e disse loro: Quello di voi che  senza peccato scagli per primo una pietra contro di lei. E chinatosi di nuovo scriveva per terra. Quelli, udito ci, presero a ritirarsi uno dopo l'altro, a cominciare dai pi anziani, e fu lasciato solo con la donna che stava nel mezzo. Rizzatosi allora, Ges le disse: Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?. Rispose: Nessuno, Signore. Neppure io ti condanno disse Ges. Va', e d'ora in poi non peccare pi.*
All'improvviso Louie era sveglissimo. Non appena ebbe terminato di parlare di Ges che si rialzava in piedi dopo avere trascorso una notte inginocchiato in preghiera, Graham domand ai suoi ascoltatori quanto tempo fosse passato dall'ultima volta in cui avevano pregato veramente. Poi si concentr su Ges che si chinava e con il dito scriveva alcune parole sulla sabbia ai piedi dei farisei, costringendoli a disperdersi spaventati.
Cosa scrisse Ges? chiese Graham. Dentro di s, Louie sent muoversi qualcosa.
Il buio non nasconde gli occhi di Dio continu il predicatore. Dio segue la tua vita dal momento in cui nasci al momento in cui muori. E quando sarai davanti a Dio nel grande giorno del giudizio, dirai: Signore, non sono stato poi cos cattivo e loro faranno scendere lo schermo e proietteranno il film della tua vita dalla culla alla tomba e tu sentirai ogni pensiero che ti  passato per la mente in ogni minuto del giorno, in ogni secondo di quel minuto, e sentirai le parole che hai detto. E le tue stesse parole, i tuoi stessi pensieri e le tue stesse azioni ti condanneranno, quando quel giorno sarai davanti a Dio. E Dio ti dir: Allontanati da me.*
Louie si sent accendere di rabbiosa indignazione, come un fiammifero. Io sono una brava persona pens. Sono una brava persona.
Ma nel momento stesso in cui formul questo pensiero, ne percep la falsit. Sapeva che cosa era diventato. In agguato sotto la rabbia, da qualche parte, si nascondeva un disagio senza nome, il brivido degli squali che sfregavano il dorso contro il fondo del canotto. C'era un pensiero che Louie non doveva pensare, un ricordo che non doveva ricordare. Con l'urgenza di un animale terrorizzato, voleva fuggire da quel tendone.
Graham pass lo sguardo sul suo pubblico. Qui con noi, questa sera, c' un uomo che sta annegando, una donna che sta annegando, un ragazzo che sta annegando, una ragazza che sta annegando, tutti smarriti l fuori nel mare della vita. Parl dell'inferno e della salvezza, di uomini perduti e di uomini salvati, tornando sempre alla figura china che tracciava lettere sulla sabbia. Louie era sempre pi arrabbiato e sempre pi spaventato.
Che ogni capo si chini e tutti gli occhi si chiudano disse Graham, proponendo un tradizionale invito al pentimento, una dichiarazione di fede e assoluzione. Louie afferr il braccio di Cynthia, si alz in piedi e si precipit fuori dal tendone.18
Da qualche parte in citt una sirena attacc il suo lamento. Il suono, che si alzava e si abbassava lentamente, penetr all'interno del tendone e venne captato dal microfono che stava registrando il sermone.
Quella notte Louie rimase disteso impotente mentre la cintura gli frustava la testa. La figura china su di lui era quella dell'Uccello. La faccia era quella del demonio.
Zamperini si svegli dai suoi incubi e trov Cynthia, che per tutta la domenica mattina cerc di convincerlo a tornare ad ascoltare Graham. Louie, che si sentiva arrabbiato e minacciato, rifiut. Marito e moglie litigarono per parecchie ore, poi alla fine, sfinito dall'insistenza di Cynthia, Louie cedette, ma a una condizione: non appena il predicatore avesse detto: Che ogni capo si chini e tutti gli occhi si chiudano loro due se ne sarebbero andati.19
Quella sera Graham parl di come il mondo stesse attraversando un'epoca di guerre, un'epoca definita dalle persecuzioni e dalle sofferenze. Perch, si domandava il predicatore, Dio tace mentre tante brave persone soffrono? Chiese al pubblico di riflettere sul cielo della sera. Se guardiamo il cielo questa sera, questa bella serata californiana, io vedo le stelle e vedo le impronte di Dio... e mi dico: mio padre, il mio padre celeste, le ha appese lass con la punta del dito fiammeggiante e le tiene ferme con il potere della sua mano onnipotente ed  lui che governa tutto l'universo, eppure non  troppo indaffarato a governare tutto l'universo per non contare i capelli che ho in testa o per non vedere un passero che plana, perch Dio si interessa a me... Dio ha parlato nella creazione.*
Louie ascoltava teso e attento. Ripens al giorno in cui lui e Phil, mentre morivano lentamente a bordo del canotto, erano finiti nella zona delle calme equatoriali. Sopra di loro il cielo era stato un vortice di luce; sotto, l'oceano immobile rispecchiava il cielo, la superficie lucente spezzata soltanto dal salto di un pesce. Ammutolito da un timore reverenziale, dimentico della fame, della sete e della morte ormai vicina, aveva provato soltanto gratitudine. Quel giorno aveva creduto che ci che lo circondava fosse opera di mani infinitamente grandi e benevole, un dono compassionevole. Negli anni trascorsi da allora quel pensiero era andato perso.
Graham continuava a parlare. Parl di Dio che si svela al mondo tramite i miracoli e delle benedizioni intangibili che danno agli uomini la forza di superare pene e difficolt. Dio non fa che compiere miracoli, uno dopo l'altro afferm il predicatore. ... Dio dice: Se tu soffri, io ti dar la grazia per andare avanti.
Louie si sorprese a ripensare al momento in cui aveva ripreso i sensi nella fusoliera inabissata del Green Hornet, ai cavi che un attimo prima lo tenevano intrappolato e che poi erano inspiegabilmente scomparsi. E ripens al bombardiere giapponese che scendeva in picchiata e crivellava i canotti di pallottole. Eppure non un solo proiettile aveva colpito lui, Phil o Mac. Louie era precipitato in mondi insopportabilmente crudeli, eppure aveva resistito. Se rifletteva su quei ricordi, l'unica spiegazione che riusciva a trovare era quella in cui l'impossibile era possibile.
Ci che Dio chiede agli uomini, prosegu Graham,  la fede. E la sua invisibilit  il test pi autentico di tale fede. Per sapere chi sono coloro che lo vedono, Dio si rende invisibile.
Louie era lucido di sudore. Si sentiva sotto accusa, chiuso in angolo, soffocato da un impulso frenetico di fuga. Quando il predicatore chiese di chinare il capo e chiudere gli occhi, si alz in piedi di scatto, trascinandosi dietro Cynthia. Nessuno se ne pu andare disse Graham. Potete andarvene mentre sto predicando, ma non adesso. Ognuno di voi resti immobile e in silenzio. Che ogni capo si chini e tutti gli occhi si chiudano. Poi chiese ai fedeli di farsi avanti.
Louie si apr la strada passando davanti alle persone sedute nella sua fila e si avvi a passo di carica verso l'uscita. La mente era in tumulto. Si sentiva rabbioso, violento, prossimo a un'esplosione. Avrebbe voluto picchiare qualcuno.
Arrivato nella corsia centrale, si ferm. Cynthia, le file di teste chine, la segatura sotto i piedi, il tendone intorno a lui... tutto scomparve. Un ricordo a lungo represso in fondo alla mente, il ricordo da cui era fuggito la sera prima, era tornato.
Era a bordo del canotto. Vide il gentile Phil accasciato davanti a lui, lo scheletro di Mac che respirava, l'oceano infinito che si estendeva in ogni direzione, il sole, le sagome taglienti degli squali che nuotavano in cerchio intorno a loro, in attesa. Lui era solo un corpo sul canotto, e moriva di sete. Sent le labbra gonfie mormorare alcune parole. Era una promessa al cielo, una promessa che non aveva mantenuto, una promessa che si era consentito di dimenticare fino a quell'istante: Se mi salverai, ti servir per sempre. E allora, in piedi sotto un tendone da circo in una limpida serata nel centro di Los Angeles, Louie sent cadere la pioggia su di s.20
Fu l'ultimo flashback che ebbe in vita sua.21 Lasci il braccio di Cynthia e si volt verso Graham. Si sentiva estremamente vivo. Cominci a camminare.
Ecco disse Graham. Dio ti ha parlato. Vieni avanti.
Cynthia tenne gli occhi fissi sul marito per tutto il viaggio di ritorno a casa. Quando entrarono nell'appartamento, Louie punt dritto alla sua scorta di liquori. Era l'ora in cui di solito il bisogno di bere aveva la meglio su di lui, ma per la prima volta da anni non ne sentiva il desiderio. Port le bottiglie in cucina, le apr e vers il contenuto nell'acquaio. Poi sfrecci nell'appartamento, raccogliendo pacchetti di sigarette, una scorta segreta di riviste porno e tutto ci che apparteneva ai suoi anni sprecati. Scaric tutto nello scivolo dei rifiuti del palazzo.22
La mattina dopo si svegli sentendosi pulito. Per la prima volta in cinque anni, l'Uccello non si era materializzato nei suoi sogni. L'Uccello non sarebbe tornato mai pi.
Louie and a scovare la Bibbia che gli era stata data in dotazione negli Air Corps e che era stata spedita a sua madre quando l'avevano creduto morto. Raggiunse a piedi il Barnsdall Park, dove in tempi migliori era andato spesso con la moglie e dove Cynthia era andata spesso da sola durante le sue sbornie. Si mise a sedere sotto un albero e cominci a leggere.23
Rilassato nell'ombra e nel silenzio, avvert una profonda pace. Se ripensava alla sua storia, ci che ora risuonava dentro di lui non erano le sofferenze, ma l'amore divino che era convinto fosse intervenuto a salvarlo. Lui non era l'uomo spezzato, sconfitto e senza valore che l'Uccello aveva voluto a ogni costo farlo diventare. In un unico, silenzioso momento, tutta la sua rabbia, la paura, l'umiliazione e l'impotenza erano scivolate via. Quella mattina, ne era convinto, lui era una nuova creazione.
Cominci a piangere, sommessamente.
* Brani tratti dal sermone di Billy Graham The Only Sermon Jesus Ever Wrote e riprodotti per gentile concessione  1949 Billy Graham Evangelic Association. Tutti i diritti riservati. Trascrizione dell'Autrice da registrazione audio.
* Brani tratti dal sermone di Billy Graham Why God Allows Communism to Flourish and Why God Allows Christians to Suffer e riprodotti per gentile concessione  1949 Billy Graham Evangelic Association. Tutti i diritti riservati. Trascrizione dell'Autrice da registrazione audio.
...
.
...
39.
...
.
...
La luce dell'alba.
.
Era una fredda mattina d'autunno del 1950 e Louie stava risalendo una lunga strada pianeggiante verso un complesso di edifici spogli. A mano a mano che si avvicinava all'arco che sormontava l'ingresso sentiva il corpo tendersi sempre di pi. Al di l dell'arco che recava la scritta SUGAMO PRISON c'erano le guardie del vecchio campo di prigionia. Alla fine, dopo tanto tempo, Louie era tornato in Giappone.
Nell'anno trascorso dalla sera in cui era entrato nel tendone di Billy Graham, Zamperini aveva lavorato sodo per mantenere una promessa. Aveva cominciato una nuova vita come oratore cristiano, raccontando la sua storia in giro per tutti gli Stati Uniti. Era un lavoro che gli procurava modesti onorari e piccole offerte, sufficienti per consentirgli di pagare le bollette e, per centocinquanta dollari, l'acquisto di una DeSoto usata in sostituzione dell'auto che aveva perso come pegno di un prestito. Aveva messo insieme quel tanto che bastava per versare l'anticipo di una casa, ma era comunque cos povero che l'unico mobile dell'abitazione era la culla di Cissy. Faceva da mangiare su un fornelletto a una sola fiamma e dormiva, come Cynthia, in un sacco a pelo accanto alla culla. Gli Zamperini sopravvivevano a fatica, ma il loro rapporto era rinato e si era anche fatto pi profondo. Erano felici insieme.
Nei primi anni dopo la guerra il ritorno in Giappone era stato un'ossessione per Louie, il percorso che gli avrebbe permesso di uccidere l'uomo che gli aveva rovinato la vita. Ma i pensieri omicidi non avevano pi spazio dentro di lui. Era tornato in Giappone non per vendicarsi, ma per rispondere a una domanda.
Louie (a destra) davanti al carcere di Sugamo.

(Per gentile concessione di Louis Zamperini)

Era venuto a sapere che tutti i suoi aguzzini erano stati arrestati, condannati e reclusi a Sugamo. Zamperini adesso riusciva a pensare senza amarezza ai suoi carcerieri, perfino all'Uccello, ma in fondo alla mente c'era una domanda che continuava a tormentarlo. Se mai avesse rivisto quegli individui, la pace che aveva trovato avrebbe resistito? Con trepidazione, aveva deciso di andare a Sugamo e affrontare quegli uomini.1
La sera prima aveva scritto a Cynthia per dirle cosa stava per fare. Le aveva chiesto di pregare per lui.
Le ottocentocinquanta ex guardie sedevano a gambe incrociate sul pavimento di una vasta, disadorna sala comune. Louie studi quei visi.
All'inizio non riconobbe nessuno. Poi, in fondo alla sala, not una faccia che conosceva, poi un'altra, e un'altra ancora: Ricciolino, il Furbastro, Kono, Jimmie Sasaki. E c'era anche il Medicastro, che aveva inoltrato domanda di grazia chiedendo la commutazione della pena di morte. Guardandolo, Zamperini ripens a Bill Harris.
Una faccia per mancava: Louie non vedeva l'Uccello. Chiese al suo accompagnatore dove fosse Watanabe e gli venne risposto che non si trovava a Sugamo. Per cinque anni migliaia di poliziotti avevano setacciato il Giappone alla sua ricerca, ma non erano riusciti a trovarlo.
Mentre Louie faceva le valigie in vista del suo ritorno in Giappone, per Shizuka Watanabe era arrivato il grande momento: il 1o ottobre 1950, il giorno in cui suo figlio le aveva promesso di contattarla, se fosse stato ancora vivo. Mutsuhiro le aveva detto di recarsi nel distretto di Shinjuku di Tokyo; si sarebbero incontrati nello stesso ristorante dove si erano visti la volta precedente, due anni prima. Alle dieci e cinque di quella mattina i poliziotti videro Shizuka salire sul treno diretto al distretto di Shinjuku. A quanto si sa, Mutsuhiro non si fece vedere al ristorante.2
Shizuka and a Kofu e scese in un hotel, dove rimase sempre da sola e non ricevette alcuna visita. Per quattro giorni non fece che vagare per la citt. Poi all'improvviso part da Kofu e se ne and dall'albergo senza pagare il conto. I poliziotti interrogarono la direttrice dell'hotel. Alla domanda se Shizuka le avesse mai parlato di suo figlio, la donna rispose di s.
Mutsuhiro le aveva detto Shizuka  morto.3
In un angolo del soggiorno di casa, Shizuka avrebbe eretto un piccolo altare in onore di Mutsuhiro, una tradizione delle famiglie giapponesi in lutto. E ogni mattina avrebbe lasciato un'offerta in memoria del figlio.4
A Sugamo, Zamperini chiese al suo accompagnatore cosa ne fosse stato dell'Uccello. La risposta fu che si riteneva che l'ex sergente, ricercato, fuggitivo e disperato, si fosse suicidato.
Quelle parole non suscitarono particolari emozioni in Louie. Nel campo di prigionia Watanabe lo aveva costretto a vivere in un incomprensibile stato di violenza e degradazione. Spogliato della propria dignit, era tornato a casa solo per vivere una vita smarrita nel buio e aveva concentrato la sua rabbia sull'Uccello. Ma in una sera d'ottobre a Los Angeles aveva trovato, per usare le parole di Payton Jordan, la luce dell'alba. Quella sera il senso di vergogna e di impotenza che aveva generato il bisogno di odiare Watanabe era svanito. L'Uccello non era pi il suo mostro personale. Era soltanto un uomo.
Nel carcere di Sugamo, mentre veniva informato del destino di Watanabe, tutto ci che Louie vide fu un uomo perduto, una vita ormai al di l di ogni possibile redenzione. Prov qualcosa che non aveva mai sentito prima nei confronti del suo torturatore. Con un brivido di stupore, si rese conto che era compassione.
In quel momento dentro di lui scatt qualcosa. Era il perdono, bello, spontaneo e completo. Per Louie Zamperini la guerra era finita.
Prima che Louie se ne andasse da Sugamo, il colonnello che lo accompagnava chiese alle sue ex guardie di farsi avanti. In fondo alla sala, i detenuti si alzarono in piedi e avanzarono ciabattando nella corsia centrale. Si muovevano esitanti e guardavano Zamperini con espressione dimessa e vergognosa.
D'un tratto Louie fu preso da una infantile, vertiginosa esuberanza. Prima di rendersi conto di cosa stesse facendo, stava avanzando lungo la corsia. Perplessi e confusi, gli uomini che lo avevano maltrattato lo guardarono avvicinarsi con le mani tese e un sorriso radioso in viso.5
...
.
...
Epilogo.
...
.
...
In un giorno di giugno del 1954 un gruppo di ragazzi salt gi da un camion in fondo a una strada tortuosa nelle San Gabriel Mountains in California e socchiuse gli occhi alla luce del sole. Erano ragazzi dal pugno facile e l'espressione dura e quasi tutti avevano grande familiarit con i tribunali minorili e i riformatori. Insieme a loro c'era Louie, che li guard prendere confidenza con la sensazione della terra non asfaltata sotto i piedi e dello spazio privo di pareti. Gli sembrava di vedere la sua stessa giovinezza.
Fu cos che ebbe inizio il grande progetto di vita di Zamperini: il Victory Boys Camp, un campeggio per ragazzi senza fini di lucro. Forte solo di un'idea e di scarsissimi fondi, Louie aveva trovato un sito per il campeggio il cui affitto molto basso compensava lo stato di generale abbandono e poi aveva convinto diverse aziende a donare i materiali. Per due anni aveva manovrato un escavatore, spostato massi e scavato una piscina. Terminati i lavori, si era ritrovato con un bellissimo campeggio.1
Victory divent un tonico per ragazzi perduti. Veniva ammesso chiunque, compreso un ragazzo cos ingovernabile che Zamperini dovette essere nominato vicesceriffo per ottenerne la custodia. Accompagnava i suoi ospiti a pescare, a nuotare, a cavalcare, a fare gite e, in inverno, a sciare. Li guidava in escursioni in montagna, li faceva parlare dei loro problemi e si calava in discese a corda doppia insieme a loro. Proiettava film di orientamento professionale, vivendo per il giorno in cui un ragazzo, vedendo illustrare un particolare lavoro, avrebbe sussurrato: Ecco,  questo che voglio fare!. Ogni sera sedeva con i ragazzi davanti al fuoco e raccontava della sua giovinezza, della guerra e della strada che lo aveva portato alla pace interiore. Non calcava mai la mano sul cristianesimo, che tuttavia sottoponeva all'attenzione dei giovani come possibile opzione. Alcuni si convincevano, altri no, ma in entrambi i casi ragazzi che arrivavano a Victory da delinquenti spesso se ne andavano rinnovati e cambiati.
Quando non si occupava dei suoi campeggiatori, Louie se ne andava felice in giro per il mondo a raccontare la sua storia a un pubblico rapito, che andava da classi delle elementari a interi stadi. Stranamente, gli piaceva in modo particolare tenere le sue conferenze a bordo di navi da crociera; selezionava gli inviti, si trovava un piacevole viaggio e si rilassava sul ponte di prima classe con una bevanda ghiacciata in mano, contemplando l'oceano. Preoccupato dall'idea che accettando onorari importanti avrebbe scoraggiato scuole e piccoli gruppi dall'invitarlo, rifiutava compensi superiori a una modesta parcella. Riusc a guadagnare quel tanto necessario per assicurare a Cissy e al fratello minore, Luke, i pannolini, poi i blue jeans e infine il college. Come attivit secondaria, diresse il centro anziani della First Presbyterian Church a Hollywood.
Louie insegna ai suoi campeggiatori la discesa in corda doppia. (Per gentile concessione di Louis Zamperini)
Louie tedoforo alle Olimpiadi di Los Angeles del 1984. (Per gentile concessione di Louis Zamperini)
Nel corso degli anni ricevette un numero incredibile di premi e riconoscimenti. Il campo di volo Lomita Flight Strip, che era stato ribattezzato Zamperini Field mentre lui languiva a Naoetsu, gli venne dedicato non una, ma due volte. Una piazza dell'USC ebbe il suo nome, cos come lo stadio del liceo di Torrance. Nel 1980 qualcuno impose il suo nome a un cavallo da corsa grande e grosso, anche se, come corridore, Zamperini non fu mai all'altezza di Zamperini. La casa in Gramercy divent luogo di interesse storico. Louie venne scelto come tedoforo in cinque diverse Olimpiadi. Erano cos tanti i gruppi che esigevano di conferirgli un qualche riconoscimento che trovava difficile inserirli tutti in agenda.2
Il corpo di Zamperini teneva testa all'et e ai malanni. Con il tempo perfino la gamba malandata guar. A sessant'anni abbondanti, Louie continuava ad arrampicarsi sul Cahuenga Peak ogni settimana e correva il miglio in meno di sei minuti. A settant'anni scopr lo skateboard. A ottantacinque torn a Kwajalein con il progetto, che per non si realizz mai, di localizzare i resti dei nove marines i cui nomi erano stati incisi sulla parete della sua cella. Quando diventer vecchio disse, lanciando un pallone da football sulla spiaggia di Kwajalein ve lo far sapere.3 A novant'anni i suoi vicini di casa lo videro in precario equilibrio in cima a un albero del suo giardino, con una sega in mano. Quando Dio mi vorr mi prender disse a un incredulo Pete.4 Ma perch diavolo fai di tutto per aiutarlo? ribatt suo fratello. Gi nella decima decade della sua vita, tra una frattura e l'altra, lo si poteva vedere sugli sci mentre scendeva come una palla di cannone dalla pista.
Louie sullo skateboard a ottantun anni. (Per gentile concessione di Louis Zamperini)
Rimase sempre contagiosamente e incorreggibilmente allegro. Una volta disse a un amico che l'ultima occasione in cui ricordava di essersi arrabbiato risaliva a circa quarant'anni prima.5 La convinzione che tutto accada per una ragione e a fin di bene gli assicur una gioiosa serenit anche nei momenti pi duri. Verso la fine del 2008, a quasi novantadue anni, stava trasportando con un carrello una lastra di cemento gi dalle scale; le ruote del carrello si ruppero e Louie e la lastra precipitarono rovinosamente dagli scalini. Zamperini fin in ospedale con una frattura all'anca non grave e un pollice schiacciato.6 Percorrendo il corridoio dell'ospedale per raggiungere la sua stanza, la figlia Cissy sent gridare Ehi, Louie! dalla folla di amici che suo padre si era fatto tra il personale. Non ho mai conosciuto nessuno disse una volta Pete che non gli abbia voluto bene.7 Non appena usc dall'ospedale, Zamperini part per un'escursione di cinque chilometri.
Finita la guerra Phil ridivent Allen. Dopo il breve periodo durante il quale si era occupato di materie plastiche ad Albuquerque, torn con Cecy nella citt della sua giovinezza, La Porte, Indiana, dove entrambi trovarono impiego presso la locale scuola media, Allen come insegnante di scienze, Cecy come insegnante di inglese. Diventarono presto genitori di due bambini, una femmina e un maschio.
Allen non parlava mai della guerra. I suoi amici non gli facevano domande, timorosi di avventurarsi in un terreno doloroso. A parte le cicatrici sulla fronte, ricordo del disastro del Green Hornet, solo le sue abitudini lasciavano intuire cosa aveva passato. Dopo avere vissuto per settimane nutrendosi di albatros e sterne crudi, non mangi mai pi volatili. Aveva inoltre la curiosa tendenza a mangiare il cibo direttamente dalle scatolette, freddo. E quello che un tempo era stato lo spavaldo esibizionista della sua squadriglia non voleva neppure avvicinarsi a un aereo. L'America entr nell'et del jet, ma Allen continu a muoversi in auto. Solo molti anni pi tardi, quando sua figlia perse il marito in un incidente stradale, trov il coraggio di volare per raggiungerla.8
Allen Phillips legge la fiaba della sera ai suoi figli, Chris e Karen, 1952.

(Per gentile concessione di Karen Loomis)

Non torn mai in Giappone ed esternamente non sembrava nutrire alcun risentimento. Il massimo cui arrivava era la punta di irritazione che la gente pensava di notare in lui quando, quasi invariabilmente, veniva trattato come una banale nota a pi di pagina in quella che veniva celebrata come la storia di Zamperini.9 Se in effetti la cosa lo infastidiva, la sopportava con eleganza. Nel 1954 il programma televisivo This Is Your Life dedic una puntata a Louie, al quale don un orologio d'oro, una cinepresa, una station wagon Mercury e mille dollari. In quell'occasione Allen and in California per unirsi ai familiari e agli amici del suo vecchio compagno sul palcoscenico; indossava un elegante cravattino a farfalla e parl fissando il pavimento. Quando il gruppo si mise in posa per la foto di rito, Allen scivol dietro a tutti.10
Diventato anziano, si godette la vita da pensionato insieme a Cecy. Gioc moltissimo a golf, trasfer la sua passione di tifoso di baseball dai Sox ai Cubs e pass intere giornate seduto in silenzio. Pap deve essersi dondolato per migliaia di chilometri su quel dondolo in veranda dice sua figlia, Karen Loomis. A cosa pensasse, non lo so.11
Negli anni Novanta, diabete e problemi cardiaci si accanirono su di lui. Nel 1998, pochi mesi prima di morire, fu ricoverato in una casa di cura. Quando lo staff venne a conoscenza della sua storia, programm un evento in suo onore. Era probabilmente la prima volta che ci che aveva fatto durante la guerra veniva riconosciuto pubblicamente non in riferimento a Louie, ma di per s. Per l'unica volta nella sua vita, Allen fu un libro aperto. Mentre la gente gli si raccoglieva intorno per ascoltare affascinata il suo racconto, Karen vide una luce illuminargli il viso. Era, disse la figlia, un piccolo sorriso nascosto.12
Gli uomini che in prigionia erano stati amici di Louie tornarono alla vita civile seguendo ognuno la propria strada. Alcuni prosperarono, altri lottarono per il resto della vita. Ci fu anche una terribile perdita.
Bill Harris concluse la sua guerra in grande stile, passando da Omori al ponte della Missouri in occasione della resa del Giappone. Recuper le sue eccezionali capacit intellettuali, cancellate dalle percosse del Medicastro, e rientrato in patria si innamor perdutamente della figlia di un capitano di marina, la spos e divent padre orgoglioso di due bambine. Dopo avere pensato seriamente al congedo, decise di restare nei marines, arrivando al grado di tenente colonnello. Harris e Louie rimasero in contatto, scrivendosi e facendo progetti per rivedersi presto.
Bill Harris con la figlia Katey nel 1950. Pochi mesi dopo di Harris non si sapr pi nulla. (Per gentile concessione di Katherine H. Meares)

Nel settembre del 1950, mentre stava guidando lungo una superstrada, un'auto della polizia lo fece accostare: Harris doveva prendere il comando di un battaglione in Corea e doveva partire il giorno dopo. Prima di andarsene, disse a sua moglie che se la fortuna l'avesse abbandonato, non si sarebbe mai lasciato catturare di nuovo.
Non era ancora l'alba del 7 dicembre 1950 e Harris si trovava su una gelida montagna coreana insieme al suo esausto battaglione, che aveva vissuto combattimenti cos tremendi da avere perso tre quarti dei suoi componenti. Quella notte il battaglione doveva operare come retroguardia a difesa di un convoglio. Mentre attraversava nel buio un tratto aperto, il convoglio cadde nell'imboscata ad alzo zero di un'imponente unit cinese trincerata. Ci che Harris fece subito dopo divent leggenda nel corpo dei marines. Radun i suoi uomini e, sotto il tremendo fuoco nemico, li guid dritto contro i cinesi. Le perdite furono pesanti, ma il battaglione impegn i cinesi abbastanza a lungo da consentire al convoglio di allontanarsi.
Quando arriv l'alba nessuno riusc a trovare Harris. L'ultima volta che era stato visto stava risalendo una strada, armato di due fucili. I suoi uomini lo cercarono per ore, ma di lui non trovarono traccia. Conclusero che doveva essere stato catturato, di nuovo.
Per l'azione di quella notte Harris ottenne la Navy Cross, una decorazione seconda solo alla Medaglia d'Onore. Il generale Clifton Cates conserv la medaglia in un cassetto della sua scrivania nella speranza che Harris tornasse a casa a prenderla. Non accadde. Nessuno rivide pi il trentaduenne William Harris.
Quando i prigionieri di guerra americani vennero rilasciati dai nordcoreani, nessuno di loro rifer di averlo visto. Harris era semplicemente svanito.13
Molti anni dopo la famiglia ricevette una cassetta contenente ossa, pare restituite dalla Corea del Nord. Si disse che i resti potevano corrispondere a quelli di Harris, tuttavia la documentazione era cos incompleta che la famiglia non fu mai certa che fosse veramente Bill quello che seppellirono in un cimitero in Kentucky. Ci che accadde effettivamente in quella mattina del 1950 resta tutt'ora un mistero.
Dopo la guerra Pete spos una bella ragazza di Kansas City di nome Doris, ebbe tre figli e dedic la propria esistenza al lavoro per il quale era nato. Allen la squadra di football del liceo di Torrance, vincendo il campionato di categoria, poi pass al Banning di Wilmington, come allenatore di football e di discipline su pista. In trent'anni di gare al Banning conobbe una sola stagione perdente. Coach Zamperini era cos amato che al momento del suo pensionamento nel 1977 venne festeggiato da ottocento persone a bordo del Queen Mary.
I'm retired, my wife is just tired (Sono andato in pensione, mia moglie  stanca) era solito dire Pete; amava talmente quel motto che se lo fece stampare sui biglietti da visita. In realt il suo non fu mai un vero pensionamento. A novant'anni Pete allenava i bambini del suo quartiere con manubri ricavati da vecchi barattoli, esattamente come aveva fatto suo padre con Louie. Radunava i ragazzini sul suo marciapiede e organizzava gare, elargendo mezzo dollaro al vincitore di ogni corsa e un quarto di dollaro per il miglior tempo personale.
Era pi turbato dall'esperienza di guerra di Louie di quanto non fosse Louie stesso. Nel 1992 part per una spedizione di pesca oceanica come accompagnatore di un gruppo di studenti. Nonostante la barca di ventisette metri fosse nuova di zecca, l'idea di trovarsi in mare lo terrorizzava. Si present all'imbarco con un vasto, ridicolo assortimento di articoli salvavita, tra i quali una robusta sacca di plastica da usare come galleggiante d'emergenza, una torcia galleggiante, una cima lunga due metri, un fischietto e un coltellino tascabile a serramanico da usare per pugnalare l'eventuale squalo che avesse tentato di sbranarlo. Trascorse tutto il tempo della gita osservando con aria incerta l'oceano.
Al termine della sua vita, Pete restava affezionato e devoto a Louie come lo era stato in giovent. Assembl un voluminoso album di foto e ritagli di giornale riguardanti la vita di suo fratello ed era sempre disposto a passare interi pomeriggi parlando di lui. Una volta trascorse quasi tre ore al telefono con un giornalista vestito soltanto di un asciugamano. A novant'anni ricordava ancora i tempi delle corse di Louie fino al quinto di secondo, tre quarti di secolo dopo che il fratello li aveva fatti registrare. Come Payton Jordan, che arriv ad allenare la squadra americana di atletica per le Olimpiadi del 1968, Pete non smise mai di credere che Louie avrebbe potuto correre il miglio in quattro minuti parecchio tempo prima che Roger Bannister ci riuscisse nel 1954. Molti decenni dopo la guerra, Pete era ancora tormentato da ci che suo fratello aveva subito. Una volta, mentre ne descriveva l'odissea a un pubblico riunito per celebrarlo, dovette interrompersi per la commozione. Ci volle un po' prima che potesse continuare.
In un giorno di maggio del 2008 un'auto si ferm davanti alla casa di Pete a San Clemente e ne scese Louie. Era andato a salutare suo fratello. Pete era stato colpito da melanoma, che ormai aveva raggiunto il cervello. Virginia, la sorella pi piccola, era deceduta qualche settimana prima; Sylvia e Payton Jordan l'avrebbero seguita alcuni mesi dopo. Cynthia, bellissima e volitiva come sempre, era morta di cancro nel 2001, spegnendosi mentre il marito premeva il proprio viso contro il suo e le sussurrava: Ti amo. Louie, dichiarato morto pi di sessant'anni prima, sarebbe vissuto pi a lungo di tutti loro.
Pete era a letto, con gli occhi chiusi. Louie gli si sedette accanto e cominci a parlargli sottovoce, ripercorrendo le strade che avevano preso dopo che nel 1919 la polmonite li aveva portati in California. I due vecchi erano vicini, come quando da ragazzi, distesi fianco a fianco sullo stesso letto, aspettavano il Graf Zeppelin.
Louie parl del ragazzo tremendo che era stato e di tutto quello che Pete aveva fatto per salvarlo. Elenc la cascata di buone cose che erano scaturite dai gesti di generosit di Pete e parl delle vite fruttuose e significative che entrambi avevano trovato occupandosi di giovani. Tutti quei ragazzi, disse Louie sono parte di te, Pete.
Gli occhi di Pete si aprirono e, con improvvisa lucidit, si fermarono sul viso del fratello per l'ultima volta. Pete non poteva parlare, ma era raggiante.14
Nell'autunno del 1996 in un ufficio della First Presbyterian Church di Hollywood squill il telefono. Louie, all'epoca quasi ottantenne, sollev il ricevitore.
La voce all'altro capo della linea apparteneva a Draggan Mihailovich, un produttore della rete televisiva CBS. I Giochi Olimpici invernali del 1998 erano stati assegnati a Nagano e Louie aveva accettato l'invito a correre con la fiaccola a Naoetsu. Mihailovich stava girando un profilo di Zamperini che sarebbe stato trasmesso durante i Giochi ed era andato in Giappone per i preparativi. Chiacchierando con un conoscente davanti a una ciotola di tagliolini, aveva fatto una scoperta stupefacente.
Il produttore chiese a Louie se fosse seduto. Zamperini rispose di s. Mihailovich gli disse di tenersi forte.
L'Uccello  vivo.
Louie per poco non cadde dalla sedia.15
Il morto era rispuntato dalle tenebre in una notte del 1952. Era scomparso quasi sette anni prima. Watanabe scese da un treno a Kobe, attravers la citt e si ferm davanti a una casa il cui giardino era tagliato a met da un sentiero in pietra. Sua madre aveva sempre passato un periodo dell'anno in quell'edificio, ma Watanabe era stato in clandestinit talmente a lungo che non sapeva se fosse ancora cos. Si aggir nei dintorni, in cerca di qualche indizio. Sotto la luce del cancello, lesse il nome della madre.16
Per tutto il tempo in cui lo si era creduto morto, Watanabe si era nascosto nelle campagne. Aveva trascorso l'estate precedente pedalando da un villaggio all'altro: aveva collegato un carretto-frigo alla bicicletta ed era andato in giro a vendere gelati, invidiando i bambini che giocavano intorno a lui. A fine estate aveva ripreso a lavorare come bracciante agricolo nelle risaie. Poi, un giorno di marzo del 1952, leggendo il giornale gli occhi gli erano caduti su un articolo: l'ordine di arresto nei confronti dei ricercati per crimini di guerra era stato annullato. Sulla pagina del quotidiano compariva anche il suo nome.
La revoca dell'ordine d'arresto era il risultato di un'improbabile svolta della storia. Al termine del conflitto c'era stata un'immediata, fortissima pressione a livello mondiale perch i giapponesi che avevano maltrattato i prigionieri di guerra venissero puniti. I processi erano cominciati, ma ben presto si erano imposte nuove realt politiche. Mentre gli occupanti americani lavoravano per favorire il passaggio del Giappone alla democrazia e all'indipendenza, stava iniziando la Guerra Fredda. Il comunismo andava infiltrandosi in tutto l'Estremo Oriente e i leader americani cominciavano a considerare cruciale per la sicurezza nazionale una futura alleanza con il Giappone. Il punto dolente restava quello dei crimini di guerra; i processi erano estremamente impopolari in Giappone e avevano addirittura determinato la nascita di un movimento che chiedeva il rilascio di tutti i condannati. All'improvviso la richiesta di giustizia per gli ex prigionieri di guerra era in conflitto con gli obiettivi della sicurezza americana. Bisognava concedere qualcosa.17
Il 24 dicembre 1948, mentre l'occupazione iniziava ad allentare la sua presa, il generale MacArthur decret una amnistia di Natale per gli ultimi diciassette uomini in attesa di giudizio per crimini di guerra di Classe A, categoria in cui rientravano coloro che avevano guidato il conflitto.18 Gli accusati vennero rilasciati e alcuni di loro avrebbero poi avuto grande successo nella vita: l'ex indiziato Nobusuke Kishi, ritenuto responsabile dei lavori forzati imposti a centinaia di migliaia di cinesi e coreani, nel 1957 sarebbe diventato primo ministro.19 Le autorit americane giustificarono l'operazione sostenendo che la condanna degli imputati sarebbe stata comunque improbabile, ma la spiegazione non era certo convincente: gli oltre venti accusati di crimini di Classe A che erano gi stati processati erano stati tutti condannati. Perfino in Giappone era opinione comune che molti degli individui rilasciati fossero colpevoli.20
Dieci mesi dopo fu messa fine anche ai processi per crimini di Classe B e C, quelli riguardanti soggetti accusati di avere ordinato o perpetrato abusi e atrocit. L'ultimo imputato sottoposto a processo dagli Stati Uniti fu un ufficiale dell'esercito di nome Osamu Satano e la pena che gli venne inflitta rispecchiava la generale atmosfera di riconciliazione: accusato di avere decapitato un aviatore alleato, fu condannato a soli cinque anni di detenzione.21 All'inizio del 1950 MacArthur decret che tutte le pene inflitte ai criminali di guerra sarebbero state ridotte per buona condotta e che i condannati all'ergastolo avrebbero potuto richiedere la libert vigilata dopo quindici anni di detenzione.22 Poi nel 1951 gli Alleati e il Giappone firmarono il Trattato di Pace, che avrebbe messo fine all'occupazione. Il trattato sanciva la rinuncia degli ex prigionieri di guerra e delle loro famiglie al diritto di richiedere risarcimenti al Giappone e alle imprese giapponesi che avevano sfruttato il loro lavoro di schiavi. *23 Infine nel marzo del 1952, poco prima dell'entrata in vigore del trattato e della fine dell'occupazione, venne revocato l'ordine di arresto riguardante tutti i ricercati per crimini di guerra.24 Sebbene Watanabe figurasse nell'elenco dei latitanti, quasi nessuno credeva che fosse ancora vivo.
Mutsuhiro lesse l'articolo sull'argomento con grande diffidenza. Temendo che la polizia l'avesse fatto pubblicare per tendere una trappola, non torn a casa. Pass gran parte della primavera lavorando come pescivendolo, continuando a chiedersi se potesse davvero considerarsi libero. Poi, finalmente, decise di raggiungere di nascosto la madre.
Suon il campanello, ma non rispose nessuno. Suon di nuovo, pi a lungo, e sent dei passi sulle pietre del sentiero nel giardino. Il cancello si apr e comparve la faccia del fratello minore, che Watanabe aveva visto per l'ultima volta quando era ancora un ragazzino. Il fratello gli gett le braccia al collo e poi lo trascin in casa gridando felice: Mu-cchan  tornato!.
La fuga di Mutsuhiro Watanabe era finita. Durante la sua latitanza, molti dei suoi ex colleghi erano stati processati e condannati per crimini di guerra. Alcuni erano stati giustiziati. Gli altri non sarebbero rimasti in carcere a lungo. Nel quadro di riconciliazione nippo-americana, tutti, compresi i condannati all'ergastolo, sarebbero stati rilasciati in libert vigilata. Sembra che perfino Sueharu Kitamura, il Medicastro, sia stato rilasciato, nonostante la condanna a morte. Entro il 1958 tutti i criminali di guerra che non erano stati giustiziati sarebbero stati liberi e il 30 dicembre di quello stesso anno a tutti sarebbe stata concessa l'amnistia.25 Sugamo sarebbe stata rasa al suolo e l'epica odissea dei prigionieri di guerra in Giappone a poco a poco sarebbe sbiadita nella memoria del mondo.
In seguito Watanabe avrebbe ammesso che all'inizio del suo esilio aveva riflettuto a lungo sulla domanda se avesse o no commesso dei crimini. Alla fine aveva attribuito qualsiasi colpa non a se stesso, ma a una guerra empia, assurda e folle.26 Si considerava una vittima. Se mai ebbe sussulti di coscienza per ci che aveva fatto, se li scroll di dosso assicurandosi che la revoca dell'ordine di cattura equivaleva in pratica a un'assoluzione personale.
Provai una grande gioia, un senso di totale liberazione scrisse nel 1956 per il fatto di non essere colpevole.27
Watanabe si spos ed ebbe due figli. Apr un'agenzia di assicurazioni a Tokyo che a quanto pare gli procur ottimi profitti. Viveva in un lussuoso appartamento del valore di un milione e mezzo di dollari e aveva anche una casa per le vacanze sulla Gold Coast in Australia.28
Quasi tutti coloro al corrente dei suoi crimini credevano che fosse morto. In base alle sue stesse affermazioni, Watanabe si rec parecchie volte negli Stati Uniti, ma evidentemente non incontr mai ex prigionieri di guerra. Poi, nei primi anni Ottanta, un ufficiale americano in visita in Giappone sent qualche voce secondo cui l'Uccello era ancora vivo.29 Nel 1991 Bob Martindale venne informato che un veterano giapponese aveva visto a un evento sportivo un uomo che riteneva essere Watanabe. Degli altri prigionieri di guerra, pochi, o forse nessuno, sentirono parlare dell'episodio. Louie rimase nella sua ignoranza, convinto che l'Uccello si fosse suicidato decenni prima.
Nell'estate del 1995, cinquantesimo anniversario della sua fuga da Naoetsu, Watanabe aveva settantasette anni. I capelli si erano ingrigiti, la postura imperiosa si era curvata. Sembrava essere riuscito ad arrivare alla conclusione della sua vita senza dover affrontare pubblicamente il suo passato. Ma quell'anno era finalmente pronto ad ammettere di avere maltrattato altri essere umani. Forse provava davvero rimorso. Forse, con l'avvicinarsi della morte, lo turbava il pensiero di essere ricordato come un demonio e desiderava cancellare quell'immagine. O forse era motivato da quella stessa vanit che lo aveva divorato durante la guerra e sperava di servirsi della sua spregevole storia, e delle sue vittime, per richiamare l'attenzione su di s, magari suscitare addirittura ammirazione con la propria contrizione. Quell'estate, quando Peter Hadfield, un giornalista del Daily Mail di Londra, buss alla sua porta, Watanabe lo fece entrare.
Seduto in soggiorno, la mano simile a una zampa stretta intorno a un bicchiere di cristallo colmo di vino, finalmente parl dei prigionieri di guerra.
Comprendo la loro amarezza e che possano chiedersi perch fossi cos severo. Ma oggi sento di volermi scusare. Chiedo profondamente scusa... Ero severo. Molto severo.
Mim l'atto di sferrarsi un pugno al mento. Se gli ex prigionieri vogliono, sono disposto a lasciarli entrare qui e a colpirmi, a picchiarmi.
Sostenne di avere usato solo le mani per punire gli internati, un'affermazione che avrebbe fatto infuriare gli uomini che erano stati presi a calci, colpiti con la spada da kendo e la mazza da baseball, frustati in faccia con la cintura. Watanabe disse che aveva solo cercato di insegnare ai prigionieri la disciplina militare e dichiar di avere agito in base agli ordini. Se durante la guerra io fossi stato pi colto e istruito, penso che sarei stato pi gentile, pi amichevole. Ma mi era stato insegnato che i prigionieri si erano arresi e che quella era una cosa vergognosa. Io non sapevo niente della Convenzione di Ginevra, cos chiesi al mio superiore e lui mi rispose: Qui non siamo a Ginevra, siamo in Giappone.
C'erano due persone dentro di me continu Watanabe. Una che eseguiva gli ordini militari e l'altra che era pi umana. A volte sentivo di avere buon cuore, ma il Giappone a quei tempi aveva un cuore cattivo. In tempi normali non avrei mai fatto cose del genere.
La guerra  un crimine contro l'umanit concluse. Sono felice che il nostro primo ministro si sia scusato per la guerra, ma non capisco perch non si scusi l'intero governo. Abbiamo un pessimo gabinetto.30
Dopo l'intervista, un giornalista del Daily Mail rintracci Tom Wade e gli rifer che Watanabe aveva chiesto perdono. Accetto le sue scuse e gli auguro serenit negli anni della vecchiaia dichiar Wade. Non  bene continuare a odiare dopo cos tanto tempo.
Alla domanda se gli sarebbe piaciuto accettare l'offerta di Watanabe di andare a casa sua per picchiarlo, Wade rispose di no, poi per ci ripens.
Magari un bel pugno, uno solo ammise.
Sembra che l'articolo del Daily Mail sia comparso soltanto in Gran Bretagna. Solo quasi un anno dopo Zamperini venne a sapere che Watanabe era ancora vivo. La sua prima reazione fu dichiarare che voleva rivederlo.
Nei decenni successivi alla guerra il campo di Naoetsu sprofond nell'abbandono e nel degrado. Gli abitanti del villaggio non parlavano mai di ci che era accaduto l e, con il passare del tempo, il ricordo and in gran parte smarrito. Ma nel 1978 un ex prigioniero di guerra scrisse una lettera agli insegnanti del liceo di Naoetsu, iniziando cos un dialogo che fece conoscere a molti residenti la tragedia che si era consumata nel loro villaggio. Dieci anni dopo l'ex prigioniero di guerra Frank Hole torn nel villaggio di Naoetsu, che nel frattempo si era fuso con un altro formando la cittatina di Joetsu. Hole piant tre giovani eucalipti davanti al municipio e consegn alle autorit cittadine una targa in memoria dei sessanta australiani deceduti nel campo.
Appresa la storia dei prigionieri di guerra, gli abitanti di Joetsu reagirono con solidariet e simpatia. Alcuni di loro diedero vita a un gruppo il cui scopo era la creazione di un parco della pace per onorare la memoria dei prigionieri e promuovere la riconciliazione. Uno dei membri fondatori era Shoichi Ishizuka, un veterano che era stato prigioniero degli americani ed era stato trattato con tale cortesia che parlava della propria esperienza come della sua fortunata vita carceraria. Quando seppe ci che i suoi omologhi alleati avevano subito nel suo stesso villaggio, rimase sconvolto. Venne fondata un'associazione, inizi una raccolta di fondi e in citt furono organizzate mostre. Se il progetto avesse avuto successo, Joetsu sarebbe stata, tra le novantuno citt giapponesi sedi di campi di prigionia, la prima a dedicare un monumento agli uomini che l avevano sofferto ed erano morti.31
L'85 per cento degli abitanti di Joetsu vers un contributo al fondo per il parco, ma l'iniziativa suscit comunque accese controversie. Alcuni residenti si opposero con veemenza al progetto, formulando minacce di morte e giurando di abbattere il monumento e di incendiare le case dei sostenitori. Tenendo presente l'obiettivo della riconciliazione, il comitato promotore cerc la partecipazione dei familiari delle guardie che erano state condannate e impiccate, i quali per si rifiutarono di collaborare temendo l'ostracismo della citt. Per onorare il dolore delle famiglie di entrambe le parti combattenti, il comitato propose la creazione di un unico memoriale per i prigionieri e le guardie giustiziate, ma l'idea offese profondamente gli ex internati. A un certo punto si arriv quasi a rinunciare al progetto.
Alla fine prevalse lo spirito di riconciliazione. Nell'ottobre del 1995, nel sito dell'ex campo di Naoetsu venne inaugurato il parco della pace, il cui punto focale erano le statue di due angeli in volo sopra un cenotafio su cui era posata la targa di Hole. In un diverso monumento, distante pochi metri, venne posta una targa in memoria delle otto guardie impiccate. Dietro richiesta delle famiglie, sulla targa non compariva alcun nome, ma solo una semplice scritta: Otto stelle nel cielo sereno.
All'inizio del 1997 Draggan Mihailovich della CBS arriv a Tokyo deciso a trovare Watanabe. Era in possesso di un indirizzo e di un numero di telefono. Il responsabile della sede giapponese della CBS chiam il numero e parl con la moglie di Watanabe, la quale disse che suo marito non poteva ricevere nessuno: era gravemente malato e costretto a letto. Mihailovich chiese al collega giapponese di richiamare per formulare i migliori auguri di pronta guarigione. Gli auguri funzionarono: la signora Watanabe dichiar che il marito era all'estero per affari e di non sapere quando sarebbe tornato.
Consapevole che lo si voleva evitare, Mihailovich si appost nei pressi della casa e dell'ufficio di Watanabe. Aspett per ore, ma il giapponese non si fece vedere. Proprio quando stava per perdere ogni speranza, sent squillare il cellulare: era il capufficio giapponese della CBS, al quale Watanabe aveva appena telefonato a seguito della sua chiamata. Informato che i produttori avevano un messaggio di Louis Zamperini per lui, aveva accettato di incontrarli in un hotel di Tokyo.
Mihailovich prese una stanza nell'hotel dell'appuntamento e vi sistem una troupe televisiva. Dubitando che Watanabe avrebbe accettato un'intervista formale, attrezz un suo operatore con una minuscola telecamera nascosta nel berretto da baseball. L'Uccello si present all'ora stabilita.
Si sedettero nella hall e Watanabe ordin una birra. Mihailovich gli spieg che la CBS stava girando un profilo di Louis Zamperini. Il giapponese riconobbe immediatamente il nome. Seicento prigionieri disse. Zamperini numero uno.
Bob Simon, il giornalista della CBS che avrebbe condotto il programma in video, pensava che quella probabilmente sarebbe stata la sua unica occasione per rivolgere qualche domanda a Watanabe e perci cominci a interrogarlo sul trattamento che aveva riservato a Louie. Watanabe rimase sorpreso. Disse qualcosa a proposito del fatto che Zamperini era una brava persona e che lui, Watanabe, odiava la guerra. Dichiar che la sua preoccupazione principale era stata quella di proteggere i prigionieri, perch se fossero fuggiti dal campo i civili li avrebbero uccisi. Alla domanda sul perch il suo nome fosse stato sulla lista dei criminali di guerra pi ricercati, sbuff con un'espressione che sembrava quasi orgoglio. Io sono numero sette precis. Numero uno  Tojo. La latitanza, aggiunse, era stata molto penosa.
Gli americani gli chiesero se fosse disposto a salire in camera per registrare una vera intervista davanti alle telecamere. Watanabe domand se sarebbe stata trasmessa in Giappone. Mihailovich rispose di no e, con sua grande sorpresa, il giapponese accett.
Di sopra, mentre le telecamere riprendevano la scena, gli venne passata una foto di un giovane, sorridente Louie in piedi sulla pista d'atletica. Simon part all'attacco.
Zamperini e gli altri prigionieri la ricordano come la pi brutale di tutte le guardie. Lei come lo spiega?
La palpebra destra di Watanabe cominci ad abbassarsi. Mihailovich si sentiva a disagio.
Non mi erano stati impartiti ordini militari disse l'ex sergente, contraddicendo quanto aveva affermato nell'intervista del 1995. A causa dei miei convincimenti personali, ho trattato i prigionieri rigorosamente come nemici del Giappone. Conoscevo bene Zamperini. Se dice di essere stato picchiato da Watanabe, allora una cosa del genere probabilmente  accaduta nel campo, se considerate i miei sentimenti personali di allora.
Sollev la testa, sporse il mento e punt uno sguardo duro su Simon. Disse che i prigionieri si lamentavano di cose banali e si riferivano ai giapponesi con epiteti ingiuriosi. Cose che lo facevano infuriare. Con centinaia di prigionieri, aggiunse, era sottoposto a un'enorme pressione.
Pugni e calci nella societ occidentale sono considerati crudeli. Un comportamento crudele prosegu, parlando molto lentamente. Tuttavia ci sono state occasioni nel campo di prigionia in cui pugni e calci erano inevitabili.
Al termine dell'intervista Watanabe sembrava scosso e arrabbiato. Informato che Zamperini sarebbe tornato in Giappone e che desiderava incontrarlo per offrirgli il suo perdono, Watanabe rispose che lo avrebbe incontrato e si sarebbe scusato, purch fosse ben chiaro che si trattava di scuse personali, e non da parte delle forze armate giapponesi.
Mentre il set veniva smontato, Mihailovich formul un'ultima richiesta. Watanabe era disposto a farsi riprendere mentre camminava in strada? A quanto pareva, era proprio quello per cui Watanabe si era presentato. L'ex sergente si mise il berretto, usc sul marciapiede, si volt e prese ad avanzare verso la telecamera. Camminava esattamente come aveva fatto in parata davanti ai suoi prigionieri: testa alta, petto in fuori, sguardo imperioso.32
Qualche mese dopo, mentre si preparava a tornare in Giappone per correre con la fiaccola olimpica, Louie sedette alla scrivania e riflett per ore. Poi accese il computer e cominci a scrivere.
A Matsuhiro [sic] Watanabe.
Come risultato della mia esperienza di prigioniero di guerra sotto il suo irragionevole e inaccettabile regime, la mia vita postbellica  stata un incubo. Ci che mi ha portato a odiare a dismisura non  stato tanto il dolore o la sofferenza, quanto la tensione dello stress e dell'umiliazione.
Sotto il suo regime i miei diritti, non solo come prigioniero di guerra ma anche come essere umano, mi erano stati strappati.  stata una lotta conservare abbastanza dignit e speranza per sopravvivere fino alla fine della guerra.
Gli incubi del dopoguerra mi avevano distrutto la vita, ma grazie a un confronto con Dio tramite l'evangelista Billy Graham, ho dedicato la mia vita a Cristo. L'amore ha sostituito l'odio che provavo per lei. Cristo ha detto: Perdona i tuoi nemici e prega per loro.
Come probabilmente sa, sono tornato in Giappone nel 1952 [sic] e in quell'occasione mi  stato cortesemente concesso di parlare con tutti i criminali di guerra giapponesi detenuti nel carcere di Sugamo... Avevo chiesto di lei e mi era stato detto che probabilmente aveva commesso hara-kiri, cosa che mi aveva molto rattristato. In quel momento, come in altri, io l'ho perdonata e oggi spero che anche lei possa diventare cristiano.
Louis Zamperini
Louie ripieg la lettera e la port con s in Giappone.33
L'incontro non ebbe mai luogo. La CBS contatt Watanabe per informarlo che Zamperini voleva andare a trovarlo. Il giapponese praticamente sput la sua risposta: no.
Quando Louie arriv a Joetsu, aveva ancora la lettera con s. Qualcuno promise di consegnarla all'Uccello. Se Watanabe la ricevette, non rispose mai.34
Mutsuhiro Watanabe mor nell'aprile del 2003.35
La mattina del 22 gennaio 1998 i fiocchi di neve volteggiavano fitti e leggeri sul villaggio che un tempo si era chiamato Naoetsu. Louis Zamperini, a quattro giorni dal suo ottantunesimo compleanno, aspettava in piedi in un vortice bianco sul bordo di una strada fiancheggiata da cumuli di neve. Il corpo era logoro e avvizzito, la pelle graffiata dalle rughe che tracciavano la mappa della sua vita. Il vecchio ciuffo ribelle di capelli neri si era diradato in una spruzzata bianca, ma gli occhi azzurri lanciavano ancora scintille. Nell'anulare della mano destra era ancora visibile una cicatrice, l'ultimo segno lasciato al mondo dal Green Hornet.
Finalmente arriv il momento. Zamperini tese la mano e qualcuno gli pass la torcia olimpica. Le gambe non potevano pi tendersi e spingere come un tempo, ma erano ancora ben salde. Louie alz la torcia, si inchin e cominci a correre.
Tutto ci che riusciva a vedere, in ogni direzione, erano sorridenti visi giapponesi. C'erano bambini che sbirciavano da sotto i cappucci, uomini che un tempo avevano lavorato di fianco ai prigionieri di guerra nell'acciaieria, civili che scattavano foto, applaudivano, salutavano, lo incitavano, e centoventi soldati giapponesi disposti su due colonne per lasciargli libero il passaggio. Louie attravers correndo il luogo dove un tempo era stato rinchiuso in gabbia e dove un uomo dagli occhi neri era riuscito a strisciare fin dentro di lui. Ma le gabbie erano scomparse da molto tempo, cos come l'Uccello. Di loro non c'era pi traccia tra le voci, la neve che cadeva e quell'uomo anziano che correva, felice.36
...
.
....
FINE.
...
.
...
NOTE finali.
.
I War Crimes Acts emessi dagli Stati Uniti nel 1948 e nel 1952 riconobbero a ogni ex prigioniero di guerra, se in grado di provare di non avere ricevuto la quantit e la qualit di cibo previste dalla Convenzione di Ginevra, un dollaro per ogni giorno di prigionia, pi un dollaro e cinquanta se fosse stato in grado di provare di avere subito trattamenti disumani e/o di essere stato costretto a lavori forzati.
.
L'indennit massima ammontava quindi a due dollari e cinquanta per ogni giorno di prigionia. In base al Trattato di Pace, beni e propriet giapponesi per un importo pari a 12,6 milioni di dollari vennero distribuiti a ex prigionieri di guerra, ma dato che gli americani ricevevano gi la modesta indennit dei War Crimes Acts, ebbero la precedenza i prigionieri di altre nazioni.
.
Tutte le lettere scritte da o indirizzate a Louis Zamperini, cos come quelle dei suoi familiari e i diari, se non diversamente specificato fanno parte dell'archivio di Louis Zamperini.
Tutte le lettere tra i membri della famiglia Phillips, cos come le memorie inedite A Life Story di Kelsey Phillips, fanno parte dell'archivio di Karen Loomis.
.
Tutte le interviste sono state effettuate dall'Autrice, salvo se diversamente specificato. Poich a Louis Zamperini sono state fatte settantacinque interviste, le citazioni di queste ultime non sono datate.
...
.
...
Ringraziamenti.
.
Sar un soggetto pi facile di Seabiscuit mi disse una volta Louie perch io almeno posso parlare.
Quando finii di scrivere il mio primo libro, Seabiscuit - Un mito senza tempo, ero sicura che non avrei pi trovato un soggetto in grado di affascinarmi come quel purosangue dell'epoca della Grande Depressione e la squadra di uomini che avevano creduto in lui. Dopo il mio primo colloquio con l'apparentemente immortale e contagiosamente effervescente Louie Zamperini, cambiai idea.
Quella conversazione segn l'inizio del mio viaggio lungo sette anni attraverso l'inverosimile vita di Louie. Ho raccolto frammenti della sua storia dai ricordi di atleti olimpionici, di ex prigionieri di guerra ed ex aviatori, di veterani giapponesi e di familiari e amici che un tempo avevano costituito il fronte domestico; da diari, lettere, saggi e telegrammi, molti dei quali scritti da uomini e donne morti tanto tempo fa; da documenti militari e fotografie sbiadite; da memorie inedite sepolte in cassetti di scrivanie; da cataste di dichiarazioni giurate e verbali di processi per crimini di guerra; da documenti dimenticati in archivi di luoghi lontani come Oslo e Canberra. Alla fine del mio viaggio la vita di Louie mi era familiare quanto la mia. Quando voglio sapere cosa mi  successo in Giappone ha detto una volta Zamperini ai suoi amici telefono a Laura.
Nel consentirmi di entrare nel suo mondo, Louie non avrebbe potuto essere pi cortese. Ha sopportato qualcosa come settantacinque interviste, rispondendo a migliaia di domande senza mai spazientirsi n lamentarsi.  sempre stato piacevolmente sincero, pronto ad ammettere le sue mancanze e a ridimensionare qualche abbellimento di troppo di alcuni articoli di giornale. E la sua memoria si  dimostrata stupefacente: quasi ogni volta che facevo un controllo incrociato, confrontando i suoi racconti con articoli di giornale, registrazioni ufficiali e altre fonti, le sue ricostruzioni risultavano esatte fino al pi piccolo dettaglio, anche quando i fatti in questione risalivano pi o meno a ottantacinque anni prima.
Incredibile raccoglitore compulsivo, Louie sembra avere conservato ogni oggetto della sua vita, dal cartello DO NOT DISTURB che sottrasse a Jesse Owens a Berlino al pettorale di carta che indossava quando nel 1934 polverizz il record interscolastico sul miglio. Uno dei suoi album di ritagli di giornale, che copre solo gli anni dal 1917 al 1938, pesa ventinove chili. Louie si offr di mandarmelo e lo consegn a Debie Ginsburg, un'amica purtroppo scomparsa, la quale in qualche modo riusc a trascinarlo fino all'ufficio di un corriere. Zamperini mi ha fatto avere anche parecchi altri album (fortunatamente pi leggeri), centinaia di foto e di lettere, i suoi diari e reperti preziosi come lo scolorito ritaglio di giornale che aveva con s nel portafoglio a bordo del canotto. Tutto questo materiale, raccontandomi la storia di Zamperini con immediatezza e dettagli rivelatori,  stato un autentico tesoro per me. Sono immensamente grata a Louie per avermi affidato cose a lui cos care e per avermi accolta nella storia della sua vita.
Pete Zamperini, Sylvia Zamperini Flammer e Payton Jordan non hanno vissuto abbastanza per vedere il completamento di questo libro, ma hanno avuto un ruolo enorme nella sua creazione, condividendo con me una vita intera di ricordi, alcuni dei quali straordinari. Ci sono state tantissime gioie per me durante la stesura di questo libro e le lunghe conversazioni con Pete, Sylvia e Payton sono state sicuramente tra le pi intense. Ringrazio anche Harvey Flammer, Cynthia Zamperini Garris, Ric Applewhite e la scomparsa Marge Jordan per avermi raccontato le loro storie su Louie e Cynthia.
Karen Loomis, la figlia di Russell Allen Phillips e di sua moglie Cecy, mi ha accompagnato attraverso la storia della sua famiglia e mi ha mandato le lettere d'amore che il padre scrisse a sua madre durante la guerra, album, fotografie, ritagli di giornale e le memorie di sua nonna. Grazie a Karen, ho potuto sbirciare nella vita del silenzioso, modesto pilota noto come Phil e scoprire l'uomo coraggioso e paziente nascosto sotto la superficie. Un giorno o l'altro riuscir ad andare in Georgia per mantenere la vecchia promessa di mangiare qualche muffin in compagnia di Karen. I miei ringraziamenti vanno anche alla figlia di Bill Harris, Katey Meares, che mi ha mandato le foto di famiglia e mi ha parlato di quel padre che ha perso troppo presto, raccontandomi di quando faceva la verticale in cucina per far ridere le sue bambine. Ringrazio anche Monroe e Phoebe Bormann, Terry Hoffman e Bill Perry per i loro racconti su Phil e Cecy.
Per gli uomini che dovettero sopportare il campo di prigionia, parlare della guerra  spesso un'esperienza dolorosa e sono profondamente grata ai molti ex prigionieri di guerra che hanno condiviso con me i loro ricordi, a volte in lacrime. Non dimenticher mai la generosit di Bob Martindale, Tom Wade e Frank Tinker, che per molte ore hanno riportato in vita per me il campo di prigionia e l'Uccello. Milton McMullen mi ha descritto Omori, le attivit rivoltose dei prigionieri e il giorno in cui fece deragliare un treno. Johan Arthur Johansen mi ha raccontato di Omori e ha condiviso con me i suoi numerosi scritti sui campi di prigionia. Il defunto Ken Marvin mi ha parlato degli ultimi pancake che mangi a Wake prima dell'arrivo dei giapponesi, di Naoetsu sotto l'Uccello e del suo insegnamento di un inglese ridicolmente oltraggioso a una guardia giapponese. Glenn McConnell mi ha parlato di Ofuna, dell'anatra Gaga e del pestaggio di Bill Harris. Lo scomparso John Cook mi ha raccontato del lavoro da schiavi a Naoetsu e mi ha permesso di leggere le sue memorie inedite. Ringrazio anche gli ex prigionieri Fiske Hanley, Bob Hollingsworth, Raleigh Dusty Rhodes, Joe Brown, V.H. Spencer, Robert Cassidy, Leonard Birchall, Joe Alexander, Minos Miller, Burn O'Neill, Charles Audet, Robert Heer, Paul Cascio e i familiari di prigionieri J. Watt Hinston, Linda West, Kathleen Birchall, Ruth Decker, Joyce Forth, Marian Tougas, Jan Richardson, Jennifer Purcell, Karen Heer e Angie Giardina.
Stanley Pillsbury ha trascorso molti pomeriggi al telefono con me, rivivendo i giorni a bordo del suo amato Super Man, il raid di Natale su Wake e il momento in cui abbatt uno Zero sopra Nauru. Frank Rosynek, un affabulatore nato, mi ha inviato le sue memorie inedite, Not Everybody Wore Wings, e mi ha scritto descrivendomi il bombardamento di Funafuti e il miracoloso ritorno di Louie dal regno dei morti. Lester Herman Scearce e i defunti piloti John Joseph Deasy e Jesse Stay mi hanno parlato di Wake, Nauru, Funafuti e della ricerca dell'equipaggio perduto del Green Hornet. Martin Cohn mi ha descritto la vita della squadriglia alle Hawaii, John Krey mi ha raccontato della scomparsa e riapparizione di Louie. Byron Kinney ha rievocato per me il giorno in cui vol con il suo B-29 sopra Louie a Naoetsu e ascolt via radio la resa dei giapponesi mentre rientrava in volo a Guam. John Weller mi ha spiegato il lavoro spaventosamente complesso del navigatore di un B-24.
Sono profondamente grata a numerose persone di nazionalit giapponese che hanno parlato con sincerit di un momento buio nella storia del loro paese. Yuichi Hatto, il contabile del campo di Omori e amico dei prigionieri,  stato una fonte preziosa di informazioni sull'Uccello, su Omori e sulla vita del soldato giapponese, rispondendo alle mie domande per iscritto, nella sua seconda lingua, quando non era possibile parlare al telefono. Yoshi Kondo mi ha parlato della fondazione del parco della pace di Joetsu e Shibui Genzi mi ha scritto illustrandomi la vita giapponese a Naoetsu. Toru Fukubayashi e Taeko Sasamoto, storici del POW Research Network Japan, hanno risposto alle mie domande e mi hanno indirizzato verso varie fonti.
La deliziosa Virginia Toots Bowersox Weitzel, amica di Louie fin dall'infanzia, ha registrato su cassetta per me le canzoni pi popolari alla Torrance High School negli anni Trenta, corredandole con storie dell'epoca in cui era cheerleader. Toots, che se n' andata poco prima che questo libro fosse stampato, mi ha raccontato dell'imboscata tesa a Louie il giorno del suo sedicesimo compleanno, del tifo che faceva per lui quando correva sulla pista di Torrance con Pete e di quando giocava a football con Louie di fronte al Kellow's Hamburg Stand a Long Beach. Toots  stata l'unica persona ultranovantenne ossessionata da American Idol che io abbia mai conosciuto. Le olimpioniche Velma Dunn Ploessel e Iris Cummings Critchell mi hanno fatto vivide descrizioni delle loro esperienze a bordo della USS Manhattan e ai Giochi di Berlino. Draggan Mihailovich mi ha raccontato del suo straordinario incontro con l'Uccello. Georgie Bright Kunkel mi ha scritto a proposito di suo fratello, il grande Norman Bright.
Mentre ricostruivo il viaggio di Louie attraverso la storia, molte persone hanno fatto davvero di tutto per aiutarmi a reperire informazioni e a ricavarne un senso. Con la collaborazione dell'ex puntatore dell'USAAF Robert Grenz, William Darron dell'Army Air Force Historical Association mi ha portato a casa un sistema di puntamento Norden, l'ha sistemato in sala da pranzo, ci ha piazzato sotto una ripresa aerea dell'Arizona e mi ha insegnato come bombardare Phoenix. Durante l'intera stesura di questo libro, Bill  sempre stato lieto di rispondere a tutte le mie domande. Gary Weaver della Disabled American Veterans si  arrampicato per me a bordo di un B-24 per riprenderne l'interno; grazie a Gary Sinise per avermi messo in contatto con il signor Weaver. Charlie Tilghman, che pilota un B-24 restaurato per la Commemorative Air Force, mi ha insegnato come si fa volare un Liberator.
Quando sono stata troppo ammalata per recarmi ai National Archives, Peggy Ann Brown e Molly Brose ci sono andate per me, avventurandosi tra voluminose documentazioni relative a prigionieri e crimini di guerra e consegnandomi alcuni dei miei materiali pi importanti. John Brodkin mi ha battuto a macchina le citazioni e per evitarmi le vertigini  salito sul tavolo della mia sala da pranzo per fotografare dall'alto immagini dall'album dei ritagli di Louie. Nina B. Smith ha tradotto dal norvegese documenti di prigionieri di guerra e Noriko Sanefuji ha tradotto le mie lettere alle e dalle fonti giapponesi. Julie Wheelock ha trascritto molte delle mie interviste, sforzando l'udito per capire voci di anziani registrate dal mio quasi altrettanto anziano registratore. Gail Morgan della Torrance High School Alumni Association ha scavato negli archivi scolastici alla ricerca di foto di Louie.
Desidero ringraziare anche Draggan Mihailovich, Christopher Svendsen e Sean McManus della CBS, i quali mi hanno gentilmente permesso di visionare la videocassetta di una trasmissione della CBS del 1998 su Louie mai andata in onda. Il Roger Mansell's Center for Research, Allied POWs Under the Japanese (http://www.mansell.com/pow-index.html)  stato un'importante fonte di informazioni sui campi di prigionia; grazie anche allo storico Wes Injerd, che lavora per il sito di Mansell. Jon Hendershott, direttore associato di Track and Fields News, mi ha aiutato a decifrare i confusi dati relativi ai record sul miglio degli anni Trenta. Paul Lombardo, autore di The One Sure Cure: Eugenetics, the Supreme Court and Buck v. Bell, e Tony Platt, autore di Bloodlines: Recovering Hitler's Nuremberg Laws, mi hanno fornito informazioni sull'eugenetica. Rick Zitarosa della Naval Lakehurst Historical Society ha risposto alle mie domande sul Graf Zeppelin. Janet Fisher del Northeast Regional Climate Center, Janet Wall del National Climatic Data Center e il professor Keith Heidorn del Weather Doctor (http://www.islandnet.com/~see/weather/doctor.htm) hanno risposto alle mie domande riguardanti le condizioni meteo. Il dottor Fred Gill mi ha aiutata a comprendere la natura della ferita alla testa di Phil. Con i suoi chiarimenti il professor Charles Stenger ha eliminato la mia confusione riguardante le statistiche relative ai prigionieri di guerra.
Il lavoro svolto con Yvonne Kinkaid e il colonnello J.A. Saaverda (in congedo) del Reference Team, Analysis and Reference Division, Air Force Historical Research and Analysis, Bolling Air Force Base, e con lo straordinariamente disponibile colonnello Frank Trippi (in congedo), ha portato alla luce montagne di documenti dell'AAF. Sono grata anche al tenente colonnello Robert Clark, USAF (in congedo), dell'Air Force Historical Studies Office, Bolling Air Force Base; Will Mahoney, Eric Van Slander e Dave Giordano dei National Archives; Cathy Cox e Barry Spink dell'Air Force Historical Research Agency, Maxwell Air Force Base; e Carol Leadenham, aiuto archivista presso gli Hoover Institution Archives. Ringrazio anche il mio caro amico colonnello Michael C. Howard, USMC (in congedo), che ha collaborato con il capitano William Rudich, USN (in congedo), il tenente colonnello Todd Holmquist, USMC, il maggiore Heather Cotoia, USMC, l'ufficiale in seconda comandante Frank Weber, USN (in congedo) e il dottor Jim Heath, professore emerito, Portland State University, per avere trovato informazioni su Everett Almond, il navigatore ucciso da uno squalo mentre cercava di salvare se stesso e il suo pilota.
Grazie anche a Pete Golkin, Office of Communications, National Air and Space Museum; a Midge Fischer, EAA Warbirds of America; a Patrick Ranfranz, Greg Babinski e Jim Walsh della 307th Bomb Group Association; al capitano di corvetta Ken Snyder del National Naval Aviation Museum; a Rich Kolb e Mike Meyer dei Veterans of Foreign Wars; a Helen Furu del Norwegian Maritime Museum; a Siri Lawson di WarSailors.com; a Phil Gudenschwager, storico dell'11th Bomb Group; a Justin Mack, Web developer, 11th Bomb Group; a Bill Barrette, storico di Sugamo; a Wayne Weber dei Billy Graham Center Archives presso il Wheaton College; a Melany Ethridge di Larry Ross Communications; a Tess Miller e Heather VanKoughnett della Billy Graham Evangelistic Association; a Shirley Ito, bibliotecaria, LA84 Foundation; a Victoria Palmer, Georgetown Public Library; a Edith Miller, Palo Alto High School; a Wayne Wilson, vicepresidente Amateur Athletic Foundation di Los Angeles; a Lauren Walser della rivista USC Trojan Family; a Cheryl Morris, Alumni Records, Princeton; a Parker Bostwick del Torrance News Torch e a Eric Spotts della Torrance High School.
Altri che mi hanno aiutato sono: il mio caro amico Alan Pocinki, il quale mi ha assistito in pi modi di quanti ne possa contare; Linda Goetz Holmes, autrice di Unjust Enrichment; Hampton Sides, autore di Ghost Soldiers; Morton Janklow; Dave Tooley; Karen e Russ Scholar; William Baker, professore emerito, University of Maine; John Powers del NorthChinaMarines.com; Ken Crothers; Christine Hoffman; Bud Ross; John Chapman; Robin Rowland; Ed Hotaling; Morton Cathro; Chris McCarron; Bob Curran; Mike Brown; Richard Glover; Jim Teegarden di pbyrescue.com; Tom Gwynne di Wingslip; Cheryl Cerbone, direttrice di Ex-POW Bulletin; Clydie Morgan, Ex American Prisoners of War; Mike Stone di accident-report.com; il dottor Stanley Hoffman; Kathy Hall; Jim Deasy; il capitano Bob Rasmussen, USN (in congedo); Thorleif Andreassen; Janet McIlwain; Gary Staffo; Lynn Gamma; Patrick Hoffman e Gene Venske.
Sono molte le persone alle quali devo un ringraziamento particolare. Mio fratello John Hillenbrand, esperto pilota privato, ha rivisto le parti del libro riguardanti aerei e voli con occhio straordinariamente attento e mi ha aiutata a comprendere i dettagli pi arcani dell'aeronautica. Mia sorella, Susan Avallon, ha letto e riletto il manoscritto, mi ha dato suggerimenti sempre brillanti e mi ha aiutata a superare i punti in cui mi ero bloccata. Susan e John: sono molto fortunata a essere la vostra sorellina. Ringrazio anche Laurie Prinz, direttrice della rivista EQUUS, e il mio vecchio amico di Kenyon, Chris Toft, che hanno letto il manoscritto e mi hanno dato illuminanti suggerimenti.
L'autore del bel libro Finish Forty and Home: The Untold Story of B-24 in the Pacific, Phil Scearce, conosce il mondo degli aviatori della AAF nel Pacifico meglio di qualsiasi altro storico. Durante la stesura di queste pagine, Phil si  dimostrato eccezionalmente generoso, condividendo le sue voluminose ricerche, indirizzandomi verso le fonti e aiutandomi a risolvere parecchi problemi. Gli sar per sempre debitrice.
Provo grande gratitudine per il navigatore di B-29 ed ex prigioniero di guerra Raymond Hap Halloran. Mentre lavoravo su questo libro, Hap  stato un mio corrispondente e-mail quasi quotidiano, offrendomi aiuto nelle ricerche, mandandomi le sue fotografie, raccontandomi le sue esperienze, inviando regali ai figli di mia sorella per confortarli dopo la morte del padre e semplicemente diventando mio amico. Pochissime persone hanno visto il lato oscuro dell'umanit come Hap e tuttavia lui  sempre rimasto ottimista e indulgente. Il suo cuore forte e resistente mi  di costante ispirazione.
Fin dall'inizio di questo progetto ho lavorato con due traduttori in Giappone. Per me hanno fatto molto pi di semplici traduzioni, dato che mi hanno informata sulla loro cultura, mi hanno aiutata a comprendere la guerra dalla prospettiva giapponese e mi hanno fatto partecipe delle loro riflessioni sul manoscritto. Poich la guerra in Giappone  tutt'ora un argomento fortemente controverso, mi hanno chiesto di non citare il loro nome, ma io non dimenticher mai quello che hanno fatto per me e per questo libro.
Se questo libro  nato, lo devo alla mia editor, Jennifer Hershey. Jennifer, infinitamente gentile e infinitamente paziente, mi ha dato ispirati suggerimenti, mi ha fatto innumerevoli concessioni tenendo conto della mia salute cagionevole e mi ha accompagnata dalla prima stesura all'ultima. Ringrazio anche la mia agente Tina Bennett, che con il suo spettacolare talento mi guida attraverso la scrittura con mano sicura e incoraggiante, e il mio precedente editor, Jon Karp, che ha intuito il potenziale di questa storia fin dall'inizio. Grazie anche all'assistente di Tina, Svetlana Katz, e a quella di Jennifer, Courtney Moran.
Nei molti momenti in cui non sono stata sicura di riuscire a portare a conclusione questo libro, mio marito Borden  sempre stato presente con i suoi incoraggiamenti. Ha passato lunghe ore seduto al nostro tavolo di cucina, leggendo con attenzione il manoscritto e rendendolo pi efficace. E quando la malattia ha ristretto il mio mondo al piano superiore di casa nostra, ha riempito quel piccolo mondo di gioia. Grazie, Borden, per il tuo sconfinato affetto, la tua saggezza e la tua fiducia in me. E per avermi sempre portato su i sandwich.
E per finire, desidero ricordare i milioni di soldati e prigionieri di guerra alleati che hanno vissuto la storia della Seconda guerra mondiale. Molti di quegli uomini non sono mai tornati a casa, molti altri l'hanno fatto portando con s cicatrici emotive e fisiche con cui avrebbero convissuto per il resto della loro esistenza. Mi congedo da questo libro con la pi profonda riconoscenza per ci che quegli uomini hanno sopportato e per ci che hanno sacrificato per il bene dell'umanit.  a loro che questo libro  dedicato.
...
.
...
Laura Hillenbrand. Maggio 2010
...
.
...
Abbreviazioni.
.
AAFLA. Amateur Athletic Foundation of Los Angeles
AFHRA. Air Force Historical Research Agency
BGEA. Billy Graham Evangelistic Association
HIA. Hoover Institution Archives
NACP. National Archives at College Park, Maryland
NHC. Naval Historical Center
NPN. No publication named (Pubblicazione non citata)
NYT. New York Times
RAOOH. Records of Allied Operational and Occupation Headquarters
RG. Record Group
SCAP. Supreme Commander of Allied Powers
...
.
...
Note al testo.
...
.
...
Prefazione
.
1 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.; Louis Zamperini, intervista telefonica; Robert Trumbull, Zamperini, Olympic Miler, Is Safe After Epic Ordeal, NYT, 9 settembre 1945.
2 Charlie Paddock, Sportorials, articolo dell'aprile 1938 dall'album dei ritagli di giornale di Zamperini, NPN; George Davis, For Sake of Sport, Los Angeles Evening Herald and Express, articolo senza data del 1938 dall'album dei ritagli di giornale di Zamperini; George Davis, Cunningham Predicts Zamperini Next Mile Champ, articolo senza data dall'album dei ritagli di giornale di Zamperini, NPN; Paul Scheffels, 4 Minute Mile Run Is Closer, Modesto (Calif.) Bee, 14 febbraio 1940.

PARTE PRIMA

I. Rivolta solitaria
1 Douglas Botting, Dr Eckener's Dream Machine: The Great Zeppelin and the Dawn of Air Travel, New York, Henry Holt, 2001, pp. 146-88; Zeppelin Shatters Record, Salt Lake Tribune, 11 agosto 1929; Zeppelin at L.A., Modesto News-Herald, 26 agosto 1929; Zep to Sail Tonight for N.Y., San Matteo Times, 26 agosto 1929; Graf Zeppelin Bids Adieu and Soars Homeward, Chillicothe Constitution-Tribune, 8 agosto 1929; Louis Zamperini, intervista telefonica; Peter Zamperini, intervista telefonica, 2 marzo 2006; Rick Zitarosa, Navy Lakehurst Historical Society, intervista e-mail, 25 aprile 2006; Lyle C. Wilson, Eckener Follows Lindbergh Trail on Homeward Trip, Daily Northwestern Oshkosh, Wisc., 8 agosto 1929; W.W. Chaplin, Graf Zeppelin on Long Trail around World, Jefferson City Post-Tribune, 8 agosto 1929; Big German Zep Starts World Tour, Moberly (Mo.) Monitor-Index, 8 agosto 1929; Zep's Ocean Hop Starts in Midweek, Salt Lake Tribune, 20 agosto 1929; Karl H. Von Wiegand, Graf Zeppelin Rides Typhoon Trail to Port, Salt Lake Tribune, 20 agosto 1929; Miles H. Vaughn, Graf Zeppelin Scores Great Hit with Orient, Billings Gazette, 28 agosto 1929; In the Spotlight of Today's News, Waterloo (Iowa) Evening Courier, 26 agosto 1929; Zeppelin Will Continue Flight Tonight, Waterloo (Iowa) Evening Courier, 26 agosto 1929; Mikado of Japan to Receive Graf Voyagers at Tea, Waterloo (Iowa) Evening Courier, 20 agosto 1929; Stars Playing Hide and Seek with Zeppelin, Salt Lake Tribune, 25 agosto 1929.
2 David Welch, Hitler: Profile of a Dictator, London, Routledge, 1998, p. 80.
3 Botting, cit., p. 180.
4 Ibid., p. 181.
5 Louis Zamperini, intervista telefonica.
6 Peter Zamperini, interviste telefoniche, 19, 22 ottobre 2004.
7 Art Rosenbaum, Zamperini Cheated Death Nine Times, San Francisco Chronicle Sporting Green, 3 marzo 1940; Maxwell Stiles, Fire Threatened Career of Zamperini as Child, Los Angeles Examiner, senza data, 1938; Peter Zamperini, intervista telefonica, 22 ottobre 2004; Louis Zamperini, interviste telefoniche; Sylvia Flammer, interviste telefoniche, 25, 27 ottobre 2004; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA.
8 Sylvia Flammer, intervista telefonica, 25 ottobre 2004.
9 Peter Zamperini, intervista telefonica, 15 ottobre 2004.
10 Sylvia Flammer, intervista telefonica, 25 ottobre 2004.
11 Peter Zamperini, intervista telefonica, 17 ottobre 2004.
12 Peter Zamperini, intervista telefonica, 15 ottobre 2004; Louis Zamperini, interviste telefoniche; Sylvia Flammer, interviste telefoniche, 25, 27 ottobre 2004.
13 Peter Zamperini, intervista telefonica, 22 ottobre 2004.
14 Sylvia Flammer, intervista telefonica, 25 ottobre 2004.
15 Peter Zamperini, interviste telefoniche, 15, 17, 19 ottobre 2004; Louis Zamperini, interviste telefoniche; Sylvia Flammer, interviste telefoniche, 25, 27 ottobre 2004 e 2 marzo 2006.
16 Peter Zamperini, intervista telefonica, 22 ottobre 2004.
17 United States Census Bureau, US Department of Commerce, http://www.census.gov/rochi/www/fun1.xhtml#1900 (consultato il 7 settembre 2009).
18 Paul Lombardo, Eugenic Sterilization Laws, Dolan DNA Learning Center, Cold Spring Harbor Laboratory, http://www.eugenicsarchive.org (consultato il 13 aprile 2006); Paul Lombardo, intervista e-mail, 13 aprile 2006; Edwin Black, Eugenics and the Nazis - the California Connection, San Francisco Chronicle, 9 novembre 2003; Anthony Platt, professore emerito, California State University, intervista e-mail, 13 aprile 2006; Anthony Platt, The Frightening Agenda of the American Eugenics Movement (osservazioni rese al California Senate Judiciary Committee, 24 giugno 2003).
19 Edwin Black, Eugenics and the Nazis - the California Connection, San Francisco Chronicle, 9 novembre 2003.
20 Louis Zamperini, intervista telefonica.
21 Peter Zamperini, intervista telefonica, 17 ottobre 2004.
22 Louis Zamperini, intervista telefonica.
II. Correre come un pazzo
1 Peter Zamperini, intervista telefonica, 17 ottobre 2004; Louis Zamperini, interviste telefoniche.
2 Track Stars Graduate, articolo di giornale del 1934 senza data dall'album dei ritagli di Zamperini, NPN; Pete Zamperini Sets Records, articolo di giornale del 1934 senza data dall'album dei ritagli di Zamperini, NPN; Pete Zamperini Goes to USC, articolo di giornale del 1934 senza data dall'album dei ritagli di Zamperini, NPN.
3 Peter Zamperini, intervista telefonica, 17 ottobre 2004; Louis Zamperini, interviste telefoniche; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA.
4 Louis Zamperini, interviste telefoniche; Maxwell Stiles, Switch Helped Troy Star Learn to Run, articolo di giornale del 1937 senza data, dall'album dei ritagli di Zamperini, NPN.
5 Louis Zamperini, interviste telefoniche.
6 Louis Zamperini, interviste telefoniche; Peter Zamperini, intervista telefonica, 17 ottobre 2004; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA; Virginia Bowersox Weitzel, intervista telefonica, 19 febbraio 2005.
7 Mark D. Hersey, Cunningham Calls It a Career, KU Connection, 8 aprile 2002, http://kuconnection.org/april2002/people_Glenn.asp (consultato il 7 giugno 2006); Paul J. Kiell, American Miler: The Life and Times of Glenn Cunningham, Halcottsville, N.Y., Breakaway Books, 2006, pp. 21-149.
8 Peter Zamperini, intervista telefonica,19 ottobre 2004; Louis Zamperini, interviste telefoniche.
9 Peter Zamperini, intervista telefonica, 17 ottobre 2004.
10 Virginia Bowersox Weitzel, intervista telefonica, 19 febbraio 2005.
11 Ibid.
12 Louie Iron Man Zamperini, 1934, articolo di giornale del 1934 senza data dall'archivio di Peter Zamperini, NPN.
13 Sport Winks, 10 marzo 1933, dall'album dei ritagli di Zamperini, NPN.
14 Crack Miler of Torrance Takes Distance Event, 28 ottobre 1933, nessun giornale citato, dall'album dei ritagli di Zamperini.
15 Iron Man Zamperini Wins, Torrance Herald, 16 dicembre 1933; Peter Zamperini, intervista telefonica, 15 ottobre 2004; Louis Zamperini, interviste telefoniche.
III. Il Tornado di Torrance
1 Articolo del 1934 senza data, dall'album dei ritagli di Zamperini, NPN.
2 Ibid.
3 Zamperini Runs Mile in 4m 211/5, Los Angeles Times, 24 maggio 1934; Peter Zamperini, intervista telefonica, 15 ottobre 2004; Louis Zamperini, interviste telefoniche.
4 Jon Hendershott, codirettore associato, Track and Field News, intervista e-mail, 6 maggio 2009; Zamperini Runs Mile in 4m 211/5, Los Angeles Times, 24 maggio 1934; Mercersburg's Great Trio, Fort Wayne Daily News, 3 giugno 1916; Bert Dahlgren, Reedley's Bob Seaman Is Pushed to National Mile Record of 4,21, Fresno Bee-Republican, 30 maggio 1953; Dobbs Seeks World Mile Record, Oakland Tribune, 3 maggio 1929.
5 Louis Zamperini of Torrance, Los Angeles Times, 31 dicembre 1934.
6 Peter Zamperini, intervista telefonica, 10 luglio 2006; Louis Zamperini, intervista telefonica.
7 Charlie Paddock, Spikes, articolo di giornale del 1938 senza data, dall'album dei ritagli di Zamperini, NPN.
8 History of the Record for the Mile Run, InfoPlease, www.infoplease.com, consultato il 9 luglio 2004; Kiell, op. cit., pp. 99-126, 266-67.
9 Peter Zamperini, intervista telefonica, 15 ottobre 2004; Louis Zamperini, interviste telefoniche; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA.
10 Peter Zamperini, intervista telefonica, 15 ottobre 2004.
11 Louis Zamperini, lettera a Louise Zamperini, 14 luglio 1936.
12 Articoli non datati dall'album dei ritagli di Zamperini, nessuna pubblicazione citata; Peter Zamperini, intervista telefonica, 19 ottobre 2004; Louie Zamperini, interviste telefoniche; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA.
13 Bright of San Francisco Club, articolo senza data dall'album dei ritagli di Zamperini, NPN.
14 Louis Zamperini, interviste telefoniche.
15 Janet Fisher, Northeast Regional Climate Center, Cornell University, intervista e-mail, 7 luglio 2006; Keith Heidorn, PhD, How Hot Can It Get? The Great Heat Wave of 1936, The Weather Doctor, http://www.islandnet.com/weather/almanac/arc2006/almo6jul.htm, consultato il 1o maggio 2006; Janet Wall, National Climatic Data Center, intervista e-mail, 7 luglio 2006; Louis Zamperini, interviste telefoniche; Cooler Weather in the East Is Delayed Again, Daily Messenger, Canandaigua, N.Y., 13 luglio 1936; William F. McIrath, Heat Wave Deaths Pass 3,000 Mark, Dunkirk (N.Y.) Evening Observer, 15 luglio 1936; Dr James LuValle, intervista di George Hodak, Palo Alto, Calif., giugno 1988, AAFLA; Malcolm W. Metcalf, intervistato da George A. Hodak, Claremont, Calif., febbraio 1988, AAFLA; Archie F. Williams, intervistato da George A. Hodak, Santa Rosa, Calif., giugno 1988, AAFLA; Kenneth Griffin, intervista di George Hodak, Carlsbad, Calif., agosto 1988, AAFLA.
16 Louis Zamperini, lettera a Pete Zamperini, 10 luglio 1936.
17 Louis Zamperini, lettera a Pete Zamperini, luglio 1936.
18 Alan Gould, Two New Records Fall Before Indiana's Lash, Burlington (N.C.) Daily Times-News, 4 luglio 1936; Alan Gould, Lash Tops US Distance Stars on Trail of First Olympic Title, Kingston (N.Y.) Daily Freeman, 27 giugno 1936.
19 Runner Tells, Torrance Herald, 3 settembre 1936.
20 Local Boy Runs Dead Heat, Los Angeles Times, 12 luglio 1936; Bob Lwellyn, articolo senza titolo, Torrance Herald, luglio 1936; Twenty Californians, articolo senza data dall'album dei ritagli di Zamperini, NPN; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA; Stars Fall in Games but Negro Contingent Shines, Helena Daily Independent, 13 luglio 1936; George Kirksey, Records Fall, Champions Beaten in Bitter Finals for American Games Team, Olean (N.Y.) Times-Herald, 13 luglio 1936; Henry McLemore, America Sends Strongest Team to the Olympics, Dunkirk (N.Y.) Evening Observer, 15 luglio 1936; George T. Davis, Zamperini Had Confidence in Ability, Los Angeles Evening Herald and Express, 11 luglio 1936; Torrance Tornado in Dead Heat, Torrance Herald, 16 luglio 1936; Peter Zamperini, lettera a Louis Zamperini, 19 luglio 1936.
21 Louis Zamperini, intervista telefonica, 10 luglio 2006.
22 Telegramma, Mr e Mrs J.O. Bishop a Louis Zamperini, 14 luglio 1936.
23 Louie Says He Won, Torrance Herald, 16 luglio 1936; Louis Zamperini, intervista telefonica.
24 Georgie Bright Kunkel, My Brother Was a Long Distance Runner, West Seattle Herald, 21 agosto 2008.
25 Louis Zamperini, telegramma a Louise Zamperini, 14 luglio 1936; album dei ritagli di Zamperini; Torrance Herald, articolo senza data dall'album dei ritagli di Zamperini, NPN.
26 Peter Zamperini, lettera a Louis Zamperini, 19 luglio 1936.
27 Bob Lwellyn, articolo senza titolo, Torrance Herald, luglio 1936.
IV. Il saccheggio della Germania
1 Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA.
2 Louis Zamperini, diario olimpico, annotazione 22 luglio 1936.
3 Louis Zamperini, intervista telefonica.
4 Iris Cummings Critchell, intervista telefonica, 29 settembre 2005; Iris Cummings Critchell, intervistata da George A. Hodak, Claremont, Calif., maggio 1988, AAFLA; Velma Dunn Ploessel, intervista telefonica, 16 giugno 2005; Louis Zamperini, diario olimpico; Velma Dunn Ploessel, intervistata da George A. Hodak, Downey, Calif., luglio 1988, AAFLA; Herbert H. Wildman, intervistato da George A. Hodak, Marina del Rey, Calif., ottobre 1987, AAFLA; Arthur O. Mollner, intervistato da George A. Hodak, Westlake Village, Calif., maggio 1988, AAFLA.
5 Louis Zamperini, diario olimpico; Louis Zamperini, intervista telefonica.
6 Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA; Archie F. Williams, intervistato da George A. Hodak, Santa Rosa, Calif., giugno 1988, AAFLA.
7 Dr James LuValle, intervistato da George Hodak, Palo Alto, Calif., giugno 1988, AAFLA.
8 Jack Coleman, lettera a Louis Zamperini, elenco e osservazioni scritte sul retro.
9 Kenneth Griffin, intervista di George Hodak, Carlsbad, Calif., agosto 1988, AAFLA; Louis Zamperini, diario olimpico; First Light Workouts, articolo dall'album dei ritagli di Zamperini, 23 luglio 1936, NPN; Malcolm W. Metcalf, intervistato da George A. Hodak, Claremont, Calif., febbraio 1988, AAFLA.
10 Joanna de Tuscan Harding, intervistata da George A. Hodak, Hollywood Hills, Calif., aprile 1988, AAFLA.
11 Dr James LuValle, intervista di George Hodak, Palo Alto, Calif., giugno 1988.
12 Arvo Vercamer e Jason Pipes, The 1936 Olympic Games in Germany, www.feldgrau.com (consultato il 19 luglio 2006); Richard Mandell, The Nazi Olympics, Urbana, University of Illinois Press, 1987, pp. 88-92, 138; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA.
13 Sports Parade, Los Angeles Examiner, 30 luglio 1936.
14 Arvo Vercamer e Jason Pipes, The 1936 Olympic Games in Germany, www.feldgrau.com (consultato il 19 luglio 2006).
15 Dr James LuValle, intervista di George Hodak, Palo Alto, Calif., giugno 1988, AAFLA.
16 Mandell, op. cit., pp. 139-43; Herbert H. Wildman, intervistato da George A. Hodak, Marina del Rey, Calif., ottobre 1987, AAFLA.
17 Iris Cummings Critchell, intervista telefonica, 29 settembre 2005.
18 The Facade of Hospitality, US Holocaust Museum, www.ushm.org/museum/exhibit/online/olympics/zcdo62.htm (consultato il 16 giugno 2005).
19 Louis Zamperini, intervista telefonica; Iris Cummings Critchell, intervista telefonica, 29 settembre 2005; Mandell, op. cit., p. 145.
20 Sport Shorts, articolo senza data dall'album dei ritagli di Zamperini, NPN.
21 Iris Cummings Critchell, intervista telefonica, 29 settembre 2005; Iris Cummings Critchell, intervistata da George A. Hodak, Claremont, Calif., maggio 1988, AAFLA.
22 Iris Cummings Critchell, intervista telefonica, 29 settembre 2005.
23 Owens in New Record, Los Angeles Evening Herald and Express, 4 agosto 1936; Zamperini Is In, Torrance Herald, 6 agosto 1936.
24 Louis Zamperini, diario olimpico, annotazione 4 agosto 1936.
25 Louis Zamperini, intervista telefonica; Finn Star Wins 5,000 Meter Title, Waterloo Daily Courier, 7 agosto 1936; Archie Williams Wins 400 Meter Title, Galveston Daily News, 8 agosto 1936; Sweep in Sprints, Emporia Gazette, 7 agosto 1936; First American, articolo senza data dall'album dei ritagli di Zamperini, NPN; Three Americans, articolo senza data dall'album dei ritagli di Zamperini, NPN; Brown Skies, Los Angeles Times, 8 agosto 1936; Sports Parade, Los Angeles Times, 14 agosto 1936; Stuart Cameron, Finland Wins Clean Sweep in Distance Running by Taking 5000-Meter Finals, Dunkirk (N.Y.) Evening Observer, 7 agosto 1936; Olympic Games Results, Reno Evening Gazette, 7 agosto 1936; Archie Williams Wins 400 Meter Final, Chester (Pa.) Times, 7 agosto 1936; Williams Victory Gives US Olympic Dash Sweep, Syracuse (N.Y.) Herald, 7 agosto 1936; Dusky Archie: United States Athletes Take One, Two, Three Lead in Olympics Decathlon, San Antonio Express, 8 agosto 1936.
26 Cunningham, Los Angeles Times, 8 agosto 1936.
27 Bill Henry Says, Los Angeles Times, senza data; Mandell, op. cit., p. 40.
28 Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA.
29 Zamperini Stormed Hitler's Palace-Lived!, articolo senza data dall'archivio di Zamperini, NPN; Bombardier Zamperini Seeks Return Trip to Germany, articolo dall'archivio di Zamperini, 13 agosto 1942, NPN; Zamp Will Try Again, articolo dall'archivio di Zamperini, 13 agosto 1942, NPN; Louis Zamperini, interviste telefoniche; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA.
30 Frank J. Lubin, intervistato da George Hodak, Glendale, Calif., maggio 1988, AAFLA.
31 The Facade of Hospitality, US Holocaust Museum, www.ushm.org/museum/exhibit/online/olympics/detail.php?content-facade_hospitality_more&lang=en, (consultato il 29 aprile 2010).
32 Mandell, op. cit., p. 92.
33 The Facade of Hospitality, US Holocaust Museum, www.ushm.org/museum/exhibit/online/olympics/detail.php?content=facade_hospitality_more&lang=en (consultato il 29 aprile 2010).
34 Zamperini Home, Torrance Herald, 3 settembre1936; Invalid Woman, Torrance Herald, articolo senza data dall'album dei ritagli di Zamperini; Olympic Games Hero, Torrance Herald, 3 settembre 1936; Runner Tells, Torrance Herald, 3 settembre 1936; Cheering Mass, Torrance Herald, 4 settembre 1936; Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA.
35 Cheering Mass, Torrance Herald, 4 settembre 1936.
36 Runner Tells, Torrance Herald, 3 settembre 1936; Louis Zamperini, intervista telefonica; Peter Zamperini, interviste telefoniche, 15, 17, 19, 22 ottobre 2004.
37 Tokyo Prepares, articolo dall'album dei ritagli di Zamperini, 1o agosto 1936, NPN.
V. In guerra
1 Payton Jordan, interviste telefoniche, 13, 16 agosto 2004.
2 Sylvia Flammer, interviste telefoniche, 25, 27 ottobre 2004.
3 Louis Zamperini, intervista telefonica.
4 Louis Zamperini, intervista telefonica; Payton Jordan, interviste telefoniche, 13, 16 agosto 2004; Bruce Gamble, Black Sheep One: The Life of Gregory Pappy Boyington, Novato, Calif., Presidio, 2000, p. 323; le seguenti informazioni su Kunichi Sasaki e James Kunichi Sasaki provengono da RG 331, RAOOH, WWII, 1907-1966, SCAP, Legal Section, Administration Division and Prosecution Division, NACP: Kunichi Sasaki, Isamu Sato, Kazuo Akane, 1945-1948, Investigation and Interrogation Reports; Nakakichi Asoma e altri, processo, reperti, appello e istanza di clemenza; Nakakichi Asoma e altri, 1945-1952, POW 201 File, 1945-1952, Charges and Specifications, 1945-1948.
5 Archivio registri, Harvard, Yale, Princeton, USC; indagini con Degreecheck.com, aprile 2007.
6 George Davis, Fresno Relays Are Next, articolo senza data dall'album dei ritagli di Zamperini, NPN; Zamperini Stars, Los Angeles Examiner, 8 maggio 1938; Zamperini, Day Smash Meet Marks, articolo del 1938 senza data dall'album dei ritagli di Zamperini, NPN.
7 Lee Bastajian, Trojans Meet Stanford, articolo della primavera del 1938, senza data, dall'album dei ritagli di Zamperini, NPN.
8 Louis Zamperini, intervista telefonica.
9 George Davis, Cunningham Predicts Zamperini Next Mile Champ, articolo del 1938, senza data, dall'album dei ritagli di Zamperini, NPN.
10 Brutus Hamilton, Amateur Athlete, febbraio 1935.
11 Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA.
12 Charlie Paddock, Sportorials, articolo dell'aprile 1938, senza data, dall'album dei ritagli di Zamperini, NPN; George Davis, For Sake of Sport, Los Angeles Evening Herald and Express, articolo del 1938, senza data, dall'album dei ritagli di Zamperini; George Davis, Cunningham Predicts Zamperini Next Mile Champ, articolo senza data dall'album dei ritagli di Zamperini, NPN; History of the Record for the Mile Run, InfoPlease, www.infoplease.com, consultato il 9 luglio 2004; Paul Scheffels, 4 Minute Mile Run Is Closer, Modesto (Calif.) Bee, 14 febbraio 1940.
13 Louis Zamperini, intervista telefonica; Payton Jordan, interviste telefoniche, 13, 16 agosto 2004; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA.
14 Louis Zamperini, intervista telefonica; Payton Jordan, interviste telefoniche, 13, 16 agosto 2004; Zamperini's Record Mile Beats Fenske, Minnesota Journal, 18 giugno 1938; Charles Johnson, Zamperini Sets Mark, Star Nighthawk, 18 giugno 1938; Mile Record Smashed at Collegiate Meet, Minneapolis Tribune, 18 giugno 1938; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA.
15 Payton Jordan, interviste telefoniche, 13, 16 agosto 2004.
16 Relman Morin, Japan Abandons Olympics Plans, Appleton (Wisc.) Post-Crescent, 14 luglio 1938; Finland Okays Olympic Games, Lowell (Mass.) Sun, 19 luglio 1938.
17 Fenske Outruns Zamperini by Three Yards, Fresno Bee, 18 febbraio 1940; Fenske Again Beats Best US Milers, Oakland Tribune, 18 febbraio 1940; Fenske's Brilliant Millrose Victory Stamps Him King of Milers, Nebraska State Journal, Lincoln, 5 febbraio 1940; Paul Scheffels, 4 Minute Mile Run Is Closer, Modesto (Calif.) Bee, 14 febbraio 1940.
18 Jon Hendershott, codirettore, Track and Field News, intervista e-mail, 6 maggio 2009; Wally Donovan, A History of Indoor Track and Field, Edward Jules Co., El Cajon, Calif., 1976, p. 294; History of the Record for the Mile Run, InfoPlease, www.infoplease.com, consultato il 9 luglio 2004.
19 David James, The Rise and Fall of the Japanese Empire, Londra, George Allen and Unwin, 1951, pp. 6-17, 119-27, 168, 173; Iris Chang, The Rape of Nanking: The Forgotten Holocaust of World War II, trad. it. Lo Stupro di Nanchino, Corbaccio, Milano, 2000.
20 John W. Dower, War Without Mercy: Race and Power in the Pacific War, New York, Pantheon Books, 1993, p. 217.
21 Ibid., p. 277.
22 Chang, op. cit.; James Bradley, Flyboys, New York, Little, Brown, 2003, pp. 34-36.
23 Chang, op. cit.
24 Lon Jones, War Cheats Trojans: Olympic Chances Lost, Los Angeles Examiner, 28 febbraio 1940.
25 Lauri Lehtinen, All Experts, http://en.allexperts.com/e/l/la/lauri_lehtinen.htm, consultato l'11 settembre 2009.
26 Kiell, op. cit., pp. 320-21; Georgie Bright Kunkel, My Brother Was a Long Distance Runner, West Seattle Herald, 21 agosto 2008.
27 Louis Zamperini, lettera a Virginia Zamperini, 10 aprile 1941; Louis Zamperini, intervista telefonica.
28 Louis Zamperini, intervista telefonica.
29 Lettere tra J. Edgar Hoover e il generale di brigata Sherman Miles, ottobre-novembre 1941, FBI, acquisite dal Department of the Army, United States Army Intelligence and Securiry Command, Freedom of Information/Privacy Office, Fort George G. Meade, Md.
30 Note del capitano Ernie Ashton, detective della polizia di Torrance, scritte accanto a un passaggio riguardante Sasaki nella copia di sua propriet dell'autobiografia di Zamperini del 1956, Devil at My Heels, dall'archivio di Louis Zamperini.
31 Le successive informazioni riguardanti Kunichi Sasaki e James Kunichi Sasaki provengono da RG 331, RAOOH, WWII, 1907-1966, SCAP, Legal Section, Administration Division and Prosecution Division, NACP: Kunichi Sasaki, Isamu Sato, Kazuo Akane, 1945-1948, Investigation and Interrogation Reports; Nakakichi Asoma e altri, processo, reperti, appello e istanza di clemenza; Nakakichi Asoma e altri, 1945-1952, POW 201 File, 1945-1952, Charges and Specifications, 1945-1948.
32 Lettere tra J. Edgar Hoover e il generale di brigata Sherman Miles, ottobre-novembre 1941, Federal Bureau of Investigation, acquisite dal Department of the Army, United States Army Intelligence and Security Command, Freedom of Information/Privacy Office, Fort George G. Meade, Md.
33 Mitsuo Fuchida e Masatake Okumiya, Midway: The Battle That Doomed Japan, Bluejack Books, 2001.
34 William Cleveland, a cura di, Grey Geese Calling, Askov, American Publishing, 1981, p. 203; Stetson Conn, Rose Engelman e Byron Fairchild, United States Army in World War II: Guarding the United States and Its Outposts, Washington D.C., Center of Military History, US Army, 1964, p. 191; Clive Howard e Joe Whitley, One Damned Island After Another: The Saga of the Seventh, Chapel Hill, University of North Carolina Press, 1946, p. 25; Robert Cressman e J. Michael Wenger, Infamous Day, Marines in WWII Commemorative Series, http://www.nps.gov/archive/wapa/indepth/extContent/usmc/pcn-190-003116-00/sec3.htm, consultato il 10 settembre 2009.
35 Timeline Pearl Harbor, Pearl Harbor Remembered, http://my.execpc.com/dschaaf/mainmenu.html, consultato il 29 aprile 2010.
36 Cleveland, op. cit., p. 203.
37 Louis Zamperini, intervista telefonica; Peter Zamperini, intervista telefonica, 19 ottobre 2004.

PARTE SECONDA

VI. La Bara Volante
1 Ken Marvin, intervista telefonica, 31 gennaio 2005.
2 William Manchester, The Glory and the Dream: A Narrative History of America, 1932-1972, New York, Bantam Books, 1974, p. 258.
3 Doris Kearns Goodwin, No Ordinary Time: Franklin and Eleanor Roosevelt - The Home Front in World War II, New York, Simon and Schuster, 1994, p. 289.
4 Ibid., p. 290.
5 Japanese Embassy Burns Official Papers, Wisconsin State Journal, Madison, 8 dicembre 1941; Manchester, op. cit., p. 258.
6 Carl Nolte, Pearl Harbor Was a Close Thing for the City in 1941, San Francisco Chronicle, 7 dicembre 2006; Stanley Pillsbury, intervista telefonica, 25 agosto 2004; Entire City Put on War Footing, NYT, 8 dicembre 1941; US Cities Prove They Can Swing into Action, Wisconsin State Journal, Madison, 8 dicembre 1941; Adam Fjell, A Day That Will Live in Infamy: Buffalo County and the Attack on Pearl Harbor, Buffalo Tales, novembre-dicembre 2002, vol. 25, n. 6; Goodwin, op. cit., pp. 295-96.
7 Tenente colonnello R.D. Heinl Jr, USMC, The Defense of Wake, Marines in World War II: Historical Monograph, Historical Section, Division of Public Information Headquarters, US Marine Corps, 1947.
8 Ken Marvin, intervista telefonica, 31 gennaio 2005.
9 Certificate of Proficiency, Air Force Preflight School (bombardiere, navigatore), Ellington Field, dall'archivio di Louis Zamperini.
10 Stanley Pillsbury, intervista telefonica, 23 agosto 2005.
11 William Darron, Army Air Forces Historical Association, Oradell, N.J., intervista e dimostrazione del dispositivo di puntamento, per gentile concessione di Robert Grenz, 2004; Louis Zamperini, intervista telefonica; Bombardiers' Information File, War Department, Army Air Forces, marzo 1945.
12 The Year 1942, The People History, http://www.thepeoplehistory.com/1942.html, consultato l'11 settembre 2009; The Norden M-I Bomb Sight, Plane Crazy, http://www.plane-crazy.net/links/nord.htm, consultato l'11 settembre 2009.
13 Sam Britt Jr, The Long Rangers, A Diary of the 307th Bombardment Group, Baton Rouge, Reprint Company, 1990, pp. 4-5.
14 Karen Loomis, intervista telefonica, 17 novembre 2004; Monroe Bormann, intervista telefonica, 7 giugno 2005; Phoebe Bormann, intervista telefonica, 7 giugno 2005; Louis Zamperini, intervista telefonica; Jesse Stay, interviste telefoniche, 23 luglio 2004 e 16 marzo 2005; Kelsey Phillips, A Life Story, memorie inedite.
15 Jesse Stay, interviste telefoniche, 23 luglio 2004 e 16 marzo 2005.
16 Karen Loomis, intervista telefonica, 17 novembre 2004; Monroe Bormann, intervista telefonica, 7 giugno 2005; Phoebe Bormann, intervista telefonica, 7 giugno 2005; lettere di Russell Phillips a Cecy Perry, 1941-43.
17 Russell Allen Phillips, lettere a Cecy Perry, 11 e 21 marzo 1942.
18 Russell Allen Phillips, lettera a Cecy Perry, estate 1942.
19 Stanley Pillsbury, interviste telefoniche, 25 agosto 2004, 9 marzo 2005 e 18 agosto 2006; Charles McMurtry, Liberator, Hit 594 Times, Wings Home Safely, Richmond News Leader, 14 maggio 1943.
20 Sergt. H.V. Brooks Served in Pacific, articolo senza data dall'album dei ritagli di Phillips, NPN.
21 Charlie Tilghman, B-24 pilot, Commemorative Air Force, intervista telefonica, 14 febbraio 2007; Consolidated Aircraft, Flight Manual: B-24D Airplane, 1942, Flight Manual for B-24 Liberator, Aircraft Manual Series, Appleton, Wisc., Aviation Publications, 1977; Martin Bowman, Combat Legend: B-24 Liberator, Shrewsbury, Eng., Airlife, 2003; Frederick A. Johnsen, B-24 Liberator, Rugged but Right, New York, McGraw-Hill, 1999; Fiske Hanley II, intervista telefonica, 30 luglio 2004; Byron Kinney, intervista e-mail, 26 aprile 2007.
22 Byron Kinney, intervista e-mail, 26 aprile 2007.
23 Stephen E. Ambrose, The Wild Blue: The Men and Boys Who Flew the B-24s over Germany, New York, Simon and Schuster, 2001, p. 77.
24 Johnsen, op. cit., p. 28.
25 Louis Zamperini, intervista telefonica.
26 Stanley Pillsbury, interviste telefoniche, 25 agosto 2004, 9 marzo 2005 e 18 agosto 2006.
27 Russell Allen Phillips, lettera a Cecy Perry, agosto o settembre 1942.
28 E.C. Williams, lettera a Louis Zamperini, 1o luglio 1941.
29 Army Air Forces Statistical Digest, World War II, Office of Statistical Control, dicembre 1945, Tavole 213 e 214.
30 Russell Allen Phillips, lettera a Cecy Perry, ottobre 1942.
31 Russell Allen Phillips, lettera a Cecy Perry, 7 ottobre 1942.
32 Louis Zamperini, intervista telefonica; Consolidated Vultee Aircraft Corporation, Service Department, Emergency Procedure: B-24 Airplane, San Diego, Consolidated Vultee Aircraft Corporation, 1944, pp. 21-25.
33 Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
34 Son of Pickett Sky Pilot Pilots Bomber Over Wake I, articolo senza data dall'album dei ritagli di Phillips, NPN.
35 Stanley Pillsbury, interviste telefoniche, 25 agosto 2004, 9 marzo 2005 e 18 agosto 2006; Louis Zamperini, intervista telefonica; Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
36 Russell Allen Phillips, lettera a Cecy Perry, 15 agosto 1942.
37 Russell Allen Phillips, lettera a Cecy Perry, 2 novembre 1942.
38 Warpaint Photo Album, Something About Everything Military, http://www.jcs-group.com/military/war1941aaf/warpaint1.html, consultato il 6 settembre 2009.
39 Russell Allen Phillips, lettera a Kelsey Phillips, 13 febbraio 1943.
40 Russell Allen Phillips, lettera a Cecy Perry, 25 marzo 1943.
41 West Point Atlas for the Second World War, Asia and the Pacific, mappa 22.
VII. Ci siamo, ragazzi
1 Stanley Pillsbury, interviste telefoniche, 25 agosto 2004, 9 marzo 2005 e 18 agosto 2006; Cleveland, op. cit., p. 158.
2 Cleveland, op. cit., p. 158.
3 Jesse Stay, Twenty-nine Months in the Pacific, memorie inedite.
4 Russell Allen Phillips, lettera a Kelsey Phillips, 8 dicembre 1942.
5 Russell Allen Phillips, lettera a Cecy Perry, 2 aprile 1943.
6 Russell Allen Phillips, lettera a Cecy Perry, 12 maggio 1943.
7 Louis Zamperini, intervista telefonica.
8 Russell Allen Phillips, lettera a Cecy Perry, 29 dicembre 1942.
9 Cleveland, op. cit., p. 103.
10 Russell Allen Phillips, lettera a Cecy Perry, 27 marzo 1943.
11 Louis Zamperini, diario di guerra, annotazioni, 20 e 30 gennaio, 2 febbraio e 21 marzo 1943.
12 Stanley Pillsbury, intervista telefonica, 27 agosto 2004; Louis Zamperini, diario di guerra, annotazione, 14 marzo 1943; Louis Zamperini, intervista telefonica.
13 Louis Zamperini, diario, 14 marzo 1943.
14 Louis Zamperini, interviste telefoniche.
15 Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
16 Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, diario di guerra, annotazioni, novembre 1942 - maggio 1943.
17 Louis Zamperini, diario di guerra, annotazioni, 22-25 dicembre 1942; Stanley Pillsbury, interviste telefoniche, 25, 27 agosto 2004, 9 marzo 2005 e 18 agosto 2006; Louis Zamperini, intervista telefonica; Jesse Stay, interviste telefoniche, 23 luglio 2004 e 16 marzo 2005; Son of Pickett Sky Pilot Pilots Bomber over Wake I, articolo senza data dall'album dei ritagli di Phillips, NPN; Walter Clausen, articolo senza data dall'album dei ritagli di Phillips, NPN; Delphi Flyer Is Given Medal for Pacific Bombing, articolo senza data dall'album dei ritagli di Phillips, NPN; Former La Porte Youth Helps to Bomb Wake Isle, articolo senza data dall'album dei ritagli di Phillips, NPN; Fledglings' Raid on Wake Token of Things to Come, Berkshire Evening Eagle, 2 gennaio 1943; St. Louis Globe, articolo senza data dall'album dei ritagli di Phillips, NPN; Their Raid on Wake Biggest of Year, Mansfield News-Journal, 2 gennaio 1943; Tells of Raid on Wake Island, Mansfield News-Journal, 2 gennaio 1943; Nobody Scared in Raid on Wake Island, Ace Says, Ada Evening News, 2 gennaio 1943; Walter Clausen, Hawaii Fliers Get Jap Planes in Wake Raid, articolo senza data dall'album dei ritagli di Phillips, NPN; Britt, op. cit., p. 12; Jesse Stay, Twenty-nine Months in the Pacific, memorie inedite.
18 Louis Zamperini, diario di guerra, annotazione, 1o gennaio 1943.
19 Articolo senza data dall'album dei ritagli di Phillips, NPN.
20 Tells of Raid on Wake Island, Mansfield News-Journal, 2 gennaio 1943.
21 US Can Take Care of Japan, Halsey Thinks, Ada Evening News, 2 gennaio 1943.
22 Russell Allen Phillips, lettera a Kelsey Phillips, 31 dicembre 1942.
VIII. Solo la lavanderia ha visto quanta paura ho avuto
1 Louis Zamperini, diario, 8-10 gennaio 1943; Missing Air Crew Report No. 16218, Air Force Historical Studies Office, Bolling AFB, Washington, D.C.; Russell Allen Phillips, lettera a Kelsey Phillips, 13 febbraio 1943.
2 American Battle Monuments Commission.
3 Army Air Forces Statistical Digest, Tavola 64; Louis Zamperini, diario, 27 dicembre 1942 e 9 gennaio 1943; Britt, op. cit., pp. 10, 13.
4 Army Air Forces Statistical Digest, Tavole 100 e 161.
5 Army Battle Casualties and Nonbattle Deaths in World War II: Final Report, 7 December 1941 - 31 December 1946, Department of the Army, Statistical and Accounting Branch, Office of the Adjutant General, p. 7.
6 Preventive Medicine in World War II, vol. IV: Communicable Diseases, Washington D.C., Office of the Surgeon General, Department of Army, 1958, Tavola 1.
7 Mae Mill Link e Hubert A. Coleman, Medical Support of Army Air Forces in World War II, Washington D.C., Office of the Surgeon General, USAF, 1955, p. 516.
8 Louis Zamperini, diario, gennaio 1943; Stanley Pillsbury, intervista telefonica, 18 agosto 2006.
9 Frank Rosynek, intervista e-mail, 15 giugno 2005.
10 Frank Rosynek, Not Everybody Wore Wings, memorie inedite.
11 Stanley Pillsbury, intervista telefonica, 18 agosto 2006.
12 Louis Zamperini, intervista telefonica.
13 Britt, op. cit., p. 13.
14 John Weller, intervista e-mail, 21 settembre 2006; John Weller, The History and Flight Log, Jeter Crew, memorie inedite.
15 Martin Cohn, intervista telefonica, 10 agosto 2005.
16 Cleveland, op. cit., p. 103.
17 Louis Zamperini, diario, 1o marzo 1943.
18 Jesse Stay, interviste telefoniche, 23 luglio 2004 e 16 marzo 2005; Cleveland, op. cit., pp. 130, 137, 181-82.
19 Army Battle Casualties, cit., p. 7.
20 Jesse Stay, interviste telefoniche, 23 luglio 2004 e 16 marzo 2005.
21 W.F. Craven e J.L. Cate, a cura di, The Army Air Forces in World War II, vol. XII: Services Around the World, Chicago, University of Chicago, 1966, p. 482.
22 Johnsen, op. cit., p. 29.
23 John Henry, Flier Wins 18-Hour Fight with Sharks, San Antonio Light, 13 luglio, 1943.
24 Air Sea Rescue 1941-1952, USAF Historical Division, Air University, agosto 1954, pp. 66-99; Air Force Historical Studies Office, Bolling AFB, Washington, D.C.
25 Craven e Cate, op. cit., p. 493.
26 Cleveland, op. cit., p. 237.
27 Katharina Chase, Unraveling a WWII Mystery, Defence, novembre-dicembre 2006.
28 Chang, op. cit., pp. 4-104; Yuki Tanaka, Hidden Horrors: Japanese War Crimes in World War II, Boulder, Westview, 1996, p. 80.
29 Louis Zamperini, intervista telefonica.
30 John Fitzgerald, diario di prigionia, documenti di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.
31 John Joseph Deasy, intervista telefonica, 4 aprile 2005.
32 Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, diario, annotazioni inizio 1943; Russell Allen Phillips, lettere a Cecy Perry, primavera 1943.
33 Russell Allen Phillips, lettere a Cecy Perry, 20 agosto 1942 e 25 marzo 1943.
34 Russell Allen Phillips, lettera a Cecy Perry, 10 marzo 1943.
35 Louis Zamperini, intervista telefonica.
IX. Cinquecentonovantaquattro fori
1 Louis Zamperini, intervista telefonica.
2 Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, diario, 17, 20 febbraio 1943; Stanley Pillsbury, interviste telefoniche, 25, 27 agosto 2004, 9 marzo 2005, 18 agosto 2006, 23 gennaio e 21 aprile 2007.3 Stanley Pillsbury, interviste telefoniche, 25, 27 agosto 2004, 9 marzo 2005, 18 agosto 2006, 23 gennaio e 21 aprile 2007; Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, diario, 5 marzo 1943; Russell Allen Phillips, lettera a Kelsey Phillips, 5 marzo 1943.
4 Louis Zamperini, diario, 3 aprile 1943.
5 Jack D. Haden, Nauru: A Middle Ground During World War II, Pacific Islands Report, Pacific Islands Development Program/East-West Center for Pacific Islands Studies/University of Hawaii at Manoa, http://166.122.164.43/archive/2000/April/04-03-19.htm, consultato il 13 settembre 2009; Jane Resture, Nauru: A Short History, http://www.janeresture.com/nauru_history/index.htm, consultato il 13 settembre 2009; Britt, op. cit., p. 34.
6 Stanley Pillsbury, interviste telefoniche, 25, 27 agosto 2004, 9 marzo 2005, 18 agosto 2006, 23 gennaio e 21 aprile 2007; Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, diario, 17 e 19 aprile 1943.
7 Louis Zamperini, diario, 15 aprile 1943.
8 Stanley Pillsbury, interviste telefoniche, 25, 27 agosto 2004, 9 marzo 2005, 18 agosto 2006, 23 gennaio e 21 aprile 2007; Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, diario, 20 e 22 aprile 1943 e memoranda; Charles McMurtry, Liberator, Hit 594 Times, Wings Home Safely, Richmond News Leader, 14 maggio 1943; Catonsville Air Gunner Has 95 Raids to Credit, articolo senza data dall'album dei ritagli di Phillips, NPN; Russell Allen Phillips, lettera a Cecy Perry, 1o maggio 1943; Shapleigh Youth, Injured, Credited with Downing Zero, articolo senza data dall'archivio di Stanley Pillsbury, NPN; Cleveland, op. cit., pp. 257, 349-50; Howard e Whitley, op. cit., pp. 137-38; Charles P. Arnot, Bombardier Zamperini Saves Lives in Shell-Riddled Plane, Oakland Tribune, 4 maggio 1943; Charles P. Arnot, Japanese Phosphate Plants Are Blown Up, Honolulu Advertiser, 1o maggio 1943; Gen. Landon, Bomber Commander, Tells the Story of Nauru Attack, 5 maggio 1943, dall'archivio di Louis Zamperini, NPN; Two Southland Officers Classified as Heroes in South Pacific Dispatches, Long Beach Press-Telegram, 4 maggio 1943; Charles P. Arnot, Lt. Phillips on Another Thriller, 4 maggio 1943, dall'album dei ritagli di Phillips, NPN; Brave Flying Son of Pickett Chaplain Bears Charmed Life, maggio 1943, articolo dall'album dei ritagli di Phillips, NPN; Yank Pilot, Son of Pickett Chaplain, Saves Crewmen, articolo senza data dall'album dei ritagli di Phillips, NPN; Charles P. Arnot, Lieut. Phillips Escapes Death on Pacific Raid, articolo senza data dall'album dei ritagli di Phillips, NPN; His Toughest Fight: Lou Zamperini, Former Track Star, Aids Five Wounded as Plane Limps Home, articolo senza data dall'album dei ritagli di Phillips, NPN; Charles P. Arnot, Track Star in Heroic Role, articolo senza data dall'album dei ritagli di Phillips, NPN; Charles P. Arnot, Raid on Nauru Told in Detail by Eyewitness, articolo senza data dall'album dei ritagli di Phillips, NPN; Lou Zamperini Plays Great Role on Bombing Trip, articolo senza data dall'album dei ritagli di Phillips, NPN; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA; Charles P. Arnot, Zamperini, S.C. Track Star, in Epic Air Adventure, Los Angeles Herald Express, 4 maggio 1943; Charles P. Arnot, Track Star Zamperini Hero in Jap Air Fight, Los Angeles Herald Express, 4 maggio 1943.
9 Charles P. Arnot, Raid on Nauru Told in Detail by Eyewitness, articolo senza data dall'album dei ritagli di Phillips, NPN.
10 Pistol Packing Warplanes, Popular Mechanics, aprile 1944, p. 2.
11 Stanley Pillsbury, intervista telefonica, 26 agosto 2004.
12 Ibid.
13 Louis Zamperini, diario, aprile 1943, pagina memoranda.
14 Stanley Pillsbury, intervista telefonica, 26 agosto 2004.
15 Jane Resture, Nauru: A Short History, http://www.janeresture.com/nauru_history/index.htm, consultato il 13 settembre 2009.
16 Stanley Pillsbury, intervista telefonica, 26 agosto 2004; Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, diario, 20-22 aprile 1943 e pagina memoranda.
17 Flight Manual: B-24D, pp. 71-75.
18 Charlie Tilghman, pilota B-24, Commemorative Air Force, intervista telefonica, 14 febbraio 2007; B-24 Liberator Pilot Training Manual.
19 Charlie Tilghman, pilota B-24, Commemorative Air Force, intervista telefonica, 14 febbraio 2007.
20 Stanley Pillsbury, intervista telefonica, 26 agosto 2004.
21 Ibid.; Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, diario, aprile 1943, pagina memoranda.
22 Cleveland, op. cit., pp. 183, 464; 11th Bomb Group (H), The Gray Geese, Turner Publishing, Paducah, Ky, 1996, p. 73.
23 Charles McMurrry, Liberator, Hit 594 Times, Wings Home Safely, Richmond News Leader, 14 maggio 1943.
24 Stanley Pillsbury, intervista telefonica, 9 marzo 2005.
25 Sergt. H.V. Brooks Served in Pacific, articolo senza data dall'album dei ritagli di Phillips, NPN.
X. I Sei Puzzoni
1 Stanley Pillsbury, interviste telefoniche, 25, 27 agosto 2004, 9 marzo 2005, 18 agosto 2006, 23 gennaio e 21 aprile 2007; Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, diario, 21-23 aprile 1943; John Joseph Deasy, intervista telefonica, 4 aprile 2005; Lester Herman Scearce Jr, intervista telefonica, 11 marzo 2005; Jesse Stay, interviste telefoniche, 23 luglio 2004 e 16 marzo 2005; Frank Rosynek, Not Everybody Wore Wings, memorie inedite; Frank Rosynek, intervista e-mail, 15 giugno 2005; Russell Allen Phillips, lettera a Cecy Perry, 1o maggio 1943; Cleveland, op. cit., p. 346; Britt, op. cit., pp. 36-37; Howard e Whitley, op. cit., pp. 138-44; Jesse Stay, Twenty-nine Months in the Pacific, memorie inedite; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA.
2 John Joseph Deasy, intervista telefonica, 4 aprile 2005.
3 Howard e Whitley, op. cit., p. 140.
4 Howard e Whitley, op. cit., p. 139; Philip Scearce, intervista e-mail, 11 luglio 2008.
5 Howard e Whitley, op. cit., p. 140.
6 Ibid., p. 143.
7 Cleveland, op. cit., p. 258.
8 Russell Allen Phillips, lettera al reverendo Russell Phillips, 2 maggio 1943.
9 Frank Rosynek, Not Everybody Wore Wings, memorie inedite.
10 Cleveland, op. cit., p. 346.
11 Britt, op. cit., pp. 36-37.
12 Frank Rosynek, intervista e-mail, 15 giugno 2005.
13 Stanley Pillsbury, interviste telefoniche, 25, 27 agosto 2004, 9 marzo 2005, 18 agosto 2006, 23 gennaio e 21 aprile 2007.
14 Ibid.
15 Catonsville Air Gunner Has 95 Raids to Credit, articolo senza data dall'album dei ritagli di Phillips, NPN.
16 Louis Zamperini, diario, aprile-maggio 1943.
17 Louis Zamperini, intervista telefonica; Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
18 Cleveland, op. cit., p. 159; Louis Zamperini, intervista telefonica; Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
19 George Smith, lettera a Cecy Perry, 19 giugno 1943.
20 Missing Air Crew Report 4945, 26 maggio 1943, National Archives Microfiche Publication M1380I, Fiche 1767; Missing Air Crew Reports of the US Army Air Forces, 1942-1947; Archives Office of the Quartermaster General, RG 92, NACP.
XI. Non sopravviver nessuno
1 Louis Zamperini, intervista telefonica.
2 Louis Zamperini, diario, 27 maggio 1943.
3 Louis Zamperini, intervista telefonica.
4 John Joseph Deasy, intervista telefonica, 4 aprile 2005; Louis Zamperini, intervista telefonica; Missing Aircraft Report 4945, Missing Air Crew Reports of the US Army Air Forces, 1942-1947; Archivi Office of the Quartermaster General, RG 92, NACP; 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.
5 Louis Zamperini, intervista telefonica; Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
6 Lester Herman Scearce Jr, intervista telefonica, 11 marzo 2005.
7 Kelsey Phillips, A Life Story, memorie inedite.
8 Louis Zamperini, intervista telefonica; Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
9 Kelsey Phillips, A Life Story, memorie inedite; Louis Zamperini, intervista telefonica.
10 Louis Zamperini, intervista telefonica.
11 Louis Zamperini, intervista telefonica; Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
12 Ibid.
13 Louis Zamperini, intervista telefonica.
14 Louis Zamperini, intervista telefonica; Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997; 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.; Robert Trumbull, Zamperini, Olympic Miler, Is Safe After Epic Ordeal, NYT, 9 settembre 1945; Kelsey Phillips, A Life Story, memorie inedite; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA; Sandra Provan, LP Man's Part of Olympics, La Porte Herald-Argus, 18 febbraio 1988.

PARTE TERZA

XII. Naufraghi
1 Louis Zamperini, intervista telefonica; Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997; 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.; Robert Trumbull, Zamperini, Olympic Miler, Is Safe After Epic Ordeal, NYT, 9 settembre 1945; Kelsey Phillips, A Life Story, memorie inedite; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA; Sandra Provan, LP Man's Part of Olympics, La Porte Herald-Argus, 18 febbraio 1988.
2 Louis Zamperini, intervista telefonica.
3 Ibid.
4 Ibid.
5 Emergency Procedure: B-24, pp. 26-27.
6 Delano Sunstill, Louis Meulstee, Gibson Girl, Wireless for the Warrior, http://home.hccnet.nl/l.meulstee/gibsongirl/gibsongirl.html, consultato l'8 agosto 2005; Craven e Cate, op. cit., pp. 486, 491.
7 Louis Zamperini, intervista telefonica.
8 Louis Zamperini, intervista telefonica; 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.; Mr Phillips on CBS, Our Hero, Mr Phillips, articolo senza data dall'archivio di Karen Loomis, NPN; Gene Stowe, He Shared Raft with Olympian, South Bend Herald Tribune, 2 marzo 1998.
9 Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
XIII. Dispersi in mare
1 John Joseph Deasy, intervista telefonica, 4 aprile 2005; Lester Herman Scearce Jr, intervista telefonica, 11 marzo 2005.
2 John Joseph Deasy, intervista telefonica, 4 aprile 2005; Lester Herman Scearce Jr, intervista telefonica, 11 marzo 2005; 42nd Bombardment Squadron History, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.
3 Lester Herman Scearce Jr, intervista telefonica, 11 marzo 2005.
4 Louis Zamperini, intervista telefonica. Per rispetto nei confronti di Mac e della sua famiglia, per molti anni Louie non disse la verit sull'episodio del cioccolato, sostenendo che le tavolette erano state mangiate all'inizio del viaggio o che erano finite in mare. Anche Phil protesse la memoria di Mac affermando che il cioccolato era andato perso in mare.
5 Louis Zamperini, intervista telefonica; Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997; 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.; Robert Trumbull, Zamperini, Olympic Miler, Is Safe After Epic Ordeal, NYT, 9 settembre 1945; Louis Zamperini, diario di prigionia (annotazione inserita dopo l'ottobre del 1943, quando Louie cominci a tenere il diario). In anni successivi Zamperini parler del passaggio del B-24 come avvenuto prima di quello del B-25, ma da tutti i suoi primi resoconti, compreso quello rilasciato alla sua squadriglia dopo il rimpatrio, e dal diario tenuto in prigionia risulta che fu il B-25 a sorvolare per primo il canotto. In un'intervista del 2008 Louie conferm l'esattezza dei suoi primi resoconti.
6 Vedasi la nota precedente riguardante il passaggio del B-25; inoltre: Louis Zamperini, intervista telefonica; Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997; John Joseph Deasy, intervista telefonica, 4 aprile 2005; Lester Herman Scearce Jr, intervista telefonica, 11 marzo 2005; 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.; Robert Trumbull, Zamperini, Olympic Miler, Is Safe After Epic Ordeal, NYT, 9 settembre 1945; Louis Zamperini, diario di prigionia, 30 maggio 1943, annotazione riportata dopo l'ottobre del 1943, quando Louie cominci a tenere il diario.
7 Lester Herman Scearce Jr, intervista telefonica, 11 marzo 2005.
8 Giornale di bordo della 42 squadriglia, 30 maggio 1943, AFHRA, Maxwell, AFB, Ala.
9 Cleveland, op. cit., p. 159.
10 Louis Zamperini, intervista telefonica.
11 Ibid.
12 Russell Allen Phillips, lettera al reverendo Russell Phillips, 15 maggio 1943; Russell Allen Phillips, lettera a Cecy Perry, 15 maggio 1943; Peter Zamperini, lettera a Louis Zamperini, 3 giugno 1943; Payton Jordan, interviste telefoniche, 13, 16 agosto 2004; Louis Zamperini, lettera a Payton Jordan, 27 maggio 1943.
13 Reverendo Russell Phillips, lettera a Martha Heustis, 6 maggio 1943.
14 Lester Herman Scearce Jr, intervista telefonica, 11 marzo 2005.
15 Jack Krey, intervista telefonica, 18 agosto 2005.
16 Telegramma, Adjutant General a Kelsey Phillips, 4 giugno 1943.
17 Sylvia Flammer, interviste telefoniche, 25, 27 ottobre 2004; Peter Zamperini, interviste telefoniche, 15, 17, 19, 22 ottobre 2004.
18 George T. Davis, Zamperini Career Brilliant, Life of Zamp, Los Angeles Evening Herald and Express, 5 giugno 1943.
19 Payton Jordan, interviste telefoniche, 13, 16 agosto 2004.
20 Sylvia Flammer, interviste telefoniche, 25, 27 ottobre 2004.
21 Stanley Pillsbury, interviste telefoniche, 25 agosto 2004, 9 marzo 2005 e 18 agosto 2006.
22 Ibid.
23 Jack Cuddy, Flag Hangs in Memory of Zamperini, Syracuse (N.Y.) Herald-Journal, 24 giugno 1943.
XIV. Sete
1 Louis Zamperini, intervista telefonica; Robert Trumbull, Zamperini, Olympic Miler, Is Safe After Epic Ordeal, NYT, 9 settembre 1945.
2 Louis Zamperini, intervista telefonica; Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
3 Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
4 Ibid.
5 Louis Zamperini, intervista telefonica.
6 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.; Louis Zamperini, intervista telefonica.
7 Louis Zamperini, intervista telefonica.
8 Ibid.
9 Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997; Russell Allen Phillips, lettera a Kelsey Phillips, 10 marzo 1943.
10 Edward Rickenbacker, Pacific Mission, Part I, Life, 25 gennaio 1943, pp. 20-26, 90-100; Edward Rickenbacker, Pacific Mission, Part III, Life, 8 febbraio 1943, pp. 94-106; Edward Rickenbacker, Seven Came Through, Garden City, Doubleday, 1951.
11 Robert Trumbull, The Raft, New York, Holt, Rinehart and Winston, 1942.
12 Tells of 132 Days on Raft, NYT, 25 maggio 1943 (il titolo riportava un erroneo numero di giorni); Poon Lim, Fact Archive, http://www.fact-archive.com/encyclopedia/Poon_Lim, consultato il 15 settembre 2009.
13 Russell Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
14 Louis Zamperini, intervista telefonica; Russell Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
15 Louis Zamperini, intervista telefonica.
16 Russell Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
17 Karen Loomis, intervista telefonica, 17 novembre 2004.
18 Reverendo Russell Phillips, lettera a Martha Heustis, 6 maggio 1943.
19 Louis Zamperini, intervista telefonica.
20 Neil Hanson, The Custom of the Sea: A Shocking True Tale of Shipwreck, Murder, and the Last Taboo, New York, John Wiley and Sons, 1999; Nathaniel Philbrick, In the Heart of the Sea, New York, Viking, 2000.
21 Louis Zamperini, intervista telefonica.
22 Ibid.
23 Louis Zamperini, intervista telefonica; Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
24 Louis Zamperini, intervista telefonica.
25 Ibid.; Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
26 Louis Zamperini, intervista telefonica.
27 Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
28 Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA.
XV. Squali e proiettili
1 Louis Zamperini, intervista telefonica; Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997; 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.; Mr Phillips on CBS, Our Hero, Mr Phillips, articolo senza data dall'archivio di Karen Loomis, NPN; Robert Trumbull, Zamperini, Olympic Miler, Is Safe After Epic Ordeal, NYT, 9 settembre 1945; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA; Alberta H. Jones, La Porte War Hero Takes Part in Zamperini Show, articolo senza data dall'album dei ritagli di Phillips, NPN; Louis Zamperini, diario di prigionia, annotazione, 23 giugno 1943.
2 Mr Phillips on CBS, Our Hero, Mr Phillips, articolo senza data dall'archivio di Karen Loomis, NPN.
3 Louis Zamperini, intervista telefonica; Kelsey Phillips, A Life Story, memorie inedite.
4 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.; Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA.
5 Louis Zamperini, intervista telefonica; Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
6 Louis Zamperini, intervista telefonica.
XVI. Un canto tra le nuvole
1 Louis Zamperini, intervista telefonica.
2 Ibid.; Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
3 Louis Zamperini, intervista telefonica.
4 Ibid.; Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997; Robert Trumbull, Zamperini, Olympic Miler, Is Safe After Epic Ordeal, NYT, 9 settembre 1945.
5 Louis Zamperini, intervista telefonica; Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
6 Louis Zamperini, intervista telefonica.
7 Ibid.; Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
8 Louis Zamperini, intervista telefonica.
9 Ibid.
10 Ibid.
11 Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
12 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.; Louis Zamperini, intervista telefonica; Robert Trumbull, Zamperini, Olympic Miler, Is Safe After Epic Ordeal, NYT, 9 settembre 1945.
13 Louis Zamperini, intervista telefonica.
14 Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
15 Louis Zamperini, intervista telefonica; Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997; Louis Zamperini, diario di prigionia, annotazione, 12 luglio 1943.
XVII. Tifone
1 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.; Robert Trumbull, Zamperini, Olympic Miler, Is Safe After Epic Ordeal, NYT, 9 settembre 1945.
2 Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997; Robert Trumbull, Zamperini, Olympic Miler, Is Safe After Epic Ordeal, NYT, 9 settembre 1945.
3 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.
4 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.; Louis Zamperini, intervista telefonica.
5 Keith Heidorn, PhD, intervista e-mail, 24 marzo 2008; Foochow Flooded After Typhoon, Nevada State Journal, Reno, 24 luglio 1943.
6 Louis Zamperini, intervista telefonica.
7 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.
8 Ibid.
9 Louis Zamperini, intervista telefonica; Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., January 1997; 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.; Robert Trumbull, Zamperini, Olympic Miler, Is Safe After Epic Ordeal, NYT, 9 settembre 1945; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA; Louis Zamperini, diario di prigionia, annotazione, 13 luglio 1943.
10 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.
11 Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., January 1997; 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.
12 Robert Trumbull, Zamperini, Olympic Miler, Is Safe After Epic Ordeal, NYT, 9 settembre 1945.
13 Russell Allen Phillips, dichiarazione giurata, John D. Murphy Collection, HIA, Stanford, Calif.; Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997; 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.; Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, dichiarazione giurata, 1o novembre 1945, John D. Murphy Collection, HIA, Stanford, Calif. In appunti del 1946, Louie indica un peso di 30,4 chili. In successive interviste dichiarer che gli era stato detto che pesava 30 chili, 66 libbre. Ma in almeno tre interviste rilasciate subito dopo il rimpatrio, viene citata tra virgolette la sua affermazione secondo la quale il peso era di 39,5 chili; in una dichiarazione giurata rilasciata subito dopo la guerra Zamperini indica un peso di 36,1 chili. In un'altra intervista sempre risalente a poco dopo la guerra parl di 35,9 chili. Nella sua dichiarazione giurata postbellica, Phil dichiar che al momento dell'incidente aereo pesava 68 chili e 36,3 al momento della cattura. Nell'intervista alla CBS, Phil afferm che lui e Louie al momento della cattura avevano lo stesso peso: circa 36,3 chili.
14 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.
15 Louis Zamperini, intervista telefonica.
16 Russell Allen Phillips, intervista televisva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997; Louis Zamperini, diario di prigionia; Kelsey Phillips, A Life Story, memorie inedite; Louis Zamperini, intervista telefonica. Non  chiaro in quale atollo pensassero di trovarsi. In un'intervista del 1945, in una dichiarazione giurata del 1946 e in un'intervista del 1988, Louie dichiar che era stato detto loro che si trovavano a Maloelap, ma in numerose altre interviste, cos come nel diario di prigionia che inizi poco dopo la cattura, afferm che era stato detto loro di trovarsi a Wotje. Anche Phil afferm che si trattava di Wotje.
17 Louis Zamperini, intervista telefonica.
18 Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
19 Louis Zamperini, intervista telefonica.
20 Ibid.; Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
21 Louis Zamperini, intervista telefonica; Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997; Louis Zamperini e Russell Allen Phillips, dichiarazioni giurate, John D. Murphy Collection, HIA, Stanford, Calif.; Louis Zamperini, appunti del 1946 sull'esperienza di prigionia; Robert Trumbull, Zamperini, Olympic Miler, Is Safe After Epic Ordeal, NYT, 9 settembre 1945.
22 Tripp Wiles, Forgotten Raiders of '42: The Fate of the Marines Left Behind on Makin, Potomac Books, Washington, D.C., 2007, didascalia foto.
23 Louis Zamperini, intervista telefonica.

PARTE QUARTA

XVIII. Un cadavere che respira
1 Louis Zamperini, intervista telefonica; 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.; Louis Zamperini, dichiarazione giurata, John D. Murphy Collection, HIA, Stanford, Calif.; Robert Trumbull, Zamperini, Olympic Miler, Is Safe After Epic Ordeal, NYT, 9 settembre 1945.
2 Louis Zamperini, intervista telefonica.
3 Ibid.
4 Louis Zamperini, dichiarazione giurata, John D. Murphy Collection, HIA, Stanford, Calif.; Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, appunti datati 1946 sull'esperienza della prigionia.
5 Louis Zamperini, dichiarazione giurata, John D. Murphy Collection, HIA, Stanford, Calif.; Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, appunti datati 1946 sull'esperienza della prigionia.
6 Louis Zamperini, intervista telefonica.
7 Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997; Russell Allen Phillips, dichiarazione giurata, John D. Murphy Collection, HIA, Stanford, Calif.
8 Louis Zamperini, intervista telefonica.
9 Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
10 Ibid.; Louis Zamperini, intervista telefonica; 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.; Louis Zamperini, dichiarazione giurata, John D. Murphy Collection, HIA, Stanford, Calif.; Robert Trumbull, Zamperini, Olympic Miler, Is Safe After Epic Ordeal, NYT, 9 settembre 1945.
11 Raymond Halloran, intervista e-mail, 3 marzo 2008.
12 Louis Zamperini, intervista telefonica; 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.
13 Chang, op. cit., pp. 52-53.
14 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.
15 Louis Zamperini, intervista telefonica; Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997; Russell Allen Phillips, dichiarazione giurata, John D. Murphy Collection, HIA, Stanford, Calif.
16 Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA. In seguito Louie non avrebbe saputo dire con sicurezza se il nome era Kawamura o Kawamuda, ma la versione corretta  quasi certamente la prima, essendo Kawamura un nome molto comune.
17 Louis Zamperini, dichiarazione giurata, John D. Murphy Collection, HIA, Stanford, Calif.; Louis Zamperini, intervista telefonica.
18 Louis Zamperini, intervista telefonica; Russell Allen Phillips, dichiarazione giurata, John D. Murphy Collection, HIA, Stanford, Calif.; Louis Zamperini, dichiarazione giurata, John D. Murphy Collection, HIA, Stanford, Calif.; Louis Zamperini, appunti datati 1946 sull'esperienza della prigionia.
19 Tanaka, op. cit., pp. 135-65; Gary K. Reynolds, US Prisoners of War and Civilian American Citizens Captured and Interned by Japan in World War II: The Issue of Compensation by Japan, Congressional Research Service, 17 dicembre 2002, pp. 19-21.
20 Louis Zamperini, intervista telefonica; 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.; Louis Zamperini, dichiarazione giurata, John D. Murphy Collection, HIA, Stanford, Calif.; Louis Zamperini, appunti datati 1946 sull'esperienza della prigionia.
21 Louis Zamperini, intervista telefonica.
22 Ibid.; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA.
XIX. Duecento uomini muti
1 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.; Louis Zamperini, dichiarazione giurata, John D. Murphy Collection, HIA, Stanford, Calif.; Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, appunti datati 1946 sull'esperienza della prigionia; Robert Trumbull, Zamperini, Olympic Miler, Is Safe After Epic Ordeal, NYT, 9 settembre 1945.
2 Louis Zamperini, intervista telefonica.
3 Ibid.
4 Ibid.
5 Ibid.
6 William R. Gill e Davis P. Newton, A Compilation of Biographical Source Documents Concerning Major William Herald Walker, US Army Air Force (1919-1945), a Prisoner of War in Japan During World War II, Auburn, Ala., 1999, p. 15.
7 Yuzuru Sanematsu, A Record of the Aftermath of Ofuna POW Camp, Shukan Yomiuri, agosto 1974, tradotto dal giapponese; William R. Gill e Davis P. Newton, A Compilation of Biographical Source Documents Concerning Major William Herald Walker, US Army Air Force (1919-1945), a Prisoner of War in Japan During World War II, 1999; Ofuna: Dolder Rescue Team Report, 22 settembre 1945, http://www.mansell.com/pow_resources/camplists/tokyo/ofuna/ofuna.html, consultato il 20 settembre 2009; Louis Zamperini, intervista telefonica; Jean Balch, lettera alla sezione legale, Prosecution Division, SCAP, 18 gennaio 1948; Gamble, op. cit., p. 321; dichiarazione giurata, Arthur Laurence Maher, da Case Docket No. 218; Nakakichi Asoma et al. (vol. II, parte 2 di 2 sezioni, exhibits, 1945-1949), RG 331, RAOOH, WWII, 1907-1966, SCAP, Legal Section, Administration Division (10/02/1945 - 04/28/1952?), Record of the Trial File, 1945-49, NACP; John A. Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.; Gregory Boyington, Baa Baa Black Sheep, New York, Bantam, 1977, trad. it. L'asso della bottiglia, Milano, Longanesi, 1957 e successive riedizioni; Johan Arthur Johansen, Krigsseileren, numeri 1-2., 1990, tradotto dal norvegese da Nina B. Smith; Main Subject Is on Ofuna POW Camp, February 1946-July 1947 e Main Subject Is on Ofuna POW Camp, September 1945-May 1947, RG 331, RAOOH, WWII, 1907-1966, SCAP, Legal Section, Administration Division (10/02/1945 - 04/28/1952?), Miscellaneous Subject File, NACP; informazioni su Ofuna dai seguenti fascicoli su Kunichi Sasaki e James Kunichi Sasaki in RG 331, RAOOH, WWII, 1907-1966, SCAP, Legal Section, Administration and Prosecution Divisions (10/02/1945 - 04/28/1952?), NACP; Kunichi Sasaki et al., 1945-1948, Investigation and Interrogation Reports; Nakakichi Asoma e altri, processo, reperti, appello e istanza di clemenza, NACP; Nakakichi Asoma, 1945-1952, POW 201 File, 1945-1952, Charges and Specifications, 1945-1948, NACP; Yuichi Hatto, Aa, Omori Shuyojo, Tokyo, Kyoshin Shuppan, 2004, tradotto dal giapponese.
8 Glenn McConnell, intervista telefonica, 8 giugno 2007.
9 Dichiarazione giurata, Glenn McConnell, dai fascicoli su Sueharu Kitamura, RG 331, RAOOH, WWII, 1907-1966, SCAP, Legal Section, Administration Division (10/02/1945 - 04/28/1952?), NACP.
10 Yuichi Hatto, intervista scritta, 28 agosto 2004.
11 Ibid.
12 Chang, op. cit., p. 217; Tanaka, op. cit., p. 204.
13 Shoichi Ishizuka, About Naoetsu POW Camp, Gaiko Forum, giugno 2006.
14 Yuichi Hatto, Aa, Omori Shuyojo, Tokyo, Kyoshin Shuppan, 2004, tradotto dal giapponese; Shoichi Ishizuka, About Naoetsu POW Camp, Gaiko Forum, giugno 2006.
15 Shoichi Ishizuka, About Naoetsu POW Camp, Gaiko Forum, giugno 2006.
16 Cowra Outbreak, 1944, Fact Sheet 198, National Archives of Australia, http://www.naa.gov.au/about-us/publications/fact-sheets/fs198.aspx, consultato il 23 settembre 2009; Harry Gordon, Voyage from Shame: The Cowra Breakout and Afterwards, Brisbane, University of Queensland Press, 1994. Anche se l'episodio di Cowra  a volte descritto semplicemente come un tentativo di fuga, Harry Gordon, lo storico pi autorevole sull'argomento in questione, lo definisce una dichiarazione di suicidio di massa. Mentre alcuni prigionieri di guerra giapponesi restarono nel campo e si suicidarono o furono uccisi da loro compagni, quelli che inscenarono la fuga, compresi coloro che a centinaia si lanciarono direttamente contro le mitragliatrici, in realt volevano costringere gli australiani a ucciderli. Secondo quanto afferm un sopravvissuto, questi prigionieri avevano armi con s per dimostrare ostilit ... cos sarebbero stati sicuramente mitragliati. Disponevano inoltre di strumenti da utilizzare per uccidersi nel caso non avessero provveduto gli australiani. Alcuni di quelli che riuscirono a fuggire in seguito si suicidarono per evitare di essere nuovamente catturati.
17 Frederick Douglass, Narrative of the Life of Frederick Douglass, Cheswold, Prestwick House, 2004, p. 33.
18 Fascicoli su Sueharu Kitamura, RG 331, RAOOH, WWII, 1907-1966, SCAP, Legal Section, Administration Division (10/02/1945 - 04/28/1952?), NACP.
19 Dichiarazione giurata, Frederick Dewitt Turnbull, da Case Docket No. 216; Katsuo Kohara (vol. I, Record of Trial - vol. II, Exhibits) 1945-1949, RG 331, RAOOH, WWII 1907-1966, SCAP, Legal Section, Administration Division (10/02/1945 - 04/28/1952?), NACP.
20 Lewis Bush, Clutch of Circumstance, Tokyo, Okuyama, 1956, p. 184.
21 Yukichi Kano, Statement of Yukichi Kano Tokio POW Camp HQ (Omori), senza data, dall'archivio di Robert Marrindale.
22 Boyington, op. cit., p. 257.
23 John A. Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.; Boyington, op. cit., pp. 270-71; Gamble, op. cit., p. 328; Louis Zamperini, appunti datati 1946 sull'esperienza della prigionia.
24 Jean Balch, Yorktown Aviator: My Experience as Prisoner of War, www.ussyorktown.com/yorktown/pow.htm, consultato il 1o luglio 2004.
25 Alfred A. Weinstein, Barbed Wire Surgeon, New York, Lancer Books, 1965, p. 83; Tom Henling Wade, Prisoner of the Japanese, Kenthurst, Australia, Kangaroo, 1994, p. 44; Gamble, op. cit., p. 324.
26 Gavan Daws, Prisoners of the Japanese: POWs of World War II in the Pacific, New York, William Morrow, 1994, p. 278.
27 Peter Stone, Hostages to Freedom, Yarram, Australia, Oceans Enterprises, 2006.
28 Daws, op. cit., p. 279; Major Mark E. Hubbs, Massacre on Wake Island, Yorktown Sailor, http://www.yorktownsailor.com/yorktown/massacre.html, consultato il 18 ottobre 2009.
29 Annotazione dal diario del quartier generale del campo per prigionieri di guerra di Taiwan a Taihoku, 1o agosto 1944, documento 2701, certificato come reperto O nel documento 2687; documenti probatori raccolti dall'accusa e repertati presso il Tribunale internazionale militare per l'Estremo Oriente, 1945-1947, National Archives Microfilm Publication M1690, roll 346, frame 540, RAOOH, WWII, RG 331, NACP.
30 V. Dennis Wrynn, American Prisoners of War: Massacre at Palawan, World War II, novembre 1997.
XX. Un peto per Hirohito
1 Louis Zamperini, intervista telefonica.
2 Dichiarazione giurata, Arthur Laurence Maher, da Case Docket No. 218; Nakakichi Asoma et al., vol. II, parte 2 di 2 sezioni, reperti, 1945-1949, RG 331, RAOOH, WWII, 1907-1966, SCAP, Legal Section, Administration Division (10/02/1945 - 04/28/1952?), Record of the Trial File, 1945-49; Robert Martindale, The 13th Mission, Austin, Eakin, 1998, pp. 109-10.
3 John A. Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.
4 Edgar D. Whitcomb, Escape from Corregidor, New York, Paperback Library, 1967, pp. 106-59, 284; Katey Meares, interviste e-mail, 14, 17, 18, 27 marzo 2008.
5 Louis Zamperini, intervista telefonica.
6 Ibid.; Gamble, op. cit., p. 323; informazioni tratte da NACP, RG 331, RAOOH, WWII, 1907-1966, SCAP, Legal Section, Administration Division and Prosecution Division; Kunichi Sasaki, Isamu Sato, Kazuo Akane, 1945-1948, Investigation and Interrogation Reports; Nakakichi Asoma e altri, processo, reperti, appello e istanze di clemenza; Nakakichi Asoma e altri, 1945-1952, POW 201 File, 1945-1952, Charges and Specifications, 1945-1948.
7 Glenn McConnell, intervista telefonica, 8 giugno 2007; Boyington, op. cit., pp. 255-56.
8 Boyington, op. cit., p. 256.
9 Russell Allen Phillips, intervista televisiva, CBS, La Porte, Ind., gennaio 1997.
10 Louis Zamperini, intervista telefonica.
11 John A. Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.
12 Louis Zamperini, intervista telefonica; Johan Arthur Johansen, intervista e-mail, 26 marzo 2005.
13 Frank Tinker, intervista telefonica, 20 febbraio 2005; Boyington, op. cit., p. 271; Tom Wade, intervista telefonica, 2 gennaio 2005.
14 Louis Zamperini, intervista telefonica; Jean Balch, lettera a Legal Section, Prosecution Division, SCAP, 18 gennaio 1948; Boyington, op. cit., p. 258.
15 Boyington, op. cit., pp. 267-68.
16 Ivi, pp. 264-65.
17 Louis Zamperini, intervista telefonica; Gamble, op. cit., p. 325.
18 Louis Zamperini, intervista telefonica.
19 Constance Humphrey, A Taste of Food from Skies, Pittsburgh Post-Gazette, 29 marzo 1946.
20 John A. Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.
21 Louis Zamperini, intervista telefonica; Johan Arthur Johansen, Krigsseileren, numero 1, 1990, tradotto dal norvegese da Nina B. Smith.
22 Louis Zamperini, intervista telefonica; Boyington, op. cit., pp. 290-91.
23 John A. Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.
24 Louis Zamperini, intervista telefonica.
25 Ibid.
26 Ibid.; Louis Zamperini, appunti datati 1946 sull'esperienza della prigionia.
27 Louis Zamperini, intervista telefonica.
28 Ibid.
29 John A. Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.; Johan Arthur Johansen, Krigsseileren, numero 2, 1990, tradotto dal norvegese da Nina B. Smith; Johan Arthur Johansen, intervista e-mail, 26 marzo 2005.
30 Johan Arthur Johansen, intervista e-mail, 26 marzo 2005.
31 Louis Zamperini, intervista telefonica.
32 Ibid.; Fred Garrett, dichiarazione giurata, John D. Murphy Collection, HIA, Stanford, Calif.
33 Frank Tinker, intervista telefonica, 20 febbraio 2005.
34 Ibid.
35 Louis Zamperini, intervista telefonica.
36 Ibid.
37 Russell Allen Phillips, dichiarazione giurata, John D. Murphy Collection, HIA, Stanford, Calif.
38 Tom Wade, intervista telefonica, 2 gennaio 2005.
39 Kelsey Phillips, A Life Story, memorie inedite.
40 Roger Mansell, Ashio POW Camp, Center for Research, Allied POWs Under the Japanese, http://www.mansell.com/pow_resources/camplists/tokyo/Ashio/ashio_main.html, Palo Alto, Calif., consultato il 19 settembre 2009.
41 Russell Allen Phillips, lettera a Kelsey Phillips, aprile 1944; Kelsey Phillips, A Life Story, memorie inedite.
XXI. Fiducia
1 Sylvia Flammer, interviste telefoniche, 25 e 27 ottobre 2004.
2 Ibid.; Peter Zamperini, interviste telefoniche, 15, 17, 19, 22 ottobre 2004; Peter Zamperini, lettera a Louis Zamperini, 3 giugno 1943.
3 Louise Zamperini, annotazioni sul diario, 13 luglio 1943; Louis Zamperini, intervista telefonica.
4 Louise Zamperini, annotazioni sul diario, 6 ottobre 1943.
5 Louis Zamperini, lettera a Edwin Wilber, maggio 1946.
6 Dall'archivio di Louis Zamperini.
7 Eastern Mandates, Washington, D.C., Center for Military History Publications, 1993, p. 14.
8 Louis Zamperini, intervista telefonica.
9 John Joseph Deasy, intervista telefonica, 4 aprile 2005.
10 Ibid.
11 Henry Rahaley, lettera al reverendo e Mrs Phillips, 16 giugno 1943.
12 Reverendo Russell Phillips, lettera a Cecy Perry, 28 luglio 1943.
13 Reverendo Russell Phillips, lettera a Martha Heustis, 17 marzo 1944.
14 Reverendo Russell Phillips, lettera a Martha Heustis, 4 agosto 1943.
15 George Smith, lettera a Cecy Perry, 19 giugno 1943.
16 Terry Hoffman, intervista telefonica, 6 marzo 2007.
17 Delia Robinson, lettera a Louise Zamperini, 23 giugno 1944.
18 Mrs A.J. Deane, lettera a Louise Zamperini, 27 giugno 1944.
19 Sylvia Flammer, interviste telefoniche, 25 e 27 ottobre 2004.
20 Ibid.
21 Peter Zamperini, intervista telefonica, 19 ottobre 2004.
XXII. Complotti in corso
1 Louis Zamperini, intervista telefonica.
2 John A. Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.
3 Louis Zamperini, intervista telefonica.
4 Ibid.
5 John A. Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.
6 Louis Zamperini, intervista telefonica.
7 Ibid.
8 Ibid.
9 Eric Lash, Historic Island of Tinian, Environmental Services, ottobre 2008, vol. I, seconda edizione; Maggior Generale Donald Cook, 20th Air Force Today, 20th Air Force Association Newsletter, autunno 1998.
10 John Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.; Louis Zamperini, intervista telefonica.
11 John Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.
12 Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, appunti datati 1946 sull'esperienza della prigionia; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA.
13 Louis Zamperini, intervista telefonica.
14 Ibid.
15 Ibid.
16 Kennedy Hickman, World War II: The Doolittle Raid, in http://militaryhistory.about.com/od/aerialcampaigns/p/doolittleraid.htm, consultato il 15 ottobre 2009.
17 Boyington, op. cit., pp. 304-305.
18 Chang, op. cit.; Kennedy Hickman, World War II: The Doolittle Raid, in http://militaryhistory.about.com/od/aerialcampaigns/p/doolittleraid.htm, consultato il 15 ottobre, 2009.
19 Battle of the Pacific: How Japs Fight, Time, 15 febbraio 1943; Tar Shioya, The Conflict Behind the Battle Lines, San Francisco Chronicle, 24 settembre 1995.
20 Milton McMullen, intervista telefonica, 16 febbraio 2005; K.P. Burke, Proof Through the Night: A B-29 Pilot Captive in Japan-the Earnest Pickett Story, Salem, Ore., Opal Creek, 2001, p. 88; Fiske Hanley II, Accused American War Criminal, Austin, Eakin, 1997, pp. 68-69.
21 Louis Zamperini, intervista telefonica.
22 Ibid.
23 Ibid.; fascicoli su Sueharu Kitamura, RG 331, RAOOH, WWII, 1907-1966, SCAP, Legal Section, Administration Division (10/02/1945 - 04/28/1952?), NACP; Glenn McConnell, intervista telefonica, 8 giugno 2007; John A. Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.; Gamble, op. cit., p. 328.
24 Dichiarazione giurata, Louis Zamperini, nel fascicolo di Nakakichi Asoma, 1945-1952, RG 331, RAOOH, WWII, SCAP, Legal Section, Administration Division (10/02/1945 - 04/28/1952?), Charges and Specifications, 1945-1948, NACP.
XXIII. Il Mostro
1 Bush, op. cit., p. 150.
2 Wade, op. cit., p. 83.
3 Ray Hap Halloran e Chester Marshall, Hap's War, Menlo Park, Calif., Hallmark, s.d.
4 Weinstein, op. cit., p. 228; Tom Wade, intervista telefonica, 2 gennaio 2005.
5 Draggan Mihailovich, intervista e-mail, 3 agosto 2007.
6 Louis Zamperini, intervista telefonica.
7 Frank Tinker, intervista telefonica, 20 febbraio 2005.
8 Louis Zamperini, intervista telefonica.
9 Martindale, op. cit., pp. 92-93; Wade, op. cit., pp. 103-04; Yuichi Hatto, intervista scritta, 28 agosto 2004; James, op. cit., p. 278; Mutsuhiro Watanabe (Sgt.), voll. 1-3, 1945-1952, POW 201, File 1945-1947, SCAP, Legal Section, Administrative Division, RAOOH, RG 331, NACP; From Chief of Hyogo Prefectural Police Force, 21 novembre 1950, rapporto, dall'archivio di Frank Tinker.
10 Tanaka, op. cit., p. 73.
11 Martindale, op. cit., p. 90; Wade, op. cit., pp. 97-99, 129; Bush, op. cit., pp. 152-53; Johan Arthur Johansen, Krigsseileren, numero 3, 1990, tradotto dal norvegese da Nina B. Smith.
12 Wade, op. cit., p. 99.
13 Martindale, op. cit., p. 111.
14 Bush, op. cit., p. 160.
15 Martindale, op. cit., p. 120; Bush, op. cit., p. 159.
16 Ernest O. Norquist, Our Paradise: A GI'S War Diary, Hancock, Wisc., Pearl-Win, 1989, p. 293; Bush, op. cit., p. 205.
17 Wade, op. cit., pp. 103-05; Tom Wade, intervista telefonica, 2 gennaio 2005; Bush, op. cit., pp. 176-79.
18 Yuichi Hatto, intervista scritta, 28 agosto 2004.
19 Tom Wade, intervista telefonica, 17 settembre 2005.
20 Yuichi Hatto, intervista scritta, 28 agosto 2004.
21 Mutsuhiro Watanabe (Sgt.), vol. 1, 1945-1952, POW 201, File 1945-1947, SCAP, Legal Section, Administrative Division, RAOOH, RG 331, NACP; Martindale, op. cit., pp. 95-110, 130, 144-55; Robert Martindale, intervista telefonica, 2 gennaio 2005; Norquist, op. cit., pp. 277-79, 283-84; Wade, op. cit., pp. 103-108; Weinstein, op. cit., pp. 228-33, 247, 256; Derek (Nobby) Clarke, No Cook's Tour, Hereford, Eng., Authors OnLine, 2005, pp. 114-16; Donald Knox, Death March: The Survivors of Bataan, San Diego, Harcourt Brace Jovanovich, 1983, p. 377; James, op. cit., pp. 277-83.
22 James, op. cit., p. 278; dichiarazione giurata, Arthur Laurence Maher, dai fascicoli su Mutsuhiro Watanabe (Sgt.), vol. 1, 1945-1952, POW 201, File 1945-1947, SCAP, Legal Section, Administrative Division, RAOOH, RG 331, NACP.
23 Martindale, op. cit., pp. 104-105.
24 Dichiarazione giurata, Arthur Laurence Maher, dai fascicoli su Mutsuhiro Watanabe (Sgt.), vol. 1, 1945-1952, POW 201, File 1945-1947, SCAP, Legal Section, Administrative Division, RAOOH, RG 331, NACP.
25 Knox, op. cit., p. 379.
26 Weinstein, op. cit., p. 230.
27 Martindale, op. cit., pp. 149-50; Clarke, op. cit., p. 116; Robert Martindale, intervista telefonica, 2 gennaio 2005.
28 Bush, op. cit., p. 200; Yuichi Hatto, intervista scritta, 28 agosto 2004.
29 Clarke, op. cit., p. 116.
XXIV. Perseguitato
1 Louis Zamperini, intervista telefonica.
2 Norquist, op. cit., pp. 278-79; Wade, op. cit., p. 124; Bush, op. cit., p. 187; Weinstein, op. cit., pp. 228-33; Clarke, op. cit., pp. 114-16; J. Watt Hinson, intervista e-mail, 26 luglio 2004.
3 Martindale, op. cit., p. 78.
4 Louis Zamperini, intervista telefonica.
5 Ibid.
6 CBS Television, 48 Hours: Race to Freedom, 1998.
7 Louis Zamperini, intervista telefonica.
8 Clarke, op. cit., p. 114; Martindale, op. cit., p. 97; Louis Zamperini, intervista telefonica; Weinstein, op. cit., p. 249.
9 Louis Zamperini, intervista telefonica; Martindale, op. cit., pp. 99-100; Lewis Bush, op. cit., p. 186; Clarke, op. cit., p. 114.
10 Martindale, op. cit., p. 100.
11 John Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.; 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.; Louis Zamperini, intervista telefonica; Milton McMullen, intervista telefonica, 16 febbraio 2005; Martindale, op. cit., pp. 127-28, 156-72; Wade, op. cit., pp. 97-99, 129; Bush, op. cit., p. 161; Johan Arthur Johansen, intervista e-mail, 26 marzo 2005; Weinstein, op. cit., pp. 243-45; Gloria Ross, A Singular Man, Airman, gennaio 1982; Tom Wade, intervista telefonica, 2 gennaio 2005.
12 Martindale, op. cit., pp. 168-69.
13 Ibid., p. 128.
14 Frank Tinker, intervista telefonica, 20 febbraio 2005; Louis Zamperini, intervista telefonica.
15 Martindale, op. cit., p. 169.
16 Louis Zamperini, intervista telefonica.
17 Ibid.
18 Norquist, op. cit, p. 279; Wade, op. cit., p. 120; Weinstein, op. cit., p. 255.
19 Yuichi Hatto, intervista scritta, 28 agosto 2004.
20 Bush, op. cit., p. 200; Yuichi Hatto, intervista scritta, 28 agosto 2004; Boyington, op. cit., pp. 302-303; Martindale, op. cit., p. 195; Norquist, op. cit., p. 288; Gamble, op. cit., p. 336; Yukichi Kano, Statement of Yukichi Kano Tokio POW Camp HQ (Omori), senza data, dall'archivio di Robert Martindale.
21 Martindale, op. cit., p. 123; Louis Zamperini, intervista telefonica.
22 Louis Zamperini, intervista telefonica.
23 E. Bartlett Kerr, Surrender and Survival: The Experience of American POWs in the Pacific, 1941-1945, New York, William Morrow, 1985, pp. 189-90; The Zero Hour, Glasgow.com, http://www.glasglow.com/e2/th/The_Zero_Hour.html, consultato il 25 settembre 2009.
24 E.H. Stephan, cartolina alla famiglia Zamperini, 18 ottobre 1944.
25 Louis Zamperini, intervista telefonica.
26 E.H. Stephan, cartolina alla famiglia Zamperini, 18 ottobre 1944, timbro postale.
XXV. B-29
1 Louis Zamperini, intervista telefonica.
2 Milton McMullen, intervista telefonica, 16 febbraio 2005; Bush, op. cit., pp. 213, 222-23; Weinstein, op. cit., p. 248.
3 Louis Zamperini, intervista telefonica.
4 Boeing B-29 Superfortress, Military Factory, http://www.militaryfactory.com/aircraft/detail.asp?aircraft_id=82, consultato il 15 ottobre 2009.
5 E. Bartlett Kerr, Flames over Tokyo: The US Army Air Forces' Incendiary Campaign Against Japan, 1941-1945, New York, Donald I. Fine, 1991, p. 92.
6 Ibid., pp. 57-60, 64-68.
7 Louis Zamperini, intervista telefonica; Tom Wade, intervista telefonica, 17 settembre 2005; Frank Tinker, intervista telefonica, 20 febbraio 2005; Martindale, op. cit., pp. 166-67; Wade, op. cit., pp. 138-39; Clarke, op. cit., p. 147; Robert Martindale, intervista telefonica, 2 gennaio 2005; Tom Wade, intervista telefonica, 2 gennaio 2005.
8 Martindale, op. cit., p. 176.
9 Milton McMullen, intervista telefonica, 16 febbraio 2005.
10 Weinstein, op. cit., p. 242.
11 Louis Zamperini, intervista telefonica.
12 Norquist, op. cit., p. 287.
13 Louis Zamperini, intervista telefonica.
14 Wade, op. cit., p. 139.
15 Louis Zamperini, intervista telefonica; Robert Trumbull, Zamperini, Olympic Miler, Is Safe After Epic Ordeal, NYT, 9 settembre 1945.
16 Dichiarazione giurata, Francis Harry Frankcom, dai fascicoli su Mutsuhiro Watanabe (Sgt.), vol. 1, 1945-1952, POW 201 File 1945-1947, SCAP, Legal Section, Administrative Division, RAOOH, RG 331, NACP.
17 Louis Zamperini, intervista telefonica; Martindale, op. cit., pp. 129-30; 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.
18 Louis Zamperini, intervista telefonica.
19 Lynn Moody Hoffman, lettera a Louis Zamperini, 14 agosto 1998.
20 Sylvia Flammer, interviste telefoniche, 25 e 27 ottobre 2004; Sixth War Bond Drive, 19 novembre 1944, trascrizione intervista.
21 Sylvia Flammer, interviste telefoniche, 25 e 27 ottobre 2004.
22 Lynn Moody Hoffman, lettera a Louis Zamperini, 14 agosto 1998.
23 Dall'archivio di Louis Zamperini.
24 Appunti manoscritti dall'archivio di Louis Zamperini.
25 Sylvia Flammer, interviste telefoniche, 25 e 27 ottobre 2004.
26 Telegramma, capo della polizia militare a Louise Zamperini, senza data, dall'archivio di Louis Zamperini.
27 Louis Zamperini Radio Talk Heard by Uncle, Des Moines Register, 12 dicembre 1944.
28 Sylvia Flammer, interviste telefoniche, 25 e 27 ottobre 2004.
29 Payton Jordan, intervista telefonica, 16 agosto 2004.
XXVI. Follia
1 Louis Zamperini, intervista telefonica.
2 Dall'archivio di Louis Zamperini.
3 Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, appunti dall'incontro del 1950 con l'ufficiale di Kwajalein; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA.
4 Louis Zamperini, intervista telefonica; 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.
5 Louis Zamperini, intervista telefonica.
6 Martindale, op. cit., p. 177; Johan Arthur Johansen, intervista e-mail, 26 marzo 2005; Johan Arthur Johansen, Krigsseileren, numero 4, 1990, tradotto dal norvegese da Nina B. Smith; Tom Wade, intervista telefonica, 2 gennaio 2005; Tokyo in Flames After Crippling Superfort Blow, Ogden Standard Examiner, 25 novembre 1944; Kerr, Flames, pp. 97-101.
7 Johan Arthur Johansen, intervista e-mail, 26 marzo 2005.
8 Yuichi Hatto, intervista scritta, 28 agosto 2004.
9 Norquist, op. cit., pp. 288, 291.
10 Ibid., p. 291.
11 Louis Zamperini, intervista telefonica.
12 Ibid.
13 Bush, op. cit., p. 207.
14 Martindale, op. cit., pp. 180-81.
15 Ibid., pp. 152-53; Wade, op. cit., pp. 140-41
16 Martindale, op. cit., pp. 144-45; Wade, op. cit., p. 141; dichiarazione giurata, Francis Harry Frankcom, dai fascicoli su Mutsuhiro Watanabe (Sgt.), vol. 1, 1945-1952, POW 201 File 1945-1947, SCAP, Legal Section, Administrative Division, RAOOH, RG 331, NACP.
17 Johan Arthur Johansen, Krigsseileren, numero 4, 1990, tradotto dal norvegese da Nina B. Smith.
18 Frank Tinker, intervista telefonica, 20 febbraio 2005.
19 Louis Zamperini, intervista telefonica.
20 Don Wall, Singapore and Beyond: The Story of the Men of the 2/20 Battalion, Told by the Survivors, Cowra, Australia, James N. Keady, 1985, pp. 307-309; dichiarazione giurata, maggiore Melvin Miller, dai fascicoli di The Mad Quack (1st Lt.), POW 201 File 1945-1947, SCAP, Legal Section, Administrative Division, RAOOH, RG 331, NACP.
21 Lt. Allen Phillips May be Prisoner in Tokyo, articolo senza data dall'album dei ritagli di Phillips, NPN.
22 Lt. Allen Phillips Alive as Prisoner of the Japs; Missing Year and a Half, articolo senza data dall'album dei ritagli di Phillips, NPN.
23 Terry Hoffman, intervista telefonica, 6 marzo 2007.
24 Reverendo Russell Phillips, lettera a Martha Heustis, 5 gennaio 1945.
25 Kelsey Phillips, lettera a Louise Zamperini, 15 dicembre 1944.
26 Ibid.
27 Sadie Glassman, lettera agli Zamperini, 18 novembre 1944.
28 Kelsey Phillips, lettera a Louise Zamperini, 15 dicembre 1944.
29 Norquist, op. cit., pp. 282, 290.
30 Martindale, op. cit., p. 134.
31 Wade, op. cit., p. 138.
32 Ibid.; dichiarazioni giurate, Francis Harry Frankcom e Fort Hammond Callahan, dai fascicoli su Mutsuhiro Watanabe (Sgt.), vol. 1, 1945-1952, POW 201 File 1945-1947, SCAP, Legal Section, Administrative Division, RAOOH, RG 331, NACP.
33 Martindale, op. cit., p. 187.
34 Louis Zamperini, diario di prigionia.
35 Martindale, op. cit., pp. 122-23; Norquist, op. cit., pp. 287-88; Wade, op. cit., pp. 137-38; Robert Martindale, intervista telefonica, 2 gennaio 2005.
36 Martindale, op. cit., pp. 189-92; Wade, op. cit., pp. 143-44; Johan Arthur Johansen, Krigsseileren, numero 4, 1990, tradotto dal norvegese da Nina B. Smith; Clarke, op. cit., pp. 151-54.
37 Wall, op. cit., p. 308.
38 Bush, op. cit., pp. 183, 198-99; Yuichi Hatto, intervista scritta, 28 agosto 2004; rapporto del tenente Lewis Bush, dai fascicoli su Mutsuhiro Watanabe (Sgt.), vol. 1, 1945-1952, POW 201 File 1945-1947, SCAP, Legal Section, Administrative Division, RAOOH, RG 331, NACP.
39 Yuichi Hatto, intervista scritta, 28 agosto 2004; James, op. cit., p. 280.
40 Martindale, op. cit., pp. 191-92.
41 Louis Zamperini, intervista telefonica.
XXVII. Cadere
1 Louis Zamperini, intervista telefonica; Martindale, op. cit., pp. 194-95; dichiarazione giurata, Francis Harry Frankcom, dai fascicoli su Mutsuhiro Watanabe (Sgt.), vol. 1, 1945-1952, POW 201 File 1945-1947, SCAP, Legal Section, Administrative Division, RAOOH, RG 331, NACP.
2 Dichiarazione giurata, Francis Harry Frankcom, dai fascicoli su Mutsuhiro Watanabe (Sgt.), vol. 1, 1945-1952, POW 201 File 1945-1947, SCAP, Legal Section, Administrative Division, RAOOH, RG 331, NACP.
3 Louis Zamperini, lettera alla famiglia, 6 gennaio 1945.
4 Louis Zamperini, lettera alla famiglia, gennaio o febbraio 1945.
5 Louis Zamperini, intervista telefonica; John A. Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.
6 Louis Zamperini, intervista telefonica.
7 John A. Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.
8 Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, diario di prigionia, annotazione del 15 gennaio 1945.
9 Hampton Sides, Ghost Soldiers: The Epic Account of World War II's Greatest Rescue Mission, New York, Anchor Books, 2002, pp. 7-17; Kerr, Surrender, pp. 212-15; V. Dennis Wrynn, American Prisoners of War: Massacre at Palawan, World War II, novembre 1997.
10 Louis Zamperini, intervista telefonica; John A. Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.; Martindale, op. cit., p. 198; Johan Arthur Johansen, Krigsseileren, numero 4, 1990, tradotto dal norvegese da Nina B. Smith; Frank Tremaine, Tokyo in Flames After Record Bombing Attack, Brainerd (Minn.) Daily Dispatch, 16 febbraio, 1945; Navy Planes Rip Tokyo, Nebraska State Journal, Lincoln, 16 febbraio 1945; Devastating War to Tokyo, Nebraska State Journal, Lincoln, 16 febbraio 1945.
11 John A. Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.; Louis Zamperini, intervista telefonica.
12 1,600 Planes Bomb Jap Capital as All-Out Drive Launched on Iwo, Sunday Times-Signal (Zanesville, Ohio), 25 febbraio 1945; Kerr, Flames, pp. 138-44.
13 Louis Zamperini, intervista telefonica; John A. Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.
14 Louis Zamperini, intervista telefonica.
15 Martindale, op. cit., p. 214; Kerr, Flames, p. 153.
16 John A. Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.; Wade, op. cit., pp. 146-47.
17 Wade, op. cit., p. 144.
18 Louis Zamperini, intervista telefonica.
XXVIII. Schiavi
1 Frank Tinker, intervista telefonica, 20 febbraio 2005.
2 Wade, op. cit., pp. 148-49, 152-53; Frank Tinker, intervista telefonica, 20 febbraio 2005; Alan B. Lyon, Japanese War Crimes: Trials of the Naoetsu Camp Guards, Loftus, Australia, Australian Military History Publications, 2000, pp. 25-34; John Cook, Japan: C Force, memorie inedite; List of Death Naoetu [sic] POW Camp, 1942-44, Taheiyo ni Kaleru Hashi: Horyo Shuyojono Higeikei wo Keoete, Japan-Australia Society, 1996, tradotto dal giapponese.
3 United Nations Olympics Talked-New Golden Era in Track Seen When Peace Comes, Abilene (Tex.) Reporter-News, 5 marzo 1945.
4 CBS Television, 48 Hours: Race to Freedom, 1998.
5 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.; Louis Zamperini, appunti datati 1946 sull'esperienza della prigionia.
6 Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, appunti datati 1946 sull'esperienza della prigionia; Wade, op. cit., p. 151; Ken Marvin, intervista telefonica, 21 gennaio 2005.
7 Wade, op. cit., p. 159.
8 Tom Wade, intervista telefonica, 2 gennaio 2005.
9 Ken Marvin, intervista telefonica, 21 gennaio 2005.
10 Wade, op. cit., pp. 151-52; John Cook, Japan: C Force, memorie inedite; Tom Wade, intervista telefonica, 2 gennaio 2005.
11 Wall, op. cit., p. 303.
12 Wade, op. cit., pp. 156, 149.
13 John A. Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.; Louis Zamperini, intervista telefonica; Wade, op. cit., p. 157; dichiarazione giurata, Louis Zamperini, dai fascicoli su Mutsuhiro Watanabe (Sgt.), voll. 1-3, 1945-1952, POW 201 File 1945-1947, SCAP, Legal Section, Administrative Division, RAOOH, RG 331, NACP.
14 Louis Zamperini, intervista telefonica; Wade, op. cit., p. 157; Wall, op. cit., p. 298.
15 Louis Zamperini, intervista telefonica; Wall, op. cit., p. 298.
16 Louis Zamperini, intervista telefonica; John A. Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.; Ken Marvin, intervista telefonica, 21 gennaio 2005; Louis Zamperini, appunti datati 1946 sull'esperienza della prigionia; John Cook, Japan: C Force, memorie inedite; Wade, op. cit., pp. 160-63.
17 Ken Marvin, intervista telefonica, 21 gennaio 2005; John Cook, Japan: C Force, memorie inedite.
18 Wade, op. cit., p. 161.
19 Louis Zamperini, intervista telefonica.
20 John Cook, Japan: C Force, memorie inedite.
21 Louis Zamperini, intervista telefonica.
22 Ken Marvin, intervista telefonica, 21 gennaio 2005.
23 Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, diario di prigionia.
24 Louis Zamperini, intervista telefonica.
25 Ibid.
26 Ibid.; Wade, op. cit., p. 149; Louis Zamperini, appunti datati 1946 sull'esperienza della prigionia.
XXIX. Duecentoventi pugni
1 Wall, op. cit., p. 299; John Cook, intervista ed e-mail, 30 ottobre 2004.
2 John A. Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.
3 Ken Marvin, intervista telefonica, 21 gennaio 2005.
4 Weinstein, op. cit., pp. 287-94; Mutsuhiro Watanabe (Sgt.), voll. 1-3, 1945-1952, POW 201 File 1945-1947, SCAP, Legal Section, Administrative Division, RAOOH, RG 331, NACP.
5 Weinstein, op. cit., pp. 287-94.
6 Ibid.
7 Mutsuhiro Watanabe (Sgt.), vol. l, 1945-1952, POW 201 File 1945-1947, SCAP, Legal Section, Administrative Division, RAOOH, RG 331, NACP; Louis Zamperini, intervista telefonica; Frank Tinker, intervista telefonica, 20 febbraio 2005; Wade, op. cit., pp. 163-64; Louis Zamperini, appunti datati 1946 sull'esperienza della prigionia; Robert Trumbull, Zamperini, Olympic Miler, Is Safe After Epic Ordeal, NYT, 9 settembre 1945.
8 Wade, op. cit., p. 163.
9 Wall, op. cit., p. 300.
10 Ibid.
11 Louis Zamperini, intervista telefonica.
12 Dichiarazione giurata, Arthur Klein, dai fascicoli su Mutsuhiro Watanabe (Sgt.), vol. 1, 1945-1952, POW 201 File 1945-1947, SCAP, Legal Section, Administrative Division, RAOOH, RG 331, NACP.
13 Louis Zamperini, intervista telefonica.
14 Wade, op. cit., p. 165.
15 Wall, op. cit., p. 300.
16 Knox, op. cit., p. 417.
17 Wade, op. cit., p. 158.
18 Ken Marvin, intervista telefonica, 21 gennaio 2005.
19 Milton McMullen, intervista telefonica, 16 febbraio 2005.
20 Ooi Keat Gin, a cura di, Japanese Empire in the Tropics: Selected Documents and Reports of the Japanese Period in Sarawak, Northwest Borneo, 1941-1945, Athens, Ohio University Center for International Studies, 1998, vol. 2, pp. 612, 648.
21 Ibid., p. 648.
22 Martindale, op. cit., p. 223; Robert Martindale, intervista telefonica, 2 gennaio 2005; dichiarazione giurata, Arthur Laurence Maher, dai fascicoli su Mutsuhiro Watanabe (Sgt.), vol. 1, 1945-1952, POW 201 File 1945-1947, SCAP, Legal Section, Administrative Division, RAOOH, RG 331, NACP.
23 Ken Marvin, intervista telefonica, 31 gennaio 2005; Wade, op. cit., p. 167; Daws, op. cit., pp. 324-25; Tom Wade, intervista telefonica, 2 gennaio 2005.
24 Captain George Steiger: A POW Diary, http://www.fsteiger.com/gsteipow.html, consultato il 2 ottobre 2009; K.C. Emerson, Guest of the Emperor, Sanibel Island, Flo., selfapublished, 1977, pp. 77-79; Donald T. Giles Jr, a cura di, Captive of the Rising Sun: The POW Memoirs of Rear Admiral Donald T. Giles, Annapolis, Naval Institute Press, 1994, pp. 146-54.
25 Giles, op. cit., p. 154.
26 Wade, op. cit., p. 166; Wall, op. cit., p. 300.
27 John Cook, Japan: C Force, memorie inedite.
XXX. La citt evaporata
1 Wall, op. cit., p. 300.
2 Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, appunti datati 1946 sull'esperienza della prigionia.
3 Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, appunti datati 1946 sull'esperienza della prigionia.
4 Louis Zamperini, lettera a Edwin Wilber, maggio 1946.
5 Wall, op. cit., p. 300; Jap Shipping, Planes Hard Hit in July, Walla Walla Union-Bulletin, 1o agosto 1945.
6 Louis Zamperini, intervista telefonica.
7 Ibid.
8 Ken Marvin, intervista telefonica, 31 gennaio 2005.
9 Tom Wade, intervista telefonica, 2 gennaio 2005; Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, appunti datati 1946 sull'esperienza della prigionia.
10 Louis Zamperini, intervista telefonica; Frank Tinker, intervista telefonica, 20 febbraio 2005; Wade, op. cit., p. 166; Tom Wade, intervista telefonica, 2 gennaio 2005; Louis Zamperini, appunti datati 1946 sull'esperienza della prigionia; dichiarazione giurata, Louis Zamperini, dai fascicoli su Mutsuhiro Watanabe (Sgt.), voll. 1-3, 1945-1952, POW 201 File 1945-1947, SCAP, Legal Section, Administrative Division, RAOOH, RG 331, NACP.
11 Wade, op. cit., p. 166.
12 Record Raid Hits Four Jap Cities, Walla Walla Union-Bulletin, 1o agosto 1945.
13 Kerr, Flames, pp. 269-70.
14 Nagaoka Air Raid, August 1, 1945, http://www.echigonagaoka.com/index.html, consultato il 5 ottobre 2009.
15 Louis Zamperini, intervista telefonica.
16 Wall, op. cit., p. 300.
17 Josette H. Williams, The Information War in the Pacific, 1945: Paths to Peace, Central Intelligence Agency Center for the Study of Intelligence, 8 maggio 2007, https://www.cia.gov/library/center-for-the-study-of-intelligence/csi-publications/csi-studies/studies/vol46n03/article07.html, consultato il 29 aprile 2010.
18 Louis Zamperini, diario di prigionia; Louis Zamperini, lettera a Edwin Wilber, maggio 1946.
19 Louis Zamperini, intervista telefonica; dichiarazione giurata, Louis Zamperini, dai fascicoli su Mutsuhiro Watanabe (Sgt.), voll. 1-3, 1945-1952, POW 201 File 1945-1947, SCAP, Legal Section, Administrative Division, RAOOH, RG 331, NACP; Louis Zamperini, diario di prigionia; 42nd Bombardment Squadron: Addendum to Squadron History, 11 settembre 1945, AFHRA, Maxwell AFB, Ala.
20 Louis Zamperini, intervista telefonica; Robert Trumbull, Zamperini, Olympic Miler, Is Safe After Epic Ordeal, NYT, 9 settembre 1945.
21 Louis Zamperini, intervista telefonica; Robert Trumbull, Zamperini, Olympic Miler, Is Safe After Epic Ordeal, NYT, 9 settembre 1945.
22 Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA.
23 Mutsuhiro Watanabe, I Do Not Want to Be Punished by America, Bingei Shunjyu, aprile 1956, tradotto dal giapponese.
24 Paul Tibbets, intervista di Studs Terkel, 2002, http://dalesdesigns.net/interview.htm, consultato il 14 settembre 2007; Matthew Davis, The Men Who Bombed Hiroshima, BBC News, 4 agosto 2007; Paul Tibbets, AcePilots.com, www.acepilots.com/asaaf_tibbets.html, consultato il 13 settembre 2007.
25 Knox, op. cit., p. 435.
XXXI. La festa degli uomini nudi
1 Frank Tinker, intervista telefonica, 20 febbraio 2005.
2 Louis Zamperini, intervista telefonica.
3 Frank Tinker, intervista telefonica, 20 febbraio 2005.
4 Tom Wade, intervista telefonica, 2 gennaio 2005.
5 Milton McMullen, intervista telefonica, 16 febbraio 2005.
6 Tom Wade, intervista telefonica, 2 gennaio 2005.
7 Wade, op. cit., p. 166; John Cook, intervista e-mail, 30 ottobre 2004.
8 Louis Zamperini, lettera a Edwin Wilber, maggio 1946; Louis Zamperini, diario di prigionia; Louis Zamperini, intervista telefonica.
9 Louis Zamperini, lettera a Edwin Wilber, maggio 1946; Louis Zamperini, intervista telefonica.
10 Ken Marvin, intervista telefonica, 31 gennaio 2005.
11 Frank Tinker, intervista telefonica, 20 febbraio 2005.
12 Ken Marvin, intervista telefonica, 31 gennaio 2005.
13 Ibid.; John Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.; Wall, op. cit., pp. 300, 304; Letters Recall End of Captivity, Idaho Press-Tribune, articolo senza data dagli archivi dell'Idaho Press-Tribune; John Cook, intervista e-mail, 30 ottobre 2004.
14 Louis Zamperini, lettera a Edwin Wilber, maggio 1946.
15 Ken Marvin, intervista telefonica, 31 gennaio 2005.
16 Wall, op. cit., p. 304.
17 Louis Zamperini, diario di prigionia.
18 Wall, op. cit., p. 304.
19 Louis Zamperini, diario di prigionia.
20 Louis Zamperini, intervista telefonica.
21 Emerson, op. cit., pp. 80-84; Giles, op. cit., pp. 154-57; Robert S. La Forte, Ronald E. Marcello e Richard L. Himmel, a cura di, With Only the Will to Live: Accounts of Americans in Japanese Prison Camps, 1941-1945, Wilmington, Del., SR Books, 1994, pp. 260-61; George Steiger, Captain George Steiger: A POW Diary, http://www.fsteiger.com/gsteipow.html, consultato il 2 ottobre 2009.
22 Louis Zamperini, intervista telefonica; John Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.; John Cook, intervista e-mail, 30 ottobre 2004; Frank Tinker, intervista telefonica, 20 febbraio 2005.
23 John Cook, intervista e-mail, 30 ottobre 2004.
24 Frank Tinker, intervista telefonica, 20 febbraio 2005; John Cook, intervista e-mail, 30 ottobre 2004; John Cook, Japan: C Force, memorie inedite. Un resoconto pubblicato del discorso d una versione diversa dell'episodio, sostenendo che, secondo Cook, fu Fitzgerald a chiedere ai prigionieri di altre nazioni di unirsi agli americani per combattere i sovietici. Ma nelle sue memorie, e nell'intervista rilasciata all'autrice, Cook dichiara che fu il comandante giapponese, e non Fitzgerald, a chiedere che i prigionieri di guerra si schierassero con il Giappone nella lotta contro i sovietici. Tramite l'interprete, il comandante del campo scrive Cook inform i prigionieri che la guerra con il Giappone era finita e li sollecit a unirsi al Giappone per combattere la Minaccia Rossa (la Russia). Questa versione  molto pi verosimile, dato che in quel momento gli Stati Uniti non stavano combattendo contro l'Unione Sovietica, all'epoca loro alleata, ma il Giappone s, poich due giorni prima i sovietici si erano impadroniti delle sue isole Kurili. Il prigioniero di guerra Johan Arthur Johansen riferisce che anche il comandante di Omori chiese agli internati di unirsi al Giappone nella lotta contro i russi.
25 Frank Tinker, intervista telefonica, 20 febbraio 2005; Louis Zamperini, intervista telefonica; John Cook, intervista e-mail, 30 ottobre 2004; Robert Rasmussen, A Momentous Message of Hope, National Aviation Museum Foundation Magazine, vol. 8, n. 1, primavera 1987; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA; Ken Marvin, intervista telefonica, 31 gennaio 2005.
26 Robert Rasmussen, A Momentous Message of Hope, National Aviation Museum Foundation Magazine, vol. 8, n. 1, primavera 1987.
27 Ibid.
28 Louis Zamperini, intervista telefonica; Ken Marvin, intervista telefonica, 31 gennaio 2005; Wade, op. cit., p. 169.
29 Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA.
30 Frank Tinker, intervista telefonica, 20 febbraio 2005.
XXXII. Cascate di pesche rosa
1 Emerson, op. cit., pp. 80-84; Giles, op. cit., pp. 154-57; La Forte, op. cit., pp. 260-61; George Steiger, Captain George Steiger: A POW Diary, http://www.fsteiger.com/gsteipow.html, consultato il 2 ottobre 2009.
2 John Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.; Wall, op. cit., p. 302.
3 John Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.
4 Ken Marvin, intervista telefonica, 31 gennaio 2005.
5 John Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.
6 Ibid.; Wade, op. cit., p. 169; Wall, op. cit., p. 302; Letters Recall End of Captivity, Idaho Press-Tribune, articolo senza data dagli archivi dell'Idaho Press-Tribune.
7 Letters Recall End of Captivity, Idaho Press-Tribune, articolo senza data dagli archivi dell'Idaho Press-Tribune.
8 John Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.
9 Wall, op. cit., p. 302.
10 John Cook, intervista e-mail, 30 ottobre 2004; John Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.; Wade, op. cit., p. 170; Wall, op. cit., pp. 302, 304; Robert Rasmussen, A Momentous Message of Hope, National Aviation Museum Foundation Magazine, vol. 8, n. 1, primavera 1987; Letters Recall End of Captivity, Idaho Press-Tribune, articolo senza data dagli archivi dell'Idaho Press-Tribune; Frank Tinker, intervista telefonica, 20 febbraio 2005.
11 Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA.
12 Letters Recall End of Captivity, Idaho Press-Tribune, articolo senza data dagli archivi dell'Idaho Press-Tribune.
13 Byron Kinney, intervista telefonica, 23 aprile 2007; Louis Zamperini, intervista telefonica; Byron Kinney, A Mission of Mercy Touches Two Lives, Chicago, United Letter Service, 1995.
14 Whitcomb, op. cit., p. 285.
15 Tanaka, op. cit., p. 70; Brian MacArthur, Surviving the Sword: Prisoners of the Japanese in the Far East, 1942-45, New York, Random House, 2005, p. XXVI.
16 Tanaka, op. cit., p. 70.
17 Tanaka, op. cit., p. 2.
18 Charles A. Stenger, PhD, intervista telefonica con l'autrice, 17 ottobre 2009; Charles A. Stenger, PhD, American Prisoners of War in World War I, World War II, Korea, and Vietnam: Statistical Data, Veterans Administration Central Office, 30 giugno 1979, p. 20.
19 Kerr, Surrender, p. 60.
20 SE Asia Under Japanese Occupation, http://www.cofepow.org.uk/pages/asia_thailand1.html, consultato il 18 marzo 2010.
21 Tanaka, op. cit., pp. 135-65; Gary K. Reynolds, U.S. Prisoners of War and Civilian American Citizens Captured and Interned by Japan in World War II: The Issue of Compensation by Japan, Congressional Research Service, 17 dicembre 2002, pp. 17-19.
22 James, op. cit., p. 259; Tanaka, op. cit., pp. 111-34; Claim Japs Practiced Cannibalism, Hammond Times, 16 settembre 1945; Jap Soldiers Eat Flesh of U.S. Prisoners, Australia Discloses, Abilene Reporter-News, 10 settembre 1945.
23 Tanaka, op. cit., pp. 11-43.
24 Eric Lash, Historic Island of Tinian, Environmental Services, ottobre 2008, vol. l, 2a edizione; Major General Donald Cook, 20th Air Force Today, 20th Air Force Association Newsletter, autunno 1998.
25 Peter Stone, Hostages to Freedom, Yarram, Australia, Oceans Enterprises, 2006.
26 Major Mark E. Hubbs, Massacre on Wake Island, Yorktown Sailor, http://www.yorktownsailor.com/yorktown/massacre.html, consultato il 18 ottobre 2009; Daws, op. cit., p. 279.
27 Daws, op. cit., p. 278.
28 Sides, op. cit., pp. 7-17; Kerr, Surrender, pp. 212-15; V. Dennis Wrynn, American Prisoners of War: Massacre at Palawan, World War II, novembre 1997.
29 Kerr, Surrender, p. 273.
30 Wade, op. cit., p. 169.
31 Fascicoli su Hiroaki Kono dal NACP, Hiroaki Kono et al., 1946-1947, File Unit da RG 331, RAOOH, WWII, 1907-1966, SCAP, Legal Section, Manila Branch (1945-11/1949) Series: Orders and Summaries, compilati 1946-1947; Narumi Oota et al., 1945-1949, File Unit da RG 331, RAOOH, WWII, 1907-1966, SCAP, Legal Section, Prosecution Division (1945-1949) Series: USA Versus Japanese War Criminals Case File, compilati 1945-1949; Hiroaki Kono, 1948-1953, File Unit da RG 84, Records of the Foreign Service Posts of the Department of State, 1788-ca 1991, Department of State. U.S. Embassy, Japan. (04/28/1952-) (Most Recent) SCAP, Legal Section (l0/02/1945 - 04/28/1952?) (Predecessor) Series: Japanese War Crimes Case Files, compilato 1946-1961.
32 Ken Marvin, intervista telefonica, 31 gennaio 2005.
33 Robert Rasmussen, A Momentous Message of Hope, National Aviation Museum Foundation Magazine, vol. 8, n. 1, primavera 1987.
34 Daws, op. cit., p. 340.
35 Martindale, op. cit., p. 233; Robert Martindale, intervista telefonica, 2 gennaio 2005.
36 Louis Zamperini, intervista telefonica.
37 Ken Marvin, intervista telefonica, 31 gennaio 2005.
38 Louis Zamperini, intervista telefonica.
39 Ken Marvin, intervista telefonica, 31 gennaio 2005.
40 Wade, op. cit., p. 170.
41 Ken Marvin, intervista telefonica, 31 gennaio 2005.
42 John Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.
43 Ken Marvin, intervista telefonica, 31 gennaio 2005.
44 Wall, op. cit., p. 304; Wade, op. cit., p. 170; Louis Zamperini, intervista telefonica.
45 John Fitzgerald, diario di prigionia, archivio di John A. Fitzgerald, Operational Archives Branch, NHC, Washington, D.C.
46 Wall, op. cit., p. 304.
XXXIII. La Festa della mamma
1 Ken Marvin, intervista telefonica, 21 gennaio 2005; Wade, op. cit., p. 171; Knox, op. cit., p. 452; Louis Zamperini, intervista telefonica.
2 Knox, op. cit., p. 451.
3 Wade, op. cit., p. 171.
4 Ibid.
5 Ken Marvin, intervista telefonica, 21 gennaio 2005.
6 Louis Zamperini, intervista telefonica; Zamperini Gives Sidelights of His Dramatic Trip Back, 1o ottobre 1945, NPN, dall'archivio di Louis Zamperini; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA.
7 Louis Zamperini, intervista telefonica.
8 Robert Trumbull, Zamperini, Olympic Miler, Is Safe After Epic Ordeal, NYT, 9 settembre 1945.
9 Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA.
10 Frank Rosynek, intervista e-mail, 21 giugno 2005.
11 Sends Love Message to Soldier Husband, Council Bluffs Nonpareil, 11 settembre 1945.
12 Frank Rosynek, intervista scritta, 8 dicembre 2007
13 Jack Krey, intervista telefonica, 18 agosto 2005.
14 Cleveland, op. cit., pp. 484-85.
15 Jesse Stay, Twenty-nine Months in the Pacific, memorie inedite.
16 400 Stars Give Lives in Service, Oakland Tribune, 30 dicembre 1944; Walt Dobbins, I May Be Wrong, Lincoln (Neb.) Journal, 6 gennaio 1944.
17 Louis Zamperini, intervista telefonica.
18 Lou Zamperini Has Won Final Race on Track, Olean (N.Y.) Times-Herald, 13 settembre 1945.
19 Zamperini Drifted 1,200 Miles on Raft, Stars and Stripes, 14 settembre 1945.
20 Sylvia Zamperini, lettera a Louis Zamperini, 31 agosto 1945.
21 Lou Zamperini's Release Thrills Brother at NTC, Hoist, U.S. Naval Training Center, San Diego, 14 settembre 1945.
22 Zamperini's Mother Sheds Tears of Joy, articolo senza data dall'archivio di Peter Zamperini, NPN.
23 George Steiger, Captain George Steiger: A POW Diary, http://www.fsteiger.com/gsteipow.html, consultato il 2 ottobre 2009; Emerson, op. cit., pp. 86-87; Giles, op. cit., pp. 155-65; Kerr, Surrender, pp. 288-89.
24 Giles, op. cit., pp. 156-57.
25 Lt. Allen Phillips Back in Care of U.S. Army, Mother Informed, Terre Haute Star, settembre 1945.
26 Ibid.
27 Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, lettera a Edwin Wilber, maggio 1946.
28 Louis Zamperini, intervista telefonica.
29 Ibid.
30 Ibid.
31 Ibid.; Louis Zamperini, lettera a Edwin Wilber, maggio 1946.
32 Martindale, op. cit., p. 243.
33 Louis Zamperini, intervista telefonica.
34 Ibid.
35 Bernard M. Cohen e Maurice Z. Cooper, A Followup Study of World War II Prisoners of War, Washington, D.C., Government Printing Office, 1955, p. 40.
36 Ibid.
37 Ibid.
38 Ibid.
39 Ibid.
40 Wade, op. cit., p. 179; Tom Wade, lettera a Louis Zamperini, 20 agosto 1946.
41 Kelsey Phillips, A Life Story, memorie inedite; telegramma e fotografie dall'album dei ritagli di Phillips.
42 Peter Zamperini, intervista telefonica, 19 ottobre 2004; Louis Zamperini, intervista telefonica.
43 Louis Zamperini, lettera a Edwin Wilber, maggio 1946; Lou Zamperini Back in L.A., articolo senza data dall'archivio di Peter Zamperini, NPN; Peter Zamperini, intervista telefonica, 19 ottobre 2004.
44 Lou Zamperini Back in L.A., articolo senza data dall'archivio di Peter Zamperini, NPN.

PARTE QUINTA

XXXIV. La ragazza di luce
1 Lou Zamperini Back in L.A., articolo senza data dall'archivio di Peter Zamperini, NPN.
2 Peter Zamperini, intervista telefonica, 19 ottobre 2004; Louis Zamperini, intervista telefonica; Sylvia Flammer, interviste telefoniche, 25 e 27 ottobre 2004.
3 Sylvia Flammer, interviste telefoniche, 25 e 27 ottobre 2004.
4 Louis Zamperini, intervista telefonica.
5 Wade, op. cit., p. 176.
6 MacArthur's Round Up of Criminals, Argus Melbourne, 25 settembre 1945; Tojo Shoots Self to Avoid Arrest; MacArthur Orders 39 Other Criminals Arrested, Port Arthur News, 11 settembre 1945.
7 Think Tojo Had Planned Suicide, Council Bluffs (Iowa) Nonpareil, 11 settembre 1945; Blood of Men He Sought to Destroy May Save Life of Man Ordering Pearl Harbor Attack, Council Bluffs (Iowa) Nonpareil, 11 settembre 1945; Robert Martindale, intervista telefonica, 2 gennaio 2005.
8 Mutsuhiro Watanabe, I Do Not Want to Be Punished by America, Bingei Shunjyu, aprile 1956, tradotto dal giapponese.
9 Ibid.
10 Mutsuhiro Watanabe (Sgt.), voll. 1-3, 1945-1952, POW 201 File 1945-1947, SCAP, Legal Section, Administrative Division, RAOOH, RG 331, NACP.
11 Mutsuhiro Watanabe, I Do Not Want to Be Punished by America, Bingei Shunjyu, aprile 1956, tradotto dal giapponese.
12 Mutsuhiro Watanabe (Sgt.), voll. 1-3, 1945-1952, POW 201 File 1945-1947, SCAP, Legal Section, Administrative Division, RAOOH, RG 331, NACP.
13 Philip R. Piccigallo, The Japanese on Trial: Allied War Crimes Operations in the East, 1945-1951, Austin, University of Texas Press, 1979, p. 45.
14 Mutsuhiro Watanabe (Sgt.), voll. 1-3, 1945-1952, POW 201 File 1945-1947, SCAP, Legal Section, Administrative Division, RAOOH, RG 331, NACP.
15 Louis Zamperini, lettera a Cynthia Applewhite, 5 aprile 1946.
16 Louis Zamperini, lettera a Edwin Wilber, maggio 1946.
17 Payton Jordan, interviste telefoniche, 13 e 16 agosto 2004.
18 Louis Zamperini, intervista telefonica.
19 Ibid.
20 Hero Takes Mile Without Running, Kingsport (Tenn.) News, 4 marzo 1946.
21 Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, lettere a Cynthia Applewhite, 15 aprile e 9 maggio 1946; Ric Applewhite, intervista telefonica, 12 marzo 2008; Sylvia Flammer, interviste telefoniche, 25 e 27 ottobre 2004.
22 Ric Applewhite, intervista telefonica, 12 marzo 2008.
23 Louis Zamperini, intervista telefonica.
24 Ric Applewhite, intervista telefonica, 12 marzo 2008.
25 Louis Zamperini, lettera a Cynthia Applewhite, 8 maggio 1946.
26 Louis Zamperini, intervista telefonica.
27 Louis Zamperini, lettera a Cynthia Applewhite, 9 maggio 1946.
28 Louis Zamperini, lettera a Cynthia Applewhite, 13 aprile 1946; Louis Zamperini, intervista telefonica.
29 Louis Zamperini, intervista telefonica.
30 Louis Zamperini, lettera a Cynthia Applewhite, 2 maggio 1946.
31 Louis Zamperini, intervista telefonica.
32 Louis Zamperini, lettera a Cynthia Applewhite, 23 aprile 1946.
33 Louis Zamperini, lettera a Cynthia Applewhite, 15 aprile 1946.
34 Louis Zamperini, lettera a Cynthia Applewhite, 23 aprile 1946.
35 Louis Zamperini, lettere a Cynthia Applewhite, 5, 9, 27 aprile e 8 maggio 1946.
36 Louis Zamperini, lettera a Cynthia Applewhite, 23 aprile 1946.
37 Louis Zamperini, lettera a Cynthia Applewhite, 10 maggio 1946.
38 Louis Zamperini, intervista telefonica; Ric Applewhite, intervista telefonica, 12 marzo 2008; Louis Zamperini, lettera a Eric Applewhite, aprile 1946; Eric Applewhite, lettera a Louis Zamperini, 16 aprile 1946.
39 Louis Zamperini, lettera a Cynthia Applewhite, 13 aprile 1946; Louis Zamperini, lettera a Edwin Wilber, maggio 1946.
40 Louis Zamperini, lettera a Cynthia Applewhite, 25 aprile 1946; Ric Applewhite, intervista telefonica, 12 marzo 2008.
41 Ric Applewhite, intervista telefonica, 12 marzo 2008.
42 Louis Zamperini, intervista telefonica.
43 Ibid.
XXXV. Crollare
1 Louis Zamperini, intervista telefonica.
2 Norman S. White, MD, lettera al direttore, Hospital and Community Psychiatry, novembre 1983; Bernard M. Cohen e Maurice Z. Cooper, A Followup Study of World War II Prisoners of War, Washington, D.C., Government Printing Office, 1955; D. Robson et al., Consequences of Captivity: Health Effects of Far East Imprisonment in World War II, JM: An International Journal of Medicine, vol. 102, n. 2, 2009, pp. 87-96; Robert Ursano, MD, e James Rundell, MD, The Prisoner of War, War Psychiatry, Washington, D.C., Office of the Surgeon General, 1995, pp. 431-56.
3 Knox, op. cit., pp. 461, 463, 478-79.
4 Milton McMullen, intervista telefonica, 16 febbraio 2005.
5 Weinstein, op. cit., p. 316.
6 Georgia: No Shenanigans, Time, 2 gennaio 1950.
7 Raymond Halloran, intervista e-mail, 3 marzo 2008.
8 Burke, op. cit., p. 184.
9 Knox, op. cit., p. 465.
10 Milton McMullen, intervista telefonica, 16 febbraio 2005.
11 Jean Amry, At the Mind's Limits: Contemplations by a Survivor of Auschwitz and Its Realities, Bloomington, Indiana University Press, 1998, p. 40.
12 Louis Zamperini, lettera a Cynthia Applewhite, 4 maggio 1946.
13 Louis Zamperini, interviste telefoniche.
14 Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, lettera a Edwin Wilber, maggio 1946; John P. Stripling, Striptees, Torrance Herald, 28 novembre 1946.
15 Louis Zamperini, interviste telefoniche.
XXXVI. Il cadavere sulla montagna
1 Mutsuhiro Watanabe (Sgt.), voll. 1-3, 1945-1952, POW 201 File 1945-1947, SCAP, Legal Section, Administrative Division, RAOOH, RG 331, NACP.
2 Mutsuhiro Watanabe, I Do Not Want to Be Punished by America, Bingei Shunjyu, aprile 1956, tradotto dal giapponese.
3 Ibid.
4 John W. Dower, Embracing Defeat: Japan in the Wake of World War II, New York, Norton, 1999, p. 447.
5 Jap Officers to Be Hanged for POW Brutality, San Mateo (Calif.) Times, 13 ottobre 1948; William R. Gill e Davis P. Newton, A Compilation of Biographical Source Documents Concerning Major William Herald Walker, U.S. Army Air Force (1919-1945), a Prisoner of War in Japan During World War II, 1999; 8th Army Commission Court Gives Sentence to POW Torturers, Pacific Stars and Stripes, 29 febbraio 1948.
6 Lyon, op. cit., pp. 49-51.
7 Kunichi Sasaki e James Kunichi Sasaki, informazioni tratte da RG 331, RAOOH, WWII, 1907-1966, SCAP, Legal Section, Administration Division and Prosecution Division, NACP: Kunichi Sasaki, Isamu Sato, Kazuo Akane, 1945-1948, Investigation and Interrogation Reports; Nakakichi Asoma et al., processo, reperti, appello e istanza di clemenza; Nakakichi Asoma et al.,1945-1952, POW 201 File, 1945-1952, Charges and Specifications, 1945-1948.
8 Martindale, op. cit., pp. 230 e 240; Gamble, op. cit., p. 339; Yukichi Kano, Statement of Yukichi Kano, Tokio POW Camp HQ (Omori), senza data, dall'archivio di Robert Martindale; Yukichi Kano, SCAP, Legal Section, Administration Division (10/02/1945 - 04/28/1952), File Unit da RG 331: RAOOH, WWII 1907-1966, Series POW 201 File, 1945-1952, NACP.
9 Martindale, op. cit., p. 141.
10 Yukichi Kano, Statement of Yukichi Kano, Tokio POW Camp HQ (Omori), senza data, dall'archivio di Robert Martindale.
11 Yukichi Kano, lettera a Robert Martindale, 23 dicembre 1955.
12 Mutsuhiro Watanabe, I Do Not Want to Be Punished by America, Bingei Shunjyu, aprile 1956, tradotto dal giapponese.
13 Mutsuhiro Watanabe (Sgt.), voll. 1-3, 1945-1952, POW 201 File 1945-1947, SCAP, Legal Section, Administrative Division, RAOOH, RG 331, NACP.
14 Mutsuhiro Watanabe, I Do Not Want to Be Punished by America, Bingei Shunjyu, aprile 1956, tradotto dal giapponese.
15 Ibid.
16 Ibid.
17 Ibid.
18 Ibid.
19 Ibid.
20 From Chief of Hyogo Prefectural Police Force, 21 novembre 1950, rapporto, dall'archivio di Frank Tinker; Mutsuhiro Watanabe (Sgt.), voll. 1-3, 1945-1952, POW 201 File 1945-1947, SCAP, Legal Section, Administrative Division, RAOOH, RG 331, NACP.
21 Mutsuhiro Watanabe, I Do Not Want to Be Punished by America, Bingei Shunjyu, aprile 1956, tradotto dal giapponese.
22 Ibid.
XXXVII. Corde attorcigliate
1 Louis Zamperini, intervista telefonica.
2 Ric Applewhite, intervista telefonica, 12 marzo 2008; Louis Zamperini, intervista telefonica; Payton Jordan, interviste telefoniche, 13 e 16 agosto 2004; Peter Zamperini, intervista telefonica, 22 ottobre 2004; Sylvia Flammer, interviste telefoniche, 25 e 27 ottobre 2004.
3 Amry, op. cit., p. 68.
4 Mutsuhiro Watanabe, I Do Not Want to Be Punished by America, Bingei Shunjyu, aprile 1956, tradotto dal giapponese.
XXXVIII. Un fischio nella sera
1 Mutsuhiro Watanabe, I Do Not Want to Be Punished by America, Bingei Shunjyu, aprile 1956, tradotto dal giapponese.
2 Ibid.
3 From Chief of Hyogo Prefectural Police Force, 21 novembre 1950, rapporto dall'archivio di Frank Tinker; Mutsuhiro Watanabe, I Do Not Want to Be Punished by America, Bingei Shunjyu, aprile 1956, tradotto dal giapponese.
4 Mutsuhiro Watanabe, I Do Not Want to Be Punished by America, Bingei Shunjyu, aprile 1956, tradotto dal giapponese.
5 From Chief of Hyogo Prefectural Police Force, 21 novembre 1950, rapporto dall'archivio di Frank Tinker.
6 Martindale, op. cit., p. 248; Frank Tinker, intervista telefonica, 20 febbraio 2005; Johan Arthur Johansen, Krigsseileren, numero 1, 1991, tradotto dal norvegese da Nina B. Smith.
7 Mutsuhiro Watanabe, I Do Not Want to Be Punished by America, Bingei Shunjyu, aprile 1956, tradotto dal giapponese.
8 Cliff Barrows, direttore musicale di Graham, intervista telefonica, 22 febbraio 2007; Billy Graham, Just as I Am: The Autobiography of Billy Graham, San Francisco e Zondervan, Harper, 1997, pp. 92-58.
9 Graham, op. cit., pp. 143-58; Billy Graham Acclaimed: Crusade Continues as Over 300,000 Attend, Van Nuys (Calif.) News, 17 novembre 1949; Old Fashioned Revival Hits Los Angeles, Gettysburg (Pa.) Times, 2 novembre 1949.
10 Virginia MacPherson, Preacher Laughs Off Film Offers to Make Him Star, San Mateo (Calif.) Times, 12 novembre 1949.
11 Louis Zamperini, intervista telefonica.
12 Ibid.; Cliff Barrows, direttore musicale di Graham, intervista telefonica, 22 febbraio 2007.
13 Sylvia Flammer, interviste telefoniche, 25 e 27 ottobre 2004.
14 Louis Zamperini, intervista telefonica.
15 Graham, op. cit., pp. 156-57.
16 Billy Graham, The Only Sermon Jesus Ever Wrote, Los Angeles, 22 ottobre 1949, registrazione audio, BGEA.
17 Louis Zamperini, intervista telefonica.
18 Billy Graham, The Only Sermon Jesus Ever Wrote, Los Angeles, 22 ottobre 1949, BGEA; Louis Zamperini, interviste telefoniche.
19 Louis Zamperini, intervista telefonica.
20 Ibid.; Billy Graham, Why God Allows Communism to Flourish and Why God Allows Christians to Suffer, Los Angeles, 23 ottobre 1949, BGEA.
21 Louis Zamperini, interviste telefoniche.
22 Ibid.
23 Ibid.
XXXIX. La luce dell'alba
1 Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA.
2 From Chief of Hyogo Prefectural Police Force, 21 novembre 1950, rapporto di polizia.
3 Ibid.
4 Frank Tinker, intervista telefonica, 20 febbraio 2005.
5 Louis Zamperini, intervista telefonica.
Epilogo
1 Louis Zamperini, intervista telefonica; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA.
2 John Hall, Lou and Pete, Los Angeles Times, 2 giugno 1977; Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA; Morris Schulatsky, Olympic Miler at 19, Skateboards at 70, articolo senza data dall'archivio di Peter Zamperini, NPN; Louis Zamperini, intervista telefonica; Cynthia Zamperini Garris, intervista telefonica, 13 dicembre 2008.
3 National Geographic Channel, Riddles of the Dead: Execution Island, 13 ottobre 2002.
4 Peter Zamperini, intervista telefonica, 12 dicembre 2006.
5 Louis Zamperini, intervista telefonica.
6 Ibid.; Cynthia Zamperini Garris, intervista telefonica, 13 dicembre 2008.
7 Peter Zamperini, intervista telefonica, 17 ottobre 2004.
8 Karen Loomis, intervista telefonica, 17 novembre 2004; Monroe e Phoebe Bormann, intervista telefonica, 7 giugno 2005.
9 Karen Loomis, intervista telefonica, 17 novembre 2004.
10 Louis Zamperini, intervista di George Hodak, Hollywood, Calif., giugno 1988, AAFLA.
11 Karen Loomis, intervista telefonica, 17 novembre 2004.
12 Ibid.
13 Katey Meares, interviste e-mail, 14, 17, 18, 27 marzo 2008; Whitcomb, op. cit., pp. 286-87; Edwin H. Simmons, Frozen Chosin: U.S. Marines at the Changjin Reservoir, Darby, Pa., Diane Publishing, p. 94; Jamestown Man Gets Navy Cross, Newport Daily News, 6 dicembre 1951; Marine Officer Missing in Korea, Newport Mercury and Weekly News, 29 dicembre 1950.
14 Peter Zamperini, interviste telefoniche, 15, 17, 19, 22 ottobre 2004; Louis Zamperini, intervista telefonica.
15 Louis Zamperini, intervista telefonica.
16 Mutsuhiro Watanabe, I Do Not Want to Be Punished by America, Bingei Shunjyu, aprile 1956, tradotto dal giapponese.
17 Piccigallo, op. cit., p. 47; Daws, op. cit., p. 373; Awaya Kentaro, The Tokyo Tribunal, War Responsibility and the Japanese People, Shukan Kinboyi, 23 dicembre 2005, tradotto da Timothy Amos; Ernie Hill, Japan's Revival, Oakland Tribune, 17 marzo 1953.
18 Amnesty for 17 Top Jap War Suspects, Lowell (Mass.) Sun, 24 dicembre 1948; Dower, op. cit., p. 454.
19 Michael Schaller, America's Favorite War Criminal: Kishi Nobusuke and the Transformation of U.S.-Japan Relations, This Is Yomiuri, agosto 1995.
20 Amnesty for 17 Top Jap War Suspects, Lowell (Mass.) Sun, 24 dicembre 1948.
21 Tom Lambert, Last Trial Held on War Crimes by U.S. Tribunal, Stars and Stripes, 20 ottobre 1949; All Known Japanese War Criminals Brought to Trial, Independent, Long Beach, Calif., 20 ottobre 1949.
22 War Criminal Is Due Parole, Lubbock Evening Journal, 7 marzo 1950.
23 Gary Reynolds, U.S. Prisoners of War and Civilian American Citizens Captured and Interned by Japan in World War II: The Issue of Compensation by Japan, Congressional Research Service, 17 dicembre 2002, pp. 3-9, 9-10.
24 Mutsuhiro Watanabe, I Do Not Want to Be Punished by America, Bingei Shunjyu, aprile 1956, tradotto dal giapponese.
25 Daws, op. cit., p. 373; U.S. Pardons Last 83 Japan War Criminals, Stars and Stripes, 31 dicembre 1958.
26 Mutsuhiro Watanabe, I Do Not Want to be Punished by America, Bingei Shunjyu, aprile 1956, tradotto dal giapponese.
27 Ibid.
28 Lyon, op. cit., p. 63; Martindale, op. cit., p. 250.
29 Draggan Mihailovich, intervista e-mail, 3 agosto 2007; Martindale, op. cit., p. 249.
30 Peter Hadfield e Clare Henderson, Deathcamp Monster Finally Says I'm Sorry, Daily Mail, Londra, 20 agosto 1995.
31 Yoshi Kondo, intervista e-mail, 14 febbraio 2009; Shoichi Ishizuka, About Naoetsu POW Camp, Gaiko Forum, giugno 2006.
32 Draggan Mihailovich, intervista e-mail, 3 agosto 2007; CBS Television, 48 Hours: Race to Freedom, 1998.
33 Louis Zamperini, lettera a Mutsuhiro Watanabe, 19 maggio 1997; Louis Zamperini, intervista telefonica.
34 Draggan Mihailovich, intervista e-mail, 3 agosto 2007.
35 Yuichi Hatto, intervista scritta, 16 luglio 2004.
36 Louis Zamperini, intervista telefonica; Chris Boyd, Legendary Zamperini Carries the Eternal Flame, Palos Verdes Peninsula News, 5 marzo 1998; R.J. Kelly, Olympic Torch Relay Rekindles Ex-POWs Flame of Forgiveness, Stars and Stripes, 30 gennaio 1998; Zamperini: War Survival Was a Matter of Miracles, Stars and Stripes, 26 gennaio 1998.
...
.
...
FINE.